L’organizzazione è tutto, diceva un mio amico ristoratore nel centro di Mantova tanti anni fa. Soprattutto di questi tempi con le variabili dei colori. Con l’organizzazione sai mettere a tavola pochi o tanti ospiti facendo gustare loro i tortelli appena fatti e il cotechino fumante. L’organizzazione è tutto, diceva anche un mio amico generale che comandava una Divisione militare. Mica poco. L’organizzazione è indispensabile per accogliere turisti in una città perla d’arte e di cultura come Firenze, mi racconta spesso una mia amica che guidava prima della pandemia frotte di americani e inglesi, gruppi di italiani e tedeschi o spagnoli tra i palazzi simbolo del Rinascimento. Organizzare è calcolare prevedendo fattori certi e fattori variabili, in un processo produttivo o in un servizio da prestare. Esempi base. Se fai l’autista e c’è la neve è bene organizzarsi con pneumatici da neve o con catene. Se dirigi un giornale di carta stampata, scusate l’ovvietà, è sarà bene che si preoccupi di avere le notizie ma anche la carta su cui stamparle. Ognuno di noi organizza centinaia forse migliaia di “cose” ogni giorno, dalla più piccola, magari la spesa veloce di un panino, alla più grande come un esame o un ponteggio, il lancio di un satellite e la guida di un treno. Quando penso ad un “organizzatore perfetto” penso a un collega con cui ho fatto Linea Verde, che ci ha lasciato improvvisamente nel luglio del 2016: Donato Corti, di professione “organizzatore di produzione”. Ha organizzato una marea di programmi in diretta e in differita, dal Giro d’Italia a spettacoli potenti. Lo conobbi un giorno d’inizio autunno del 1999, prima puntata da registrare di Linea Verde tra Bolzano e Tremeno: ero stato catapultato dall’allora direttore di Rai1 Agostino Saccà alla conduzione di Linea Verde nel giro di due settimane e non sapevo nulla. In quell’albergo di Bolzano lo vidi discutere con un signore del ricevimento e sentii per la prima volta quel “Sono Corti, Donato Corti” che nel gruppo di lavoro era abbastanza risaputo e per certi versi leggendario. Della serie c’è Donato, nessun problema. Puntata sicura. Metteva a posto decine di colleghi tra alloggi e spostamenti organizzavi, viaggi e registrazioni con una sicurezza e una flessibilità che erano diventate proverbiali. Al signore del ricevimento non tornava una certa carta, faceva storie in tedesco, voleva una mail di conferma. Donato con serafica calma ha chiesto un indirizzo mail, si è girato, ha armeggiato per qualche secondo con un computerino e dopo un minuto ha chiesto al signore del ricevimento: guardi nella posta elettronica, forse ha già quello che chiedeva.
Sapeva a chi piaceva il panino con la mortadella e quello col prosciutto nei rapidi pranzi al sacco tra una registrazione e l’altra, sapeva guardando il cielo se in quel mattino potevamo fare l’elicottero oppure no, sapeva prevedere a che ora saremmo arrivati alla tavolata finale e magari chiedere al prete della chiesa, che inevitabilmente si doveva inquadrare se poteva mettere l’orologio del campanile sulle 13 e 20, anche se erano le 14 e 40. Innocenti finzioni televisive.
Era capace di operazioni da film. Tipo il salvataggio del conduttore, ospiti e degli operatori nelle campagne vicino a Graz in Austria. Autori e registi avevano pensato una puntata con volo su pallone aerostatico. Bello ma con pericoli. Fu una esperienza emozionante: raccontare i boschi della Stiria mentre il pilota del pallone “pettinava” le punte degli abeti secolari e altre piante. “Pettinava” voleva dire che sembrava di finirci contro.
Come si sa, quando si atterra con un pallone aerostatico devi prepararti alla frequente eventualità che la cesta si ribalti e devi uscire in orizzontale. Capitò anche a noi: solo che finimmo nel campo coltivato di un contadino austriaco ovviamente non avvertito e non troppo tollerante. Lo vedemmo uscire con qualcosa tra le braccia che ci sembrava un bastone o un fucile. Non si chiarì mai. Tre secondi dopo vedemmo arrivare fortunatamente un corteo di auto capitanate da Donato Corti che nel giro di 20 secondi ci recuperò come in una azione di guerra.
Gli piaceva organizzare il Giro d’Italia e quando passava in Emilia-Romagna veniva a trovarmi a Bologna e mi raccontava di quando aveva spinto a forza un presidente della Rai, Roberto Zaccaria, su un elicottero a vedere dall’alto una tappa, oppure quando riuscì far arrivare per tempo le troupes che dovevano riprendere l’arrivo sotto un nubifragio. La sera prima di una delicata registrazione ci riuniva tutti autori, conduttori, tecnici, ospiti e ci faceva il ripasso organizzativo chiudendolo con il mitico “Sportelli chiusi alle 7 e 30”. Mi sembra di aspettarlo ancora a sportelli chiusi.
Fabrizio Binacchi

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