Cari amici, questi sulle nostre coste non arrivano. E non arriveranno mai. Giobbe Covatta ha proprio ragione. A Ventimiglia, sul confine francese, dove è nata la protesta, di questi non ce ne sono. Dopo cento metri non hanno più fiato per camminare. Con la scusa di dover essere tutti poveri, perché i poveri saranno nel regno dei cieli, una fottutissima pleiade di politici e non solo, sostenuti da beghine, prefiche, e unti dal signore smistati in varie e variegate parti, pensano di raccontarci fandonie del genere. Tenendo ben presente che, loro stessi d’esser poveri se ne guardano bene. Sì, qui sulle dolci spiagge italiane, arrivano ragazzotti in carne, alti, robusti su barconi come sul carro di Pinocchio, guidato dall’Omino di Burro al Paese di Balocchi. Fuggono, e non difendono la loro Patria. Alimentano il traffico, losco, tra le coste, che si dividono l’incasso e quando va male, queste gettano il contenuto dei barconi nei mari. I sopravvissuti, te li ritrovi ciondoloni per le strade senza fare un piffero nulla, con smartphone e cuffiette, magari un pallone per tirargli due pedate. Tutto questo, perché? Quale ricchezza portano a loro stessi e a noi? Non lavorano, e non ne hanno voglia. Poi lavoro, si dice, non ce n’è. E quelli che di loro lavorano, sono sfruttati nei latifondi per la raccolta dei pomodori, come gli schiavi nei campi di cotone degli Stati dell’Unione ai tempi della guerra di secessione nel 1861-65. Chi fugge da lì, senza far nulla su di una panchina e hanno da reclamare per il cibo che gli offriamo. C’è da domandarsi, ma se smettessimo di regalargli tutto quanto, se questo non fosse più il paese del bengodi, che cavolo succederebbe?
Questi in Europa non arrivano
Pubblicato in : La vignetta di Enrico MartelloniTag: 1861, europa, lavoro
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.


Verissimo quello che scrivi, e tragico. Ma non dimenticare che in piu’, la morale cattolica, ha dato lavoro esattamente come faceva il PCI. Tralascio per pietà le pressioni che esercitavano le associazioni cattoliche con vescovi e prelati per piazzare i “fedeli”, ti faccio solo l’esempio diretto. Per piazzare mia nonna in un istituto per anziani di Livorno, se non si aveva la raccomandazione dell’arcivescovo, potevi sognartelo di trovarle un posto.
Insomma, dal primo all’ultimo giorno, la chiesa ci veglia e sorveglia.
I cosiddetti profughi migranti si stanno abituando al parassitismo e nella loro prospettiva l’italiaccia vile li manterrà a vita, altrimenti l’Isis potrebbe ricordarsi di noi. Intanto nella retorica della Maddalena Bergoglio fa di qualsiasi mignotta una vittima, non donnette che credettero di risolvere il problema dandosi a pagamento, ma povere creature sfruttate, stuprate, vittime di abusi d’ogni tipo. E i milioni di donne che si alzano alle cinque di mattina per accudire alla famiglia e andare a lavorare per una miseria, quelle non sono vittime? Ma le ex mignotte hanno peccato coi genitali, quindi sono una ghiottoneria per la retorica del perdono cattolico. Sotto accusa deve essere messo tutto il nostro sentire, imbrattato fin dalla nascita dall’ipocrisia incontrollabile del ” catholically correct “..,
Caro Enrico, quelli che sono andati in ferie fino al 15 settembre, se ne fregano degli sprovveduti, dei cittadini italiani, o stranieri: sono solo interessati alle loro poltrone perchè danno loro laati: Stipendi, compensi, privilegi, ed altre possibilità. . . . noi pecoroni non abbiamo il CORAGGIO di mandarli a fan. . . . . Cerchiamo di organizzare un modus di estirparli, da soli non ce la faremo mai servono più organizzazioni.
Grazie dalla Val di Chiana ed un buon lavoro.
Raffaello da Montepulciano
Vorrei anche io che riaffiorasse quel ” fiume carsico” con una portata d’acqua maggiore che nel passato; non vedo però affiorare nemmeno un rio, e ne provo cruccio.