Vi seguo da tempo, ma non sono mai intervenuto, perchè sono alieno da intervenire sui social ( non aderisco a nessuno di essi). Ma questo intervento di Caputo sul Referendum che condivido totalmente, mi ha stimolato quanto segue.. Aggiungo anche, a futura memoria, che per scardinare l’equilibrio politico sociale nato dalla Liberazione, a mio avviso è da considerare molto importante un altro avvenimento datato nel 1981: la privatizzazione della Banca d’Italia.
Da quell’ anno la politica economico monetaria italiana subì un cambiamento radicale con una decisione passata per lo più in silenzio fra i non esperti, la cessione delle azioni della Banca d’Italia, dal Tesoro alle banche a suo tempo nazionalizzate da Mussolini negli anni trenta, che si è rivelata nel tempo esiziale. All’epoca questa cessione venne giustificata dal fatto che le banche appartenevano in via indiretta allo Stato perché di proprietà IRI, oppure si trattava degli Istituti di Interesse Nazionale ( Banco di Napoli, Banco di Sicilia, BNL etc). Una decisione che non fu particolarmente sottolineata dalla stampa dell’epoca, ma che inciderà profondamente sull’andamento economico del paese negli anni a venire. Questa decisione di cedere le azioni della Banca d’Italia nel 1981 ebbe due propugnatori: l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta ed il neogovernatore Carlo Azeglio Ciampi che accettò la privatizzazione senza che la proposta fosse passata dal Parlamento Italiano ( lo ha dichiarato più volte in trasmissioni televisive anche l’On. Cirino Pomicino) Da quando nel luglio del 1981 fu realizzato il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro italiano, la banca centrale non entrò più nelle aste primarie di collocamento dei titoli di stato come prestatore di ultima istanza ( per acquistare i titoli invenduti o calmierare le offerte dei privati se erano troppo basse o troppo alte) lasciando campo libero agli speculatori che iniziarono a sottoscrivere titoli con rendimenti solo a due cifre.
Anche questa decisione con la contemporanea adesione allo SME fece diminuire i ricavi all’esportazione e tagliare in gran parte gli investimenti industriali. Le aziende non avevano bisogno di investimenti quando aveva all’attivo titoli di stato con rendimenti a due cifre. Significava ottenere profitti senza faticare più di tanto. Inoltre alle piccole e medie aziende spesso venivano richiesti dalle Banche titoli di stato a garanzia dei prestiti bancari, concessi naturalmente ad alti tassi di interesse, in parte usurari.
Andreatta giustificò la cessione delle azioni della Banca d’Italia con il bisogno di interrompere il flusso dei prestiti facili allo stato, per abbassare il debito pubblico, abbattere l’inflazione, Un’operazione che ottenne esattamente il contrario poiché il debito dello stato che nel 1982 valeva il 60% del PIL aumentò al 80% nel 1986, al 100% nel ’90 fino ad arrivare al 120 % nel 1992. Come fare? Semplice, saranno privatizzate le Banche IRI e di interesse nazionale! Anche se queste cifre andrebbero diminuite in termini assoluti dall’inflazione, che negli anni ottanta aveva raggiunto anch’essa due cifre; è indubitabile che il risultato conseguito fu esattamente il contrario. Il debito pubblico iniziò a crescere gradualmente fino a raggiungere la bella cifra di 2.265 m.di di Euro del 2015. Non parliamo di quello attuale del dopo Covid!
Domanda: se non avessimo privatizzato la Banca d’Italia quale sarebbe stato il debito dello Stato quando è nato l’Euro? Il cambio sarebbe stato di 1936,27 o diverso? Che dovessimo aderire all’Euro era nel destino del paese, ma probabilmente la valutazione della lira contro Euro sarebbe stata migliore. Ed anche questo avvenimento ha creato le premesse affinchè nel 1991/92 aderissimo al trattato di Maastricht.(1992 ). Guarda caso l’inizio di Tangentopoli che rese l’Italia meno credibile politicamente proprio nelle successive applicazioni del Trattato iniziò proprio in quel periodo. Come rendere un’economia più debole se non indebitandone le medie e piccole aziende con tassi usurari, e le grandi colpendole con Tangentopoli? Tutto per caso?
Lettera firmata

Da anni seguo l’economia. Da quando ho compreso che essa condiziona la vita degli stati e dei popoli. Trovo interessante l’editoriale della Redazione di Pensalibero.it che,a mio giudizio, mette in evidenza alcuni aspetti delle vicende che portarono all’esplosione del debito pubblico italiano, iniziato nel 1970. Rilevo che finchè un paese ha la sovranità monetaria il debito pubblico non deve preoccupare (vedi Giappone ed USA che pur avendo un elevato debito pubblico hanno una economia florida). L’Italia, accettando l’Euro, ha perso la sovranità monetaria. Il cambio della moneta da variabile è diventato fisso rendendo impossibile il meccanismo della svalutazione competitiva della propria moneta che, con l’aumento delle esportazioni, aveva assicurato un notevole benessere al nostro paese. Questo benessere è cominciato a declinare perchè l’adozione del cambio fisso della nostra moneta rendeva le nostre esportazioni meno competitive, danneggiate dall’alto costo del lavoro. La Francia di Mitterand per permettere l’unificazione della Germania pretese l’adozione della moneta unica, che l’Italia accettò con il trattato di Maastricht. Il cambio fu fissato a 1936,27 lire per Euro. Fu l’ultima maxisvalutazione della nostra moneta. Da allora è cominciato il progressivo impoverimento del nostro paese. La produzione industriale è cominciata a declinare per l’alto costo del lavoro. Per l’Italia l’Euro è una moneta troppo forte mentre per la Germania è una moneta debole. Così mentre l’Italia diventava sempre più povera la Germania aveva una bilancia dei pagamenti sempre più positiva. Sicuramente i trattati UE che regolano il funzionamento dell’Unione devono essere modificati.