• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Quo vadis Mr. Putin?

di Alberto Pasolini Zanelli | 28 Dicembre 2014

Le sanzioni hanno raggiunto dimensioni rispettabili, ma il loro impatto sull’economia russa è potentemente moltiplicato dalla coincidenza con il crollo dei prezzi energetici a cominciare dal petrolio.

Vladimir Putin ha dedicato gli ultimi giorni dell’anno a fare i conti. Proprio come tutte le altre persone che fanno il suo mestiere di statista, in ogni collocazione geografica e ideologica: si è infilato le mani in tasca. In entrambe. Le ha vuotate e si è messo a contare quanto c’era dentro. Entrambe sono tascone di dimensioni ben superiori alla media ma, qui cominciano le sorprese, gli segnalano non uno ma due bilanci. Diversi, anzi opposti. Quelli del calendario 2014 e quelli della Storia, quindici volte più lunga. Putin assunse il potere verso la mezzanotte del 31 dicembre 1999, allorché Boris Eltsin gliele passò, con qualche anticipo, le insegne. Il Conto Lungo è, soprattutto a prima vista, decisamente positivo, degno di compiacimento. Questi quindici anni hanno dato al popolo russo il reddito pro capite più elevato della sua storia, portandolo più o meno al livello di quello italiano (in termini di dollari da meno di 1.800 a 14.500). Hanno visto dimezzato il tasso di disoccupazione: dal 10,8 al 5,2 per cento, metà di quello dell’Unione Europea, un po’ meno di quello degli Stati Uniti.

Naturalmente non è tutto oro quel che luccica. Il Miracolo Russo è soprattutto tale a causa del termine di paragone. Eltsin si era dimesso nel momento più tragico della recessione e dello sconquasso dell’Unione Sovietica, seguito al lungo declino che aveva obbligato Gorbaciov a imboccare la strada della Perestroika. Anche così, quella tasca è davvero molto piena. Le riserve della Banca Centrale russa si sono dilatate fino ad apparentemente esplodere: da 13 trilioni di dollari a 418.

Però Putin di tasche ne ha due e la seconda, quella degli ultimi dodici mesi, si è svuotata con la stessa velocità con cui la prima si gonfiava. Il valore del rublo rispetto al dollaro è più che dimezzato, le riserve di valuta sono cadute in pochi mesi da 600 trilioni a poco più di 400, il prezzo del petrolio è crollato da 145 dollari il barile a 61. È l’altra faccia della medaglia. Dal boom alla crisi. Unico dato non in contraddizione è quello della popolarità di Putin, che è anzi risalito nelle ultime settimane fino a toccare il nuovo record dell’85 per cento di giudizi positivi, dopo essere sceso a poco più del 60 per cento nel dicembre 2013.

Che cosa è successo nel frattempo? Diverse cose, alcune indipendenti da Putin e dalla sua gestione della Russia, come il tracollo planetario del prezzo del petrolio. Ma le altre, le più, sono made in Russia, conseguenze economiche di scelte politiche, radicate nel “putinismo”, nelle iniziative del Cremlino e negli effetti delle reazioni dell’America e dell’intero Occidente, che ammontano a un ritorno a misure da Guerra Fredda, di natura prevalentemente economica ma decise anche in risposta a iniziative apertamente militari: dalla riannessione alla Russia della Crimea e delle operazioni belliche in Ucraina. Proprio mentre la popolarità di Putin toccava i vertici, l’Occidente stringeva i freni, dal boicottaggio bancario a misure per “strozzare” il turismo, per esempio sulle gradevoli spiagge della Crimea. E in Ucraina le operazioni militari non sono state concluse come Putin vorrebbe o vorrebbe far credere, ma anzi hanno incoraggiato quel settore dell’opinione pubblica e politica di Kiev a riprendere quelle iniziative di ravvicinamento all’Unione europea e perfino alla Nato, con la recentissima eliminazione di una clausola che dovrebbe garantire la neutralità ucraina. Le sanzioni hanno raggiunto dimensioni rispettabili, ma il loro impatto sull’economia russa è potentemente moltiplicato dalla coincidenza con il crollo dei prezzi energetici a cominciare dal petrolio. La forza della Russia, la causa del Cremlino è stata in questi anni quasi interamente quella. Ora Putin è costretto a denunciare le iniziative ostili dell’Occidente e implicitamente ad ammettere che si è concluso un periodo, quasi un’era, con pochi precedenti nella storia: per la prima volta in cento anni la Russia non si è sentita per quasi quindici “minacciata” dall’esterno. Putin ha dovuto insomma rinunciare a rilanciare la bandiera degli exploit della Grande Caterina e a ricordare che i “vicini” possono fare più danni o almeno creare più difficoltà di quanto possano essere forzati a fare concessioni. Siamo alla Guerra Fredda Bis? Sarebbe esagerato. Neppure l’Occidente può dimenticare che nei periodi di tensioni i danni sono reciproci, anche se non sempre nella stessa misura. Gli anni di Putin non sono stati tutti gradevoli né per gli Stati Uniti né per l’Europa e non è affatto garantito che il ricorso alle sanzioni risolva tutti i problemi. È anche oggi più probabile che le grandi tentazioni siano anche grandi illusioni non solo per Putin e per il contenuto delle sue tasche.

Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti