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Quando lo Stato spara e poi riscrive la scena

Chiariamo il nodo ICE senza girarci intorno: la legittimità di un ruolo non è un lasciapassare per usare la forza come se fosse un telecomando. Se ti trovi davanti dei manifestanti, la legge va applicata con misura, responsabilità e proporzione. Altrimenti non stai “ristabilendo l’ordine”, stai solo alzando la temperatura del Paese e lo fai con le armi in mano. Qui il dettaglio decisivo è uno solo e cambia tutto: la seconda vittima non aveva un’arma. Quello che viene scambiato per arma era un telefono cellulare. Se si arriva a un esito letale dentro una dinamica del genere, non basta più parlare di “errore” o “situazione confusa”: si entra nel campo dell’abuso, della sproporzione, e soprattutto del rischio che la narrazione venga stirata dopo, per far sembrare inevitabile ciò che non lo era.

di Piero Terracina | 26 Gennaio 2026

Chiariamo il nodo ICE senza girarci intorno: la legittimità di un ruolo non è un lasciapassare per usare la forza come se fosse un telecomando. Se ti trovi davanti dei manifestanti, la legge va applicata con misura, responsabilità e proporzione. Altrimenti non stai “ristabilendo l’ordine”, stai solo alzando la temperatura del Paese e lo fai con le armi in mano.

Qui il dettaglio decisivo è uno solo e cambia tutto: la seconda vittima non aveva un’arma. Quello che viene scambiato per arma era un telefono cellulare. Se si arriva a un esito letale dentro una dinamica del genere, non basta più parlare di “errore” o “situazione confusa”: si entra nel campo dell’abuso, della sproporzione, e soprattutto del rischio che la narrazione venga stirata dopo, per far sembrare inevitabile ciò che non lo era.

Ed è proprio questo il punto politico. Si vede un tentativo neanche troppo elegante di spostare l’America da democrazia imperfetta ma viva a una forma di plutocrazia blindata, dove chi comanda si sente autorizzato a manipolare fatti e realtà, e a usare la forza come argomento. La democrazia, invece, è l’opposto: è accettare che lo Stato abbia limiti, che l’autorità sia controllabile, che l’errore si paghi, che la legge non diventi un randello per zittire chi disturba.

Non è possibile che i problemi del mondo vengano “risolti” a colpi di interventi violenti, e poi ci si presenti pure con la faccia di bronzo a pretendere il Premio Nobel per la Pace. La pace non è marketing, non è un trofeo da esibire: è contenimento, responsabilità, e capacità di fermarsi prima che la situazione degeneri.

Mi auguro davvero che in America si argini questa deriva dispotica, perché Trump farà di tutto per piegare le regole a suo favore. Se il vento gli gira contro, proverà a delegittimare il verdetto e a mettere in discussione le midterm, con la stessa logica del capo che non accetta limiti e sogna di restare lì, a imperare come un despota terzomondista. E quella non è leadership: è paura del giudizio, travestita da potere.

E c’è un’ultima cosa, la più semplice e la più ignorata: se non si capiscono le basi fondanti dei principi democratici, tutto il resto sono parole vuote. Il voto diventa una cerimonia, i diritti una concessione revocabile, la legge un’arma.

E oltre quel confine non c’è “più sicurezza” nè “democrazia”: c’è la plutocrazia, dove comandano pochi, protetti dalla forza, mentre agli altri resta solo il silenzio.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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