La coppia è stata coppia affiatata in pubblico e in privato e si capisce dalle coincidenze delle parole pronunciate a distanza di tempo e di spazio.
Adesso che non è più presidente della Repubblica in carica, da vecchio giornalista, anche un po’ romano, posso ricostruire due episodi che restituiscono un Giorgio Napolitano ora presidente emerito -anche in talune occasioni protocollari- molto alla mano e di una simpatia raramente esibita, spesso nascosta, ma esistente. Lo ha ammesso lui stesso : “Ho sorriso poco in questi anni, chiedo scusa. “ Il 21 novembre 2007 era in visita ufficiale a Bologna con vari appuntamenti tra Comune, Università e Palazzo Re Enzo. Da cerimoniale, per l’incarico ricoperto, ero con vari ministri dell’allora secondo Governo Prodi ad aspettarlo nella sala della Bifora antistante il salone maggiore di Palazzo Re Enzo, dove avrebbe tenuto il discorso ufficiale. C’erano anche ex sindaci di Bologna, ex presidenti della Regione e mentre si aspettava si chiacchierava di attualità politica e di varia umanità. Clima da sala d’attesa di un aeroporto prima della partenza o di corridoio dietro le quinte prima della prima. In ordine sparso c’erano tra gli altri i ministri Parisi, Santagata, gli ex sindaci Zangheri, Vitali, Guazzaloca, l’on. Fanti, viceministri e sottosegretari. A un certo punto una funzionaria del Cerimoniale del Quirinale si affaccia trafelata e ci avverte che il presidente, accompagnato dall’allora sindaco Cofferati e dall’allora presidente della Regione Errani, stava arrivando e che ci avrebbe salutato prima di accedere al salone, ma che –testuale- “un minimo di messa in riga ci voleva”. I ricordi militari a volte servono. Ci siamo schierati più o meno come ci trovavamo al momento dell’ingresso e quindi senza rispettare particolari gerarchie. Morale: nella rapida costruzione della fila io son finito tra due ministri in carica, tra quello della Difesa Parisi e quello dell’attuazione del Programma Santagata. Era un mercoledì. Il Governo Prodi aveva una impegnativa sessione parlamentare. Napolitano entra e speditamente comincia a salutarci tutti. Vede un po’ di ministri ed esclama: “Avete lasciato la barca sola”. Arrivato a me, si accorge che ero un giornalista aggiunge con un sorriso “Ma lei non è al governo”. Saluta con calore vecchi amici ed antichi compagni come Zangheri e Fanti e poi nel salone tiene un importante discorso sul ruolo dei livelli di governo. Nel pomeriggio di quello stesso giorno il Governo Prodi va sotto è costretto a dimettersi: Napolitano deve interrompere la visita a Bologna rientra a Roma per le consultazioni. A tutti noi che eravamo nella sala della Bifora è venuto in mente quel saluto -in qualche modo-premonitore. “Siete qui avete lasciato la barca sola.” E la barca non resse. Episodio simpatico simbolico, da pagina di cronaca presidenziale.
Qualche mese prima, ottobre 2006, mi era capitato invece di moderare una tavola rotonda sul tema “Giovani e politica” con il primo e ultimo intervento pubblico della moglie di Giorgio Napolitano, Clio Bittoni, a Monterenzio. Una mattinata di belle sorprese di grande familiarità. Lei, la moglie di Napolitano fu veramente protagonista schietta e sincera di un botta e risposta con gli studenti delle scuola medie sul rapporto tra scuola, politica e impegno personale. Quando incautamente chiesi ai ragazzi: “Voi farete politica da grandi” Lei Clio Napolitano prese il microfono e mi rimproverò bonariamente precisando che era una domanda mal posta che non si fa politica ma che la vita stessa era una scelta politica. Che tempra. Un ricordo preciso collega una parola di Clio Napolitano in quella giornata dell’ottobre 2006 a Monterenzio con una parola pronunciata dal marito l’altro giorno durante l’ultimo saluto pubblico da capo dello Stato. Come si trova al Quirinale? chiesero a Clio Bittoni ad appena pochi mesi dall’elezione del marito: “E’ una sede prestigiosa ma anche un po’ prigione”. L’altro giorno Napolitano annunciando “Torno a casa.” ha pure detto “il Quirinale è bello ma quasi una prigione”. Come volevasi dimostrare. La coppia è stata coppia affiatata in pubblico e in privato e si capisce dalle coincidenze delle parole pronunciate a distanza di tempo e di spazio. Buona “libertà” a tutti e due, Presidente e Signora

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