La recente docu-serie di Netflix su Sanpa, oltre a farmi ricordare gli anni ruggenti tra il 92 e il 95 di quando guidavo il tg dell’Emilia-Romagna e a Rimini si celebravano i processi, con quelle telefonate anche notturne dei miei inviati, mi fa rievocare due incontri con i coniugi Letizia e Gian Marco Moratti, all’insegna dell’impegno civico e sociale. Sai quelle cose che senti dentro e ti rimangono lì.
Faceva caldo, molto caldo, quel pomeriggio dei primi di luglio 1995 a Saxa Rubra, come nel resto d’Italia immagino data la stagione. Il popolo della comunicazione pubblica radiotelevisiva stava rientrando nelle redazioni e negli uffici chi negli studi chi nelle regie, e c’era pure chi andava a casa avendo finito il turno.
Da poche settimane la direzione aziendale mi aveva mandato a dirigere la redazione regionale per il Lazio dopo alcuni mesi passati con Carlo Rossella al Tg1 a rinnovare l’edizione delle 13.30. Il mio nuovo capo, Piero Vigorelli, mi incrocia e mi dice: “Se ti metti una cravatta andiamo dalla Moratti”.
La Moratti era la presidente della Rai Letizia Brichetto Moratti. “La Moratti ti vuole conoscere”. Un accorto giornalista ha sempre una cravatta a portata di mano anche in un pomeriggio afoso dei primi di luglio a Saxa Rubra. Non era bellissima. E soprattutto non si intonava molto al vestito e alla camicia. In auto, direzione Viale Mazzini, lo sguardo del direttore non era di particolare consenso verso il mio abito. “Sai sono un giornalista di campagna”, gli dissi.
Al palazzo del Cavallo Rai arrivammo un po’ in anticipo. Pochi minuti in un salottino dell’ala presidenza della grande azienda e arriva la presidente Letizia Moratti che mi saluta con un elegante sorriso. Era il 1995. Va detto per capire il contesto politico. Sindaco di Roma era Francesco Rutelli, presidente della Regione Lazio il collega del Tg1 Piero Badaloni.
Dopo i primi convenevoli, molto rapidi ed essenziali, la presidente Moratti mi sottolinea quanto è importante la piena rappresentazione di tutte le aree culturali e politiche avendo come riferimento ovviamente i vertici istituzionali cioè il sindaco e il presidente della Regione, e del presidente della Provincia, proprio nel rispetto della missione dell’informazione del servizio pubblico. Un discorso da civil servant come si direbbe anche oggi. La ringraziai. E le dissi che il corretto rapporto con i vertici istituzionali e la rappresentazione delle pluralità politiche e culturali erano il mio faro e del piano editoriale.
Meno formalmente poi mi disse: “Lei è mantovano, ho letto”. Sapevo, avevo letto, che la presidente conosceva per ragioni di famiglia la zona di Bozzolo, dove i miei nonni avevano un forno. E finimmo a parlare di Bozzolo e di don Primo Mazzolari. Mi salutò e mi fece gli auguri per il nuovo incarico.
La incontrai di nuovo tanti anni dopo a San Patrignano ad un evento economico sociale sull’economia positiva. Mi chiamarono a sostituire di corsa un collega, che aveva avuto all’ultimo un contrattempo, a condurre un evento con Jacques Attali e altri esponenti dell’economia positiva innovativa e sociale. C’era anche il marito Gian Marco Moratti. Quel giorno a San Patrignano, circa vent’anni dopo l’incontro di Roma, avevo il compito di presentare gli ospiti e fare domande sulla base di cartoncini preparati da una solerte e strutturata agenzia di comunicazione.
Dopo i primi interventi decisi di non stare alla “lettera” dei cartoncini ma di parlare a braccio davanti a un pubblico fatto di tanti ragazzi e ragazze della comunità di San Patrignano, adeguando le parole in stile più relazionale, diciamo così. Mi capitò anche di intervistare Jacques Attali ovviamente in francese senza preparazione perché all’ultimo momento invece di fare un intervento decise di farsi fare domande. Venne fuori una narrazione più schietta e diretta. L’evento finì. Si avvicinò Gian Marco Moratti che non avevo mai incontrato prima e mi disse dandomi la mano “Volevo ringraziarla. Lei è un giornalista molto sensibile, i ragazzi e le ragazze l’hanno capito dal modo diverso in cui ha presentato e usando parole dirette a tutti e non solo agli esperti”. Confesso: un po’ mi commossi. E lo ringraziai: mi aveva capito senza avermi mai visto prima. Incontri da Roma a Sanpa che mi hanno aiutato a capire un po’ di “cose umane” dietro le cronache più o meno “mondane”.
Fabrizio Binacchi

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