L’estate è arrivata anche per il calendario e noi ci eravamo già accorti che la stagione del sole, dei viaggi e dal turismo si stava affacciando a modo suo o meglio al modo della transizione climatica cioè con improvvise bombe di calore e altrettanto repetini e fragorosi temporali tropicali. Va così.
L’estate è arrivata e tutti ci chiediamo che stagione turistica sarà, visto che sono saltati quasi tutti i parametri storici e che ogni giorno c’è o ci può essere una sorpresa che riguarda la post pandemia. I segnali sono timidi e in alcuni casi tristi. Ma ci sono anche luoghi e giorni in cui sembra che la vacanza, la gita, il viaggio anche solo per riconquistare il trespolo per l’aperitivo sulla spiaggia più “in” siano in discreta ripresa. Altri luoghi e altri fine settimana invece hanno segnato il passo, non hanno registrato nemmeno un quarto del flusso che facevano ai tempi, eh che tempi, di prima. E quando diciamo prima non dobbiamo nemmeno più dire prima di cosa.
Tutti stanno facendo sforzi sovraumani per rendere spiagge e ristoranti, alberghi e musei, bar e incroci più sicuri e invitanti che mai. Ma, diciamolo, un po’ la paura che molti hanno conservato sia pure in parte ridotta rispetto ai giorni duri della pandemia e un po’ le tasche non proprio piene tengono l’aspirante turista del 2020 molto guardingo e assai parsimonioso.
Mi ha fatto molta impressione vedere deserto un Santuario che nei tempi normali avrebbe visto arrivare in questa stagione anche nei giorni feriali migliaia di visitatori e pellegrini. E’ il Santuario di Pietralba dedicato alla Madonna considerato per la sua imponenza e le sue facciate il Vaticano delle Dolomiti. Qui ci veniva a passare qualche giorno di vacanza il cardinale Albino Luciani fino a che non è diventato, nel 1978, Papa. Qui c’è venuto Papa Giovanni Paolo Secondo in una visita memorabile del 1988. Ci sono foto e dediche ex voto.
Ci sono passato l’altro giorno: eravamo in nove visitatori. Con mascherina e più che mai distanti l’un dall’altra. Il megaparcheggio deserto. La scalinata di arrivo desolata. Il grande cortile con le panche e la cappella per le celebrazioni all’aperto vuoti. Arrivano tre signore tedesche e mi fissano: ci fa una foto per favore? Una frase da normalità. Ma per un attimo. I tre frati hanno appena terminato di recitare le preghiere di mezzogiorno in una cappella separata e chiusa e pure ben distanziati tra loro. Passano in chiesa e salutano con un accenno di sorriso i tre pellegrini che incrociano. Fuori si sente la voce di una mamma che richiama il figlio: “fermo Mattia che papà scatta la foto”. L’unico rumore a parte il vento.
Minaccia pioggia, intanto una nube più spessa delle altre copre il sole che pure voleva primeggiare. Qui non si entrava quando il turismo era normale dice la signora veneta. Già ma non c’è quasi più niente di normale. Due giovani col sacco a pelo arrivati da chissà dove stanno su una panchina e sorridono parlando fitto fitto guardando come sono guardinghi tutti gli altri visitatori. Ci sarà un nuovo turismo per età e per generazioni, chi si sentirà più libero o più spavaldo e chi si sentirà più costretto e più compresso. In giro un gran ballo delle mascherine: dentro tutti le tengono ben indossate, fuori è ovviamente la fiera delle posizioni.
C’è la mascherina “tutta faccia” e vedi spuntare solo gli occhi, poi c’è la mascherina “solo mento” pronta a coprire la bocca nel caso di incrocio, poi c’è la mascherina “punta naso” ed è quella da equilibristi, poi c’è quella da “orecchio pendente” e quella da “gola coprente”. Ne vedremo delle belle quest’estate in giro tra mare e montagna. Chissà che turismo sarà?
Un mio amico della Riviera mi ha detto che al momento in certe sere sembra di essere a novembre e non giugno per le rare persone che incontri in giro. Una mia amica che si occupa di musei e mostre mi dice che i visitatori si guardano attorno come se entrassero per la prima volta nel mondo fisico. Ho rivisto quelle strade di montagna vuote e anche il cartello dei ristoranti che è appeso davanti alle porte con la scritta grossa “aperto” non produce l’effetto sperato.
Tavoli ben apparecchiati e desolatamente vuoti, almeno durante la settimana. Si spera nel week end. La signora, elegantissima, passa ad aggiustare il vasetto con la piantina che decora ogni tavolo ben apparecchiato. Un gradevole profumo di legno di montagna accoglie l’avventore.
“Buongiorno signora, è aperto?” “Sì sì è aperto “ si affretta a dire in perfetto italiano la titolare del ristorate, che è anche hotel, come capita spesso da queste parti tra le vette e le valli di una delle più belle e affascinanti zone d’Italia e del mondo. Seduti e coccolati, la cameriera con mascherina regolamentare viene tre volte a piatto a chiedere se va tutto bene.
Fuori i contadini a piedi o sui trattori che trainano piccoli carri continuano a spostare il fieno per il bestiame. Passano tre ragazzi che guardano una vetrina e poi scrutano il cielo. Sta arrivando un temporale, un nuovo temporale. Il silenzio della sala in cui si mangia è rotto dalle gocciolone di pioggia che colpiscono il tetto ma non il vetro. “Signora grazie di tutto, siamo stati benissimo“. Grazie a voi , vi lascio un ombrello per andare alla macchina”. Grazie molte signora.
Non c’è un’automobile in giro. Anche qui il parcheggio è deserto. Il temporale avvolge tutto e sospende la realtà per qualche minuto. Chissà che estate sarà?
Fabrizio Binacchi

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