Correva, se ricordiamo bene, l’anno 2007 quando scrivemmo per la prima volta su Pensalibero dell’allora PM Luigi De Magistris. Il magistrato, in Calabria, menava colpi all’impazzata: indagava con grande superficialità, ma aveva una fissa: gli inquisiti eccellenti, le luci della ribalta, il vittimismo. Da solo sembrava avere sulle proprie spalle tutto il peso della lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare della politica nazionale e internazionale. Tanta esaltazione ci lasciava in dubbio: era un fesso che faceva il furbo o viceversa? Personaggi simili, nel nostro Paese, sono destinati a sicura e rapida carriera. Il nostro, infatti, dette di fuori in maniera tale e tanta, che la stessa magistratura (che non si può dire sia male intenzionata verso i suoi membri) se ne dovette occupare. Lo trasferì, che è un po’ come il massimo della pena, l’ergastolo dei comuni cittadini, conferendogli con ciò irrevocabilmente le stimmate del santo e del perseguitato. Dunque, facendone il candidato ideale per uno di quei partiti sempre pronti a confondere la legalità con la forca, soprattutto se si tratta, come direbbe l’indimenticabile Stefano Ricucci di “fare er frocio cor culo degli altri”.
Uno così non poteva passare inosservato a Di Pietro, che lo volle candidare alle elezioni europee nella sua IDV. Candidatosi, De Magistris promise subito due cose. La prima, che si sarebbe dimesso subito dalla magistratura se eletto, perché politica e magistratura devono essere separate; la seconda che casomai, Dio non voglia, comunque semplice ipotesi per assurdo, si fosse trovato proprio lui nella schiera degli inquisiti, non avrebbe esitato un attimo a fare altro che uno, ma ben duecento passi indietro. Per quanto riguarda la prima promessa, De Magistris l’ha disattesa subito dopo la sua elezione: scusate tanto, era per scherzo. Peggio ancora, se possibile per la seconda. L’onorevole europarlamentare non è stato solo inquisito. E’ stato addirittura rinviato a giudizio. Il Corriere del Mezzogiorno ha riportato in questi termini la notizia: “De Magistris, adesso, è dall’altra parte della barricata. Salirà sul banco degli imputati il prossimo 21 febbraio, dinanzi alla prima sezione del Tribunale di Salerno. E’ stato denunciato da un commerciante di Nardò (in provincia di Lecce), vittima dell’usura e costretto, distrutto dai debiti, a vivere in un’automobile.” Per farla breve, il nostro eroe è accusato di omissione di atti di ufficio: non avrebbe indagato, come gli aveva richiesto il GIP nei confronti dei suoi colleghi di Lecce a loro volta denunciati dal commerciante vittima dell’usura.
Ecco: tutti abbiamo bene in mente l’armamentario dei professionisti del giustizialismo: che i politici devono fare un passo indietro anche se solo sospettati (qualcuno durante l’epopea di Tangentopoli si è suicidato, e per i professionisti delle manette è anche meglio a rileggere alcuni commenti dopo questi suicidi); che ci si deve difendere nei processi e non dai processi; che occorre rispettare sempre gli atti dei magistrati; che per fare politica occorre odorare di bucato. Ed abbiamo in mente ( per quanto ci riguarda abbiamo sperimentato) la violenza con cui viene rintuzzato ogni tentativo di introdurre qualche elemento critico in tema di giustizia. Ecco, tutte queste cose, ma anche di più, ora dobbiamo scordarcele. Contrordine compagni (o camerati?). Stropicciatevi gli occhi e leggete che cosa è stato capace di scrivere il rinviato a giudizio speciale, on., nonché magistrato in aspettativa, Luigi De Magistris, in risposta al suo amico Marco Travaglio che, non essendo fesso, qualche dubbio lo aveva esternato. Sono tutte frasi estrapolate dalla risposta e che si trovano, pubblicate, sul blog di De Magistris.
“Il fatto per cui sono stato rinviato a giudizio è un’assurdità e lo sai perchè ne abbiamo parlato: per aver interpretato una norma e non aver agito in modo burocratico..”
“…il rischio di procedimenti penali artatamente confezionati non è un’ipotesi, ma una certezza”
“Non tutti i giudici sono di Berlino… gli atteggiamenti pavidi e conformisti che caratterizzano una parte dei miei ex-colleghi”
“Puoi immaginare le denunce che sto ricevendo, le intimidazioni, i procedimenti civili e penali. Devo avere paura? Mi devo fermare se trovo un giudice che mi dà torto?”
“Che faccio se incontro l’ingiustizia del sistema mi debbo sospendere e attendere gli eventi? No, caro Marco, ho già pagato troppo”
“Temo molto le letture burocratiche e formaliste che non hanno nulla a che vedere con la legalità costituzionale”
“La questione morale non può essere ridotta al casellario giudiziario”.
“Sono per il primato della politica e della legalità costituzionale, oltre che del diritto naturale, che debbono prevalere su letture burocratiche e formaliste, per certi versi anche pavide.”
“Vado avanti con la forza delle idee, l’onestà e la fierezza di sempre, convinto di contribuire, nel mio piccolo, a spazzar via il puzzo del compromesso morale e a dar voce a chi ha sete di giustizia. Luigi”
Gli inquisiti di Tangentopoli che spesso avevano motivi ben più validi, non avevano mai osato attacchi tanto espliciti. Questo è l’uomo che voleva mandare in galera ministri e presidenti del consiglio e che, da PM, si è fatto un nome grazie all’insuccesso delle sue inchieste. Decine o centinaia di migliaia di Italiani lo hanno votato per il suo “rigore morale”.
Un fesso? Un furbo? Non lo sappiamo. Di certo un puffo!
P.

I professionisti del giustizialimo, come quelli delle manette, come i professionisti dell’antimafia, si possono definire con una sola parola:pericolosi o se preferite puffi o ancora meglio quaquaraquà. (Sciascia docet)
Caro P., probabilmente i fessi siamo noi che paghiamo i quarantamila euro mensili all’eurodeputato.