
Quando la destra confonde la perequazione sociale con il populismo.
Tagliata la rivalutazione a molti pensionati. Una nuova mazzata per chi ha lavorato e versato contributi per tutta la vita. E l’opposizione dov’è?
Da tempo vedendo crescere una selva di bonus, rottamazioni, stralci, incentivi e agevolazioni di varia portata mi chiedevo: “chi ne pagherà le spese?“. Adesso so la risposta : la tosatura delle pensioni che, incrociata con un’inflazione a due cifre, determina un mix micidiale.
Un epilogo che avevo intuito … Non c’era bisogno di essere uno Sherlock Holmes per capire che correnti di opinione avverse ai pensionati e alla popolazione anziana in generale, accusata di drenare troppe risorse, avrebbero finito per dare dei risultati.
Certo, però, non mi attendevo che il nuovo Governo Meloni protagonista di una manovra economica fatta di agevolazioni come lo stralcio delle cartelle esattoriali, esordisse con il taglio della rivalutazione pensioni.
Ma ero un ingenuo: bastava condire il boccone amaro con una buona dose di demagogia e il gioco è fatto. Infatti, tagliare la rivalutazione sopra una certa soglia sembra una forma di perequazione sociale. Ma non è così. Anzitutto la rivalutazione pensioni non è un aumento ma solo l’adeguamento al costo della vita per una categoria sociale che non ha altri strumenti per combattere l’inflazione in quanto è esclusa dal cuneo fiscale e non ha rinnovi contrattuali per recuperare potere d’acquisto.
La soglia da cui inizia la sforbiciata è alquanto bassa. 2100 euro lordi. non è un reddito pingue.
Inoltre, la pensione non è un’elargizione dello Stato ma il risultato dei contributi versati. Chi ha lavorato per quarant’anni ha diritto o no a una pensione più alta di chi ne ha lavorati venti? A quanto pare no…se i primi sono esposti alle sforbiciate del governo.
Per di più, in questo taglio di rivalutazioni non si è tenuto conto né del reddito familiare né del reddito complessivo.
Così coloro che hanno pagato all’Inps pochi contributi ma hanno altre forme di rendita si godono la rivalutazione totale. Eppure, basterebbe tenere conto l’ISEE e si potrebbero escludere dai vantaggi coloro che hanno anche altri redditi.
In ogni caso sarebbe stato più equo attuare una rivalutazione per fasce ovvero a chi ha
2100 euro di pensione rivalutare al 100% la parte di pensione fino a 4 volte il minimo all’80% quella tra 4 e 5 volte ecc.…
Invece si preferisce far passare per “ricchi” coloro che non lo sono affatto. Con duemila euro o poco più non si vive agiatamente, si tira la cinghia. Specie nel momento in cui il caro bollette mette a dura prova il nostro reddito.
E appare quasi una beffa che si continui a parlare di cifre al lordo che fanno apparire pingui pensioni che sono invece magre… Quando si va a fare la spesa si paga con il netto, non con il lordo.
In tempi di inflazione senza freni questa mazzata sui ceti medio-bassi è ancora più pesante. Ma ovviamente il taglio della rivalutazione scalfisce ben poco le pensioni d’oro che sono di per sé pingui. Come al solito la scure si abbatte sui redditi medio-bassi.
Populismo invece di equità. È questo il biglietto da visita del nuovo governo? E non solo del governo: perché a favore del superbonus al 110% si sono mobilitate varie forze politiche con una selva di emendamenti… sul taglio della rivalutazione non sento altrettanto clamore.
Gabriele Parenti

PENSO CHE MOLTI ITALIANI CON PENSIONI MEDIO/BASSE NON SI SONO ANCORA RESI CONTO DI QUESTA PALESE INGIUSTIZIA!