Il 14 novembre è passato, anzi è passato pure il 16, e il Governo è sempre in piedi. Sempre traballante ma non cade.
Nel nostro articolo “aspettando il 14”, giorno nel quale il Senato doveva essere approvata la Finanziaria, poi slittato al 15, dicevamo che non sarebbe successo niente. Be’ qualcosa è successo ma il Governo è sempre lì..
Dunque Prodi e il Centro-sinistra possono cantare vittoria, almeno per ora. La tanto conclamata spallata, che il Cavaliere nega di avere mai invocato e sostenuto, non c’è stata.
Nella lunga guerra di posizione tra maggioranza e opposizione ce n’è un’altra interna ai due schieramenti (difficile chiamarli Poli). All’interno del Centro sinistra le dichiarazioni di voto hanno messo in chiara evidenza lo scollamento della coalizione. Il liberlademocratico Lamberto Dini (tornato alla ribalta dopo un certo oblìo) ha tenuto a fare sapere che il suo si alla Finanziaria non significa condivisione delle scelte fatte dal Governo, e nonostante le modifiche richieste e ottenute sulla stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione, ha sottolineato che questo Governo ha esaurito la sua funzione. Lo stesso è stato dichiarato dal Guppo di Willer Bordon. Insomma il grande malumore continua a tenere banco ma la Crisi non sembra essere dietro l’angolo. E non è dietro l’angolo perché per i partiti che compongono la maggioranza nuove elezioni in questo momento, significherebbero un forte ridimensionamento e la probabile consegna dell’Italia al Centro-Destra. Così insieme alla possibile sconfitta, il costo di una nuova campagna elettorale, molti parlamentari mettono nel conto l’incerta rielezione. Dunque anche il contrasto politico, le diverse visoni di come amministrare la cosa pubblica, le scelte scarsamente condivise fra estrema sinistra e centro, vengono accantonati. E poi c’è la necessità di una riforma del sistema elettorale sulla quale gran parte del Parlamento, comprese frange del Centro destra, e lo stesso Presidente della Repubblica sono d’accordo. Magari non c’è intesa su come farla, ma questo è un altro capitolo.
Ebbene, l’approvazione pur turbolenta della legge Finanziaria ha dato un momentaneo sollievo alla maggioranza e al Governo e ha ampliato lo scollamento nella Casa delle Libertà dove Silvio Berlusconi sembra rimasto solo a chiedere con insistenza la fine di Prodi e nuove elezioni subito.
Gli altri, già possibilisti alla vigilia del passaggio in Senato, dopo l’invito del segretario del PD Walter Veltroni di sedersi ad un tavolo per parlare di Riforme, hanno rafforzato le loro convinzioni di tentare di riformare il “porcellum”..
Ai sostenitori del confronto della prima ora, come Casini e l’UDC, ai possibilisti come la Lega e i nuovi DC di Rotondi, si è aggiunto Fini con il suo staff lasciando sulle barricate un solitario Berlusconi.
A raggelare il clima fra il leader di An e il Capo di Forza Italia, ora un po’ meno “Capo” della CDL, c’è stata anche la vicenda sentimentale del Gianfranco nazionale, resa di pubblico dominio dalla satira di Striscia la Notizia.
E ora cosa succederà? Abituati come siamo a sentire ogni giorno una proposta o una convinzione diversa dei protagonisti della politica nostrana non rimane che aspettare per vedere, speriamo di sbagliare per il bene del Paese, altri infiniti tira e molla su quale riforma mettere in campo perché fra chi propone il sistema tedesco corretto all’italiana, chi corretto alla spagnola , fra proporzionalisti puri e i sempre meno convinti bipolaristi- maggioritari, l’impasse sarà l’unica cosa reale. Per fortuna incombe il referendum che pur non essendo il toccasana potrebbe scuotere lor signori e arrivare ad una decisione, magari con una crisi di governo.
Marcello Paris

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