
Chiariamo il nodo ICE senza girarci intorno: la legittimità di un ruolo non è un lasciapassare per usare la forza come se fosse un telecomando. Se ti trovi davanti dei manifestanti, la legge va applicata con misura, responsabilità e proporzione. Altrimenti non stai “ristabilendo l’ordine”, stai solo alzando la temperatura del Paese e lo fai con le armi in mano.
Qui il dettaglio decisivo è uno solo e cambia tutto: la seconda vittima non aveva un’arma. Quello che viene scambiato per arma era un telefono cellulare. Se si arriva a un esito letale dentro una dinamica del genere, non basta più parlare di “errore” o “situazione confusa”: si entra nel campo dell’abuso, della sproporzione, e soprattutto del rischio che la narrazione venga stirata dopo, per far sembrare inevitabile ciò che non lo era.
Ed è proprio questo il punto politico. Si vede un tentativo neanche troppo elegante di spostare l’America da democrazia imperfetta ma viva a una forma di plutocrazia blindata, dove chi comanda si sente autorizzato a manipolare fatti e realtà, e a usare la forza come argomento. La democrazia, invece, è l’opposto: è accettare che lo Stato abbia limiti, che l’autorità sia controllabile, che l’errore si paghi, che la legge non diventi un randello per zittire chi disturba.

Non è possibile che i problemi del mondo vengano “risolti” a colpi di interventi violenti, e poi ci si presenti pure con la faccia di bronzo a pretendere il Premio Nobel per la Pace. La pace non è marketing, non è un trofeo da esibire: è contenimento, responsabilità, e capacità di fermarsi prima che la situazione degeneri.
Mi auguro davvero che in America si argini questa deriva dispotica, perché Trump farà di tutto per piegare le regole a suo favore. Se il vento gli gira contro, proverà a delegittimare il verdetto e a mettere in discussione le midterm, con la stessa logica del capo che non accetta limiti e sogna di restare lì, a imperare come un despota terzomondista. E quella non è leadership: è paura del giudizio, travestita da potere.
E c’è un’ultima cosa, la più semplice e la più ignorata: se non si capiscono le basi fondanti dei principi democratici, tutto il resto sono parole vuote. Il voto diventa una cerimonia, i diritti una concessione revocabile, la legge un’arma.
E oltre quel confine non c’è “più sicurezza” nè “democrazia”: c’è la plutocrazia, dove comandano pochi, protetti dalla forza, mentre agli altri resta solo il silenzio.
Piero Terracina

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