
Un libro fresco di stampa scritto dallo storico Simone Visciola sull’opera politica e parlamentare di Antonio Cariglia, nel decennale della sua morte. Un libro corposo, di circa 500 pagine. che illustrano l’attività politica del socialdemocratico pistoiese, che risorse dopo il processo durato ben 12 anni.

Ho appena iniziato la lettura, a pochi mesi dal decennale della morte dell’on. Antonio Cariglia, più volte parlamentare italiano ed europeo, di un libro sulla vita dello statista pistoiese, pubblicato da Marsilio Editori, scritto da uno storico italiano, Simone Visciola, “L’alternativa impossibile. L’idea socialdemocratica di Antonio Cariglia tra l’Italia ed Europa negli anni della “prima” Repubblica”. Visciola insegna in qualità di professore associato, all’Università di Toulon, storia politica e sociale italiana ed europea fra Otto e Novecento. Una figura insigne proveniente dalla Toscana, che fu anche segretario nazionale del partito, il PSDI, che subì nelle aule giudiziarie le arringhe di Antonio Di Pietro che lo aveva inquisito ai tempi di Tangentopoli, e che fu assolto da ogni accusa dopo 12 anni. Un occhiello su Il Corriere della Sera ci informava “Non riuscì a salvare il partito dal naufragio, ma fu riabilitato dall’assoluzione che lo scagionò dalle accuse”.
E, mentre numerosi furono i dirigenti del suo partito ad essere condannati, Cariglia resistette invece a 12 anni di processi per concussione, ricettazione e finanziamenti illeciti, rinunciando alla prescrizione per ottenere l’assoluzione con formula piena.
Il 20 febbraio del 2010 si spegneva all’età di 86 anni.. I familiari ne davano notizia attraverso un comunicato che ricordava le tappe fondamentali della vita dell’uomo politico di origine pugliese (era di Vieste), arrivato a Pistoia con il padre all’età di 11 anni.
In un’intervista rilasciata a “Il Corriere della sera” nel 2005, ad assoluzione avvenuta, si levò qualche sassolino dalle scarpe. “Tutti parlano della DC che salvò l’Italia nel ’48, ma pochi ricordano “il contributo decisivo di Giuseppe Saragat che con la scissione di Palazzo Barberini portò il 7% in più alle forze democratiche”. La sua vita politica e parlamentare è un insieme di idealismo, di testimonianza, di battaglie civili, di politica, di militanza. Sebbene per questioni di età non facesse parte delle figure riformiste di prima generazione, tuttavia a quelle figure si eleva e si avvicina, si ispira recependo tutta la cultura riformista italiana. Certo Antonio Cariglia non patì l’esilio, non partecipò alla guerra di Spagna contro Franco ma fece la resistenza in Italia contro il nazifascismo. Giovanissimo, da studente universitario, fece una scelta che l’accompagnò fino alla fine dei suoi anni. Nel pieno della forza del fascismo, ebbe il coraggio di schierarsi dall’altra parte, con le forze dell’antifascismo, seguendo il pensiero del riformismo di Filippo Turati. E non poteva mancare, per le sue doti organizzative, di comandare alcune formazioni di partigiani.
Poi subito dopo la Liberazione l’impegno nella UIL e nel 1963 in Parlamento. Confermato nel 1968 e nel 1972, poi ancora un’altra legislatura al Senato della Repubblica e altre tre legislature al Parlamento europeo: esattamente nel 1979, nel 1984 e nel 1989. Infine venne eletto segretario del PSDI nel marzo 1988, prendendo il posto di Franco Nicolazzi, incarico che tenne fino al 1992, anno in cui fu inquisito dal pool di Mani pulite.
Molta gente lo ricorda con gratitudine perché nella veste di Presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari aiutò tante famiglie ad aver diritto a una casa popolare.
Non ho conosciuto personalmente l’on. Antonio Cariglia, ricordo solo le letture quotidiane dei corsivi satirici che tutti i giorni, tranne il lunedì, l’Unità pubblicava, in prima pagina, taglio basso, scaturiti dalla penna di Fortebraccio, al secolo Mario Melloni. Si sa, la satira deve deridere i potenti ed era tra le poche arti culturali che avevano una pura origine romana, se si pensa al detto “Graecia capta ferum vincitorem cepit”, “ la Grecia conquistata, conquistò il feroce vincitore”. Ma la satira deve essere ironia, con il rispetto delle persone, deve essere irriverenza senza insulto, deve servire a far sorridere e deve essere libero pensiero. Leggendo l’opera del politico trovi, invece, che gli scritti di Fortebraccio erano ben altra cosa rispetto al lavoro concreto del politico pistoiese.
Nel decimo anno dalla scomparsa dell’on. Antonio Cariglia mi associo al cordoglio e al rimpianto di tutti quegli italiani che ricordano l’opera compiuta nei suoi lunghi anni come uomo di Stato, contribuendo alla rinascita e allo sviluppo del Paese dopo aver combattuto il fascismo e aver lottato per cacciare dal territorio patrio i nazifascisti. In ultimo, doverosi sono i sentimenti di gratitudine per le sue battaglie, come parlamentare europeo di lungo corso, per la costruzione di un’Europa libera e democratica, essenziale per la pace e la sicurezza.
Salvatore Lagaccia

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