
35, mamma mia, anzi papà e mamma miei, sono già passati 35 anni, un numero iconico, da quella maratona Tg1 che mi impegnò per 20 giorni consecutivi. 35 anni fa facevo un’esperienza unica: una maratona di lavoro tra coordinamento e conduzione di edizioni del Tg1.
Causa ferie, assenze, passaggio di consegne tra il direttore uscente Nuccio Fava e il direttore entrante Bruno Vespa mi ritrovai in piena estate 1990 a curare e o condurre l’edizione delle 13.30 e curare la messa in onda di Mezzasera Notte con conduttore Lamberto Sposini dal 20 luglio al 17 agosto 1990. Ero già conduttore di Tg1 Mattina.
Ne facevo cinque al giorno. Un giorno della seconda metà di luglio Nuccio Fava per pianificare le settimane successive mi disse: Binacchi fai tu le 13.30 in queste due settimane e poi vediamo che succede. Alberto Maccari che era caposervizio all’Edizione mi guardò con lo sguardo di chi vedeva il futuro. Sorrise, sardonico.
Tra Legge Mammì e ritiro di 5 ministri della Sinistra Dc (il 25 luglio 1990 fu un “altro” 25 luglio) in quei giorni avvenne di tutto. compresa la prima invasione delle truppe di Saddam in Kuwait. Cominciai a condurre giorno dopo giorno, edizione dopo edizione senza sapere quando sarebbe finita. Praticamente 16 ore su 24 a Via Teulada 66. E ovviamente non mi pesava. L’8 agosto 90 il Cda nominò Bruno Vespa direttore del Tg1 al posto di Nuccio Fava che andò a dirigere le Tribune e Servizi Parlamentari, attuale Rai Parlamento.
Che anno quel 1990!
All’epoca ero pure cdr, comitato di redazione, con Federico Scianò e Vincenzo Mollica con annesse responsabilità di rappresentanza sindacale.. Lunedì 13 agosto si insediò Bruno Vespa e prese in mano anche la delicata situazione degli inviati per coprire quella che già si configurava come la prima guerra del Golfo
Curioso aneddoto. Proprio in quel lunedì 13 agosto ero in redazione quasi dall’alba. Ero di 13.30. Arrivarono Vespa e Maccari attorno alle 10 e 30 e in redazione c’erano pochi giornalisti. Vespa con sguardo interrogativo chiese a Maccari : “Scusa Alberto ma siamo pochi? E Alberto Maccari, poi direttore di quasi tutto in Rai, Tgr Rai Parlamento e Tg1, gli rispose “No direttò è che siamo mal assortiti”. Saggezza.
Continuai a condurre, ed era la terza settimana. Un giorno incontrai Vespa in corridoio e gli dissi: “Bruno scusa conduco da un po’ di settimane
e io sarei in ferie e non ho più camicie pulite” E lui anche con accento affettuoso mi confortò: “Scusa Fabrizio ti capisco ma non vorrai che prenda uno in corridoio e lo metta a condurre le 13 e 30?”. Ed io “Certo direttore, ti capisco anche io, ma con me hanno fatto più o meno così”. Non c’era chi potesse immediatamente sostituirmi. Continuai a condurre, giorno dopo giorno, attacco dopo attacco di Saddam e relative reazioni Usa e Coalizione Internazionale. I miei erano a Jesolo, mi aspettavano. Guardavano il Tg1 e se mi vedevano si mettevano il cuore in pace. Anche per oggi non arriva. Dopo Ferragosto presi coraggio e tornai alla carica.
Cerco una collega e ti dico. Chiamai Danila Bonito che stava giustamente in ferie e le chiesi: quando torni. Mi rispose: domenica. Fantastico, dissi io.
All’edizione del sabato lessi le previsioni del tempo con partecipazione e alla sigla di chiusura mi dissi: vai è fatta. Era il 18 agosto. Quasi un mese di maratona. Centinaia di titoli, migliaia di notizie. Non mi sono mai lamentato e non mi lamenterò mai: fu una delle esperienze più belle e più forti della mia vita professionale. Per questo non ringrazierò mai abbastanza i miei primi direttori del Tg1 Nuccio Fava e Bruno Vespa e tutti i colleghi per quella full immersion.
Presi il primo aereo per Venezia. A Jesolo a cena qualcuno mi disse: cosa fai qui? Non devi condurre domani? Sorrisi, e finì lì.
Grazie al Tg1, grazie ai Maestri di allora, grazie alla Provvidenza .
Fabrizio Binacchi

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