Quando siamo ricchi e tristi, poveri ma felici, sazi e scontenti, ma per statistica. Chissà se è vero, davvero. L’ultima sentenza statistica sociologica del “Sole 24 Ore”, che ha dato i voti di vivibilità delle città, ha buttato giù Bologna e tirato su Trento. A Bologna non aspettavano altro per attaccare tutto e tutti, da Cofferati agli immigrati: si sta male, c’è criminalità, non si vive come una volta. A Trento si celebrano: siamo sani, puliti, forti e beviamo grappa. E pazienza se facciamo la neve finta. Firenze, una volta chiusa, si apre più al mondo, di Bologna. Adoro i sociologi e le ricerche sociologiche. Quasi m’innamoro delle indagini statistiche che mi dicono come si vive a Crotone e come si passa il tempo libero a Rovigo, quanti vanno al cinema a Verona e cosa fanno nella pausa pranzo a Roma. Ma per esercitare il sano principio del distacco critico. Insomma per crederci, ma fino a un certo punto. Ricordate cosa successe a Mantova all’inizio degli anni Ottanta? Ci dissero che eravamo i più ricchi d’Italia ma mia nonna pensionata non era d’accordo. Ci scoprimmo ricchi e felici perché ce lo disse l’allora ricerca sondaggio statistico dello stesso “Sole”. Mantovani primi in Italia per reddito. E vennero a fare inchieste. Con i famosi parametri: depositi bancari, biglietti staccati del cinema su popolazione residente, autovetture immatricolate, panettoni consumati, o -che so io- spumanti aperti. Ora, la statistica sociologica è una scienza. I sociologi sono bravi a dirci come stiamo e dove presumibilmente stiamo andando. Ma, vivaddio, meglio prendere tutto con le molle. Perché un dato di un mese puo’ essere cambiato il mese dopo. Perché i flussi sono veloci. Perché c’è sempre l’esempio del pollo di Trilussa a farci capire come vanno -grosso modo- queste cose: siano in due a tavola, abbiamo un bel pollo ruspante, Rocco ne mangia tre quarti e forse più ed Elena ne mangia solo un quartino e per la statistica l’han mangiato metà per uno. Così magari ha ragione la mia amica Egeria Di Nallo, sociologa delle comunicazioni, a dire che Bologna è in “affanno” e che “non si trovan o più le motivazioni di sviluppo”, ma è anche certo che tra una base che sta malissimo e una borghesia mediana che se la cava ci sono quelli dei Colli, palazzine e ville da alta società, che l’affanno davvero non lo sentono. Ma la sociologia ci puo’ essere utile a guardare i flussi di tendenza, con parole chiave abbastanza significative. Mitiche quelle del professor Giusepe De Rita, Censis, che ci ha insegnato per anni che viviamo in un Paese, l’Italia, a macchie di leopardo. Verissimo: basta stare un’ora a Verona e un’ora -la settimana dopo a dopo- a Mola di Bari e capisci che altroché macchie di leopardo, è un vero e proprio eczema. L’ultima trovata lessicale dopo la società liquida è la società “poltiglia”, che a ben vedere, come dice papà, puo’ essere anche un po’ offensiva: della serie poltiglia sarà lei. Società aggrovigliata senza nodi ma assemblata senza forma, per valori superati e riferimenti frustrati. “Amo i sociologi”, direbbe un mio amico. Ma bisogna sempre tornare al dato, inoppugnabile, di partenza: quanto, per chi, e dove. L’ultimo dato è un vero terremoto, altro che poltiglia, per l’Italia intera. In ricchezza prodotta la Spagna ci ha superato, e Atene, pensate la Grecia, ci puo’ sorpassare, -altro che Made in Italy- , e ci sta provando. Dice un collega romano “Aho’ altro che macchie de leopardo qui è tutto da rifare. Dice che ce vole ottimismo. Ma levate va”. Il “ma levate va”romanesco non è proprio un’ analisi sociologica ma dà bene l’idea. Anche sotto Natale.
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Fabrizio Binacchi

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, diceva un altro famoso toscano, senza dirci come e perchè. “Piove…governo ladro!” ribadiva qualcun altro; “ssò tutti de’ magna-magna”, ricette a metà strada tra la saggezza e il qualunquismo popolare.
Ma senza scomodare i sociologi, che ce n’è di buoni e meno (al soldo) su piazza, come medici, giuristi, politici e…carrettieri, forse per i cittadini sarebbe interessante capire se ISTAT (o EURISPES) nazionali scantonano o meno con l’inflazione (nonostante i polli ben noti). Ci spieghino la composizione e l’attendibilità del “paniere”. Ci spieghino quanto l’aumento del 30-40% (nel IV° trimestre 2007) di beni di prima necessità, quali farina, latte, pane, pasta, abbia inciso sul tasso d’inflazione, se questi beni sono presenti in misura congrua sul suddetto paniere, o se “mangianastri e radioregistratori” o ..beni di lusso fuori portata continuano a deviare dall’esatta misurazione.
Francesco Attolico Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia
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