Sconfitto nel referendum, da parte degli elettori, e sull’Italikum, da parte della Corte costituzionale ( nel secondo caso per il suo bene; tutti, a parte lui, si erano fatti persuasi che il ballottaggio avrebbe comportato il serio rischi di una vittoria del M5S) , Renzi non avrebbe dovuto avere difficoltà a partorire rapidamente una nuova legge elettorale. Poteva varare, anche nel segno del rispetto per le istituzioni, la legge uscita fuori dal verdetto della Consulta ( applicandola anche al Senato) che garantiva l’eventuale premio alla lista e non alla coalizione ( un punto fermo del Nostro in tutto il dibattito precedente) e lo metteva al riparo da qualsiasi sorpresa. Poteva ritornare al Mattarellum, un sistema, tra l’altro, ideale per favorire acccordi palesi o taciti con l’opposizione di sinistra. Poteva, infine, ridurre i danni derivanti ( se ne sarebbe accorto anche un bambino) dall’insana- dal suo punto di vista- reintroduzione del premio di coalizione, con il mantenimento del voto disgiunto, richiesto non a caso a gran voce dgli scissionisti. Poteva, infine, seppur “alla vergognosa”, favorire la logica coalizionale, mantenendo la norma che sottoponeva al vincolo dello sbarramento solo i partiti che si fossero presentati senza un accordo elettorale con altri.
Ma il nostro non ha voluto fare nulla di tutto questo: e, se ha mandato avanti prima Pisapia poi l’ottimo Fassino, gli ha privati accuratamente di qualsiasi strumento negoziale; quasi che non fosse affatto interessato al loro successo.
Diciamo una legge elettorale fatta su misura per Berlusconi; prima con l’introduzione di un premio di coalizione ( da far valere soprattutto per la parte maggioritaria) di cui il Cavaliere si avvarrà ai limiti del comune senso del pudore; poi con il totale e rivelatore disinteresse riservato all’obbiettivo di costruzione di una coalizione di “centrosinistra”.
Risultato, un più che probabile disastro elettorale, con il centro-destra vicino alla maggioranza e il Pd, terzo e solitario incomodo e per sua scelta.
Questi i fatti. Fatti di cui però, non foss’altro che per dovere di onestà intellettuale, cercare una spiegazione. Rispondendo non ad una ma due domande.
Primo: perchè Renzi sta correndo al suicidio ?
Secondo: perchè nell’area del centro- sinistra nessuno ha risposto all’appello unitario ?
La risposta al primo interrogativo sta nella personalità del Nostro. Per lui, la priorità non è di essere secondo di una cosa grande ma primo di una più piccola e controllabile. Nello specifico, il Rosatellum non serve ad una intesa con Berlusconi che il Nostro non vuole non foss’altro perchè lo vedrebbe come socio di minoranza; ma a garantirgli il controllo assoluto di un Pd pur sempre intorno al 20%; mentre riflette in pieno una visione della politica propria di un bullo toscano a cui le vittorie interessano anche se non solo in termini di possibile umiliazione del nemico ( ieri sindacati, insegnanti, “vecchia sinistra” oggi M5S e Lu).
Per rispondere al secondo quesito, elementare la vicenda Bonino. Non una sordida contrattazione levantina. Ma il tentativo di riproporre a “futura prossima memoria “la diversità radicale”. Si comincia con la solita tecnica: l’appello all’universo mondo per venire in soccorso di una causa ( dalla fame nel mondo, alle carceri) di cui i radicali detengono il monopolio ( anche per merito, s’intende); oppure, come nel nostro caso, per sanare una ingiustizia intollerabile di cui si sentono oggetto. Dovrebbe seguire, secondo copione, l’abbraccio con il soccorritore. Solo che ora, questo abbraccio non c’è stato; anzi. Perchè al solito Fassino che diceva: “facciamo l’alleanza che al resto pensiamo noi” è stata sbattuta la porta in faccia. E con sdegno. Mentre è stato accolto con lacrime e abbracci Bruno Tabacci: e non come emissario del Pd ma come garante della possibilità di presentarsi, comunque e anche al di fuori della coalizione.
A questo punto avanziamo un’ipotesi: che la lista europeista si presenterà in solitario. E non solo perchè la Bonino ha mille motivi personali per avercela con Renzi; o perchè ritiene, giustamente, che il traguardo del 3% si potrà raggiungere più facilmente al di fuori dell’abbraccio mortale del Nostro; ma anche e soprattutto perchè l’europeista, liberista, internazionalista, elitaria Bonino percepisce- con il grande merito di dirlo apertamente- Renzi come un corpo estraneo, un’anomalia, un ostacolo, insomma un’aberrazione momentanea rispetto alle strategie perseguite dalle classi dirigenti del centro sinistra prima del suo avvento.
Sì al centro-sinistra ma non con Renzi; questo il manifesto. Che, però, a parte ogni altra considerazione ha il non trascurabile difetto di essere deficitario, totalmente deficitario, sul piano dei numeri e quindi come formula di governo.
Agnelli diceva che “i numeri si pesano e non si contano”; ma era, comunque, solo il suo punto di vista
Alberto Benzoni

Lascia un commento