Autostrade d’Italia, continuiamo il viaggio. Dopo la pausa di Venezia e del petrolio carissimi, riprendiamo l’itinerario nord sud. Ci eravamo lasciati due settimane fa alle porte di Firenze, dopo aver solcato gli Appennini, tra nuove gallerie di valico e pezzi vecchi a rischio storico. Il cartello di Prato Calenzano ti fa sentire aria di Signorie e di Medici, di Palazzo Vecchio e di Ponte Vecchio, di Boboli e di Pitti, di Fortezza Da Basso e di San Miniato, eppure a volte il bello deve ancora venire. Traffico da 2007, strada da 1980. Perché l’autostrada del sole che arriva a Firenze si trasforma automaticamente anche in tangenziale e lì si sommano i traffici: quello delle lunghe percorrenze Milano Roma e viceversa si aggroviglia con quello locale pendolare tra Firenze Nord e Firenze Sud, e in mezzo le classiche Scandicci, -un tempo uscita Signa- e Certosa. Un terno al lotto anche questo pezzo di autostrada: una volta dipendeva molto dalle ore in cui passavi, ora è quasi sempre un inferno. La coda o le colonne di veicoli in arrivo da nord cominciano già alla curva di Prato, dopo l’ultima galleria. Il fatto è che ogni uscita/entrata di Firenze autostradale coincide con un’altra autostrada o superstrada che immette e come se … immette. A Firenze Nord si connette la Firenze Viareggio Mare e lì non c’è stagione che tenga. A Scandicci ex Signa si connette la cosiddetta Strada di Grande Comunicazione (nei cartelli c’è proprio la sigla SGC) Fi Pi Li, ovvero Firenze Pisa Livorno. A Certosa, si connette la Firenze Siena, insomma dove capiti capiti con immissioni e ulteriori grovigli. Ovviamente le corsie per ogni senso di marcia son due, e siccome l’incompenetrabilità dei corpi fisici vale anche per le auto e i camion, il gioco è fatto. Non è difficile sentire a Isoradio frasi tipo:”incolonnamenti tra Sesto e Peretola, (sembra il titolo di un film) oppure code tra Ginestra e Montelupo” , e questo sembra il titolo di una commedia moderna. Il tratto fiorentino è un perenne problema, venti chilometri di autangenziale o di tangestrada a rischio inferno a ore. Anni di cantieri appena dopo l’area di Bisenzio, deviazioni su deviazioni, un casello addirittura spostato pochi anni fa, una galleria, quella del Melarancio, considerata una delle più pericolose dell’intera rete autostradale, perché un tempo ancora più stretta e sempre anche oggi a in curva. Proprio qui -venticinque anni fa- avvenne uno degli incidenti stradali più tragici e impressionanti della storia dell’Autosole. Solito cantiere, deviazione, scambio di carreggiata, doppio flusso sulla stessa carreggiata e quindi anche nel tratto della Galleria del Melarancio. Sopravveniva un pullman di studenti da un lato e dall’altro un autoarticolato con dei tubi o tombini. Corsia stretta, in curva l’autoarticolato incrocia la corriera, uno dei tombini a tubo sfonda il finestrino, collisione, ragazzini, in gita, morti. Grande impressione, allora. Ecco,a dispetto del nome così carino, Melarancio, questa è una gallerie di morte e di rischio. L’autostrada di Firenze è un po’ così, cantiere e rischio continuo, non ti puoi distrarre un attimo tra dislivelli e semicurve e immissioni a pelo, corsie strette, una dietro l’altra. No, non ti puoi permettere di ammirare i casali dell’inizio del Chianti o le vedute di Bagno a Ripoli, o le belle mura della Certosa che ti appaiono proprio all’improvviso, proprio all’altezza del casello di Certosa. No, devi stare attento subito attento al camion che ti entra da destra, in autostrada, quasi addosso.
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Fabrizio Binacchi

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