Soprattutto negli ultimi mesi, e comunque a partire dall’emersione della crisi dei debiti pubblici degli stati-sovrani in ambito UE, la Merkel è assurta da più parti a simbolo del male.

Soprattutto negli ultimi mesi, e comunque a partire dall’emersione della crisi dei debiti pubblici degli stati-sovrani in ambito UE, la Merkel è assurta da più parti a simbolo del male, additata ora quale madre senza coraggio di un’Europa destinata a stenti e privazioni per via di un’ostinata e pervicace linea politica dettata dalla nuova lady di ferro all’Unione e dall’Unione ai paesi in maggiore difficoltà per il rientro dall’ingente debito pubblico nazionale. Per tale raffigurazione, ci sarà senz’altro più di un motivo, anche valido, ma credo che in concreto occorra far emergere qualcosa di diverso, molto più profondo, che brevemente proverò a tracciare.
La nuova economia del mondo globalizzato si basa su rapporti prevalentemente di debito, come più volte ribadito, non più di scambio e produzione. A tale proposito, nel suo ultimo libro, Uscita di sicurezza, l’ex ministro plenipotenziario dell’Economia Giulio Tremonti scrive: “… nulla o poco a che vedere con il vecchio, ormai quasi archeologico, capitale circolante di Marx: quel tanto di liquido che veniva usato come un lubrificante, per far circolare i solidi … un tipo nuovo di capitale: quello che si è detto essere ora il capitale dominante. Una forma nuova di capitale che in soli venti anni si è autonomamente sviluppata attraverso successioni di numeri e segni astratti, indipendenti dalla realtà materiale sottostante, indipendenti dallo scambio di cose e perciò capaci di moltiplicarsi potenzialmente all’infinito. E che per questo è tanto forte da dominare tutto il resto: i mezzi di produzione, la forza lavoro, gli Stati, le nostre vite”.
Si tratta principalmente del fatto che l’effetto leva dell’economia finanziaria ha reso oggi la ricchezza finanziaria pari a circa dodici volte quella reale e produttiva. Un chiaro esempio di come ciò sia potuto accadere è dato dall’enorme diffusione a livello globale e soprattutto over the counter, ovvero al di fuori dei mercati regolamentati, di strumenti finanziari quali i derivati, attraverso i quali a fronte di un investimento anche minimo di capitale è possibile moltiplicare (effetto leva) i rendimenti derivanti dall’andamento dell’indice di un asset o bene sottostante. Un famigerato e chiaro esempio delle nefaste conseguenze di un uso ampiamente distorto del meccanismo della leva finanziaria, su larga scala, è invece rappresentato dall’attuale crisi del debito pubblico greco, laddove si consideri che in termini di produzione industriale la Grecia rappresenta soltanto il 2% del Pil europeo, ma un eventuale suo default secondo molti esperti potrebbe anche rivelarsi fatale per l’Unione a causa di un dirompente effetto a catena che coinvolgerebbe principalmente buona parte delle banche europee.
E’ pur vero che, quello che Tremonti chiama capitale dominante, ha di certo assolto ad una funzione positiva che è stata quella di estendere margini di benessere e di ricchezza alla pressocchè intera popolazione mondiale, il cui tasso d’incremento nell’ultimo mezzo secolo risulta vertiginoso se considerato nell’ambito dell’intera storia precedente. Ma succede anche che questa nuova economia, questo fattore di crescita smisurata è oggi possibile causa di disastri come il fallimento di governi e addirittura interi stati, territori e popolazioni. Se è vero che una volta le guerre si combattevano per motivi religiosi, che definirei piuttosto ideologici, e poi per motivi economici, oggi per fronteggiare vere e proprie guerre finanziarie occorre predisporre strumenti di difesa che, come nel presente, se imposti dalla finanza e non dalla politica, devono per forza avere natura di strumenti finanziari. Strumenti che devono servire essenzialmente a fronteggiare il debito dei bilanci pubblici e anche privati, in modo che si riesca ad evitare che dalla crisi possa scaturirne anche una vecchia guerra militare.
Ed è proprio qui che, credo, stia il punto centrale della questione posta in partenza. E’ indubbio che i leaders delle vecchie guerre avevano in pratica dietro di sé le intere proprie nazioni, anche obtorto collo; e non è invece così per i leaders delle nuove guerre finanziarie. E’ infatti del tutto evidente che a nessun cittadino privato farà piacere vedersi pregiudicato il rapporto di credito atteso e sperato al fine, che è viceversa dello stato-sovrano di appartenenza, di rientrare dal debito pubblico; ma, se un capo intende e vuole salvare il suo popolo, succede anche che compito del leader sia fare esattamente questo. Il diavolo non è mai così brutto come lo si dipinge!

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