E’ uno dei provvedimenti economici più importanti dello Stato dopo la cosiddetta manovra.. Una è connessa all’altro. E lo chiamano, anche ufficialmente ormai, con un nome assolutamente remissivo, quasi di auto flagellazione e assolutorio: mille proroghe. Come dire: non siamo stati capaci di fare cose in tempo e regolari, nella forma e nella sostanza, mettiamo tutto nel “mille proroghe”. Una specie di calderone compensatorio dove ci stanno gli aumenti del biglietto del cinema sino ai finanziamenti per i corsi, dalle assunzioni ai gettoni, provvedimenti di salvataggio più o meno eleganti. Pesca, kiwi, mela e susine, macedonia pura. Chissà che gusto. Ma al di là dei contenuti è proprio singolare il nome e noi, fenomeni della lingua e dell’ascolto, ci siamo abituati a questo: un’ammissione di colpa diventa il titolo inconsapevolmente celebrativo di una legge fondamentale per far funzionare lo stato. Mille proroghe come ammissione di colpa. Mille proroghe lavatrice di tutte le sporcizie. Mille proroghe come trucco istituzionale. Mille proroghe il sancta santorum degli interventi dell’ultima ora. Anche della legge blasonata. Come dire: se la riforma scolastica o quella degli enti locali non si impegnavano in certe partite, ci pensa il mille proroghe. Una straordinaria magica lampada di Aladino-Stato. Che fenomeni che siamo. Il sito Diritto.net offre una spiegazione ovviamente giuridica del decreto dando la notizia dell’approvazione prima del consiglio dei ministri e poi del Senato: “così denominato in quanto prevede la proroga di alcune disposizioni legislative, la cui efficacia altrimenti scadrebbe alla fine dell’anno corrente.” Asettico spinto. In realtà è una scappatoia bella e buona. Chissà come fanno a tradurlo all’estero se mai qualche giornale inglese, francese o spagnolo avesse voglia di dare la notizia che in Italia si va avanti col “mille proroghe”. Mille mica cento. Proprio per dare l’idea che qui da noi non si rispetta proprio nulla, o quasi. Soprattutto le scadenze. Proroga: cioè prolungamento, rinvio, dilazione. Insomma ce ne facciamo un baffo della scadenza, andiamo a avanti per mille cose diverse. A Parigi potrebbero scegliere tra mille extension, o mille délai, o sursis. Elegante. Sui giornali inglesi potrebbero parlare di continuance e delay e a Berlino il corrispondente termine accentua più il significato di ritardo e ritardato: insomma questi italiani sempre in proroga, sempre col fiatone. Mi immagino cosa potranno leggere i nostri amici in giro per il mondo con le traduzioni simultanee dei giornali on line che danno versioni senza tanto contestualizzare. Mille proroghe, in Italia mille ritardi o mille ritardati. Avanti con una buona immagine. Non ci facciamo mancare niente nemmeno a titoli. Lo scrive una perspicace lettrice di Milano tale Elisabetta dell’Aquila, al Corriere della Sera. Decreto mille proroghe, ovvero tutto come prima. “Ho finalmente capito a che cosa servono i decreti mille proroghe, a far rientrare dalla finestra –scrive la lettrice- quei privilegi eliminati con clamore come esempi di politica virtuosa E così niente taglio ai consiglieri comunali di Milano e Roma, niente abolizione di prebende e gettoni di presenza, insomma tutto come prima”, conclude amaramente la lettrice milanese. Già, mille proroghe, alias “tutto come prima” Ha un sapore eterno di prima Repubblica questo nome mille proroghe ma sa anche di autocommiserazione. A questo punto salviamo almeno la faccia e invece di “Mille proroghe” lo chiamiamo “Cento Tentazioni” oppure “Mille Prove”. Che poi la prova è prova. Chi ti può dire niente se non riesce?!
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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