Fra tre o quattro giorni ci saremo già dimenticati della povera e sfortunata famiglia francese distrutta, in un primo pomeriggio d’inizio anno, tra un camion di ghiaia e un autocisterna che trasportava liquido infiammabile, la cui esplosione ha provocato, tra Brescia e Manerbio sulla A21, un inferno di fuoco.
Nella loro utilitaria i tre adulti e i due bambini in vacanza in Italia sono rimasti schiacciati e carbonizzati. La dura legge della cronaca. Oggi piangiamo domani dimentichiamo.
Chi ha in mano la gestione della sicurezza stradale dovrebbe piangere ma non dimenticare. Dovrebbe piangere e poi rimediare. Possibile che in tempi di tecnologia assoluta non si riesca a prevenire incidenti simili? Perché un camion di ghiaia può andare a tamponare un’auto ferma in coda senza che i suoi “sensori” lo avvertano dell’intoppo. Mettiamo sensori e telecamere ovunque, installiamo bip bip e blocchi dappertutto e non siamo capaci di mettere un sistema bloccante a dieci metri da un ostacolo improvviso o che non si è visto.
Dicono che la normativa italiana sulla circolazione delle autocisterne sia tra le più rigorose al mondo. Dicono che esistono controlli e certificazioni, sistemi di sicurezza e prevenzione. Volgiamo crederci. Ma ci sono poi sempre i comportamenti umani, le debolezze dell’uomo che vanno contabilizzate nel bilancio delle operazioni.
Fatto sta che viaggiamo soavemente facendoci sfiorare da potenziali bombe di fuoco in autostrada e strade ordinarie. A volte ci sorpassano questi bestioni che contengono migliaia di litri di infiammabile e per nostra fortuna non facciamo mente locale sulle possibili potenziali rischi. Altrimenti dovremmo imboccare la prima area di servizio e fermarci a pensare o pregare.
Il disastro di Brescia pone anche un’altra questione. E’ l’ennesimo gravissimo incidente che accade a seguito di altro incidente. Quell’autocisterna era in coda perché c’era stato un tamponamento prima.
Domanda: siamo sicuri che osserviamo un efficace sistema di segnalazione dell’incidente? Siamo sicuri di mettere in sicurezza l’area in cui è successo un incidente al fine di non provocarne altri? Mi sa di no, vista la cronaca.
Sempre più traffico, sempre più code, autostrade che faticano a mettersi al passo con i nuovi consolidati flussi di traffico e massa di veicoli che si riversano periodicamente negli stessi punti, eventuale distrazione umana ed ecco che la tragedia è dietro l’angolo.
L’abbiamo scritto e detto in più occasioni: in certi tratti le “vecchie due corsie” degli anni Sessanta sono drammaticamente insufficienti. Diventano autorimesse di auto, e camion quasi immobili, in certe ore e in certi giorni, con una fila interminabile di tir a destra e auto che cercano di sgattaiolare a sinistra.
Da anni si creano code e ingorghi agli svincoli tra due autostrade perché da due o tre corsie ci si deve incanalare in una mezza. Incredibile. Come nel 65. L’Italia ha bisogno di ammodernamenti e lavori in tanti settori. Gli ammodernamenti e i lavori in sicurezza stradale dovrebbero essere tra i primi. Non per andare più veloci ma per la vita della gente. Pensiamoci prima della prossima strage di fuoco.
Fabrizio Binacchi

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