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Quella salvezza chiamata Africa

Alla base, la povertà è l’inevitabile risultato degli attuali processi di saccheggio, processi di cui beneficia un gruppo relativamente ristretto di persone a spese della stragrande maggioranza dell’umanità.

di Daniela Piesco | 18 Febbraio 2021
Ph : Daniela Piesco

Già prima del diffondersi del virus mi capitava spesso di interrogarmi sull’aumento delle disuguaglianze nelle democrazie avanzate, che procede ormai da oltre un trentennio.

Riflessioni che poi ho deciso di tradurre in lettere quando pochi giorni fa mi sono imbattuta nel film, peraltro già visto,’ The day after tomorrow’.In particolare mi ha fatto pensare il discorso tenuto alla fine del film dal presidente entrante dopo la morte del predecessore proprio a causa della catastrofe immaginifica rappresenta.

Ve lo riporto.

” Queste ultime settimane ci hanno lasciato dentro un profondo senso di umiltà davanti al potere distruttivo della Natura. Per molti anni siamo andati avanti con l’illusione di poter continuare a sperperare le risorse naturali del pianeta senza subire conseguenze. Ci sbagliavamo. Io mi sbagliavo. Il fatto che il mio primo discorso alla nazione vi giunge da una terra straniera è la dimostrazione che la realtà è cambiata. Non solo gli americani, molti altri popoli del globo, sono ora ospiti di nazioni che per tanto tempo abbiamo chiamato “il Terzo Mondo”. Nel momento del bisogno queste nazioni ci hanno accolti e dato asilo e io sono loro profondamente grato di tale ospitalità. […]

Nel film di Roland Emmerich, la parte etica ha assunto, così come assume, un ruolo maledettamente attuale:a parte il monito necessario e ambientalista sui rischi di una probabile e prossima catastrofe se non si cambia atteggiamento , ciò che mi ha trafitto scuotendomi è stato il fatto che ,a salvarsi ,nella visione del regista , sono stati proprio i paesi più poveri,quelli additati da decenni come facenti parte del terzo mondo . Piuttosto oltre a restare indenni dal mutamento climatico ,che catapulta la parte a nord dell’emisfero in una nuova epoca glaciale, diventano l’unica salvezza per tutti.

Quella salvezza chiamata Africa .Un avvertimento o una profezia?

Di certo è la rappresentazione di un un mondo immaginario, un sogno, che prende però spunto ,credo,da una realtà dinamica quale è oggi l’Africa. Nella sua complessità di grande continente in cui coabitano anime diverse e vicende anche opposte, il Nobel per la pace assegnato al primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed è un riconoscimento che può essere letto come un invito alla comunità internazionale, alle grandi e medie potenze a trattare con l’Africa da pari a pari.

Dal film di Emmerich emerge chiaramente che la questione dell’ambiente in Africa influenzerà il futuro climatico e non solo del pianeta in cui tutti noi viviamo .
Ovviamente sono da considerare anche le complicate faccende legate alla pace e alla sicurezza, per le quali Abiy è stato premiato.

Ma vi è dippiu’.

Per anni abbiamo assistito al paradigma della beneficenza,dei cosidetti aiuti umanitari che ha oscurato le vere questioni in gioco: ha fatto, sempre ,sembrare che l’Occidente abbia sviluppato il Sud del mondo quando in realtà stava avvenendo esattamente il contrario. Di fatto non sono i paesi ricchi a sviluppare i paesi poveri, ma sono i paesi poveri, a sviluppare quelli ricchi; e lo hanno fatto dalla fine del xv secolo. Il problema, quindi, non è solo che la narrazione degli aiuti fraintende i motivi reali alla base della povertà: li capovolge. Esattamente come ai tempi di Truman, gli aiuti sono una sorta di propaganda che mira a presentare i beneficiari come benefattori e maschera il funzionamento reale dell’economia globale.

Forse Frantz Fanon, il famoso filosofo della Martinica e principale teorico della lotta di liberazione anticoloniale dell’Algeria, lo ha espresso meglio di tutti:
“Il colonialismo e l’imperialismo non si sono sdebitati con noi quando hanno ritirato dai nostri territori le bandiere e le forze di polizia. La ricchezza dei paesi imperialisti è anche la nostra ricchezza. L’Europa è letteralmente la creazione del Terzo mondo. Le ricchezze che la soffocano sono quelle che sono state rubate ai popoli sottosviluppati. Perciò non accetteremo che l’aiuto ai paesi sottosviluppati sia un programma «da suore di carità»Quest’aiuto dev’essere la consacrazione di una duplice presa di coscienza da parte dei colonizzati che ciò è loro dovuto e delle potenze capitaliste che effettivamente esse devono pagare.”

Frantz Fanon riconosceva che la povertà del Sud del mondo non era una condizione naturale, così come non lo era la ricchezza dell’Occidente. Alla base, la povertà è l’inevitabile risultato degli attuali processi di saccheggio, processi di cui beneficia un gruppo relativamente ristretto di persone a spese della stragrande maggioranza dell’umanità.

Nel 2020 la disuguaglianza tra ricchi e poveri è aumentata sensibilmente e a restare “uguale” è la crescita delle disuguaglianze a livello globale.

Tanto che, per la prima volta in un secolo, si potrebbe registrare un aumento della disuguaglianza economica in quasi tutti i paesi contemporaneamente.

I paesi poveri non hanno bisogno del nostro aiuto: hanno solo bisogno che smettiamo di impoverirli. Finché non prenderemo in considerazione i fattori strutturali che determinano la povertà nel mondo – l’architettura alla base dell’estrazione e dell’accumulazione della ricchezza –, gli sforzi per lo sviluppo continueranno a fallire, decennio dopo decennio.

Continueremo a vedere aumentare il numero dei poveri e la frattura fra paesi ricchi e paesi poveri continuerà ad allargarsi. È una verità difficile da mandar giù per tutti quei milioni di persone di buona volontà che si sono fatte convincere dalla storia dello sviluppo.

Eppure bisognerebbe misurarsi con il crollo di un mito così radicato per aprire la strada verso un futuro diverso.

Sono sfide a cui con onestà tutti dovremmo dare un contributo.

Il timore è che una buona parte del continente sia ancora nel prossimo futuro facile preda di appetiti globali.

Daniela Piesco

Vice Direttore www.progetto-radici.it

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, comunità internazionale, discorso, futuro, mondo, natura, nazione, persone, polizia, ricchi e poveri, sviluppo

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

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