
La vicenda giudiziaria che coinvolge Gaetano Armao e altre otto persone va naturalmente letta con tutte le cautele imposte da un’inchiesta ancora in corso. La Procura di Palermo ha chiesto misure cautelari nei confronti degli indagati, ma al momento non si può parlare di arresti già eseguiti: sarà il giudice, dopo gli interrogatori preventivi, a decidere. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e vale, per tutti, la presunzione di innocenza.
Ma al di là delle singole responsabilità penali, questa vicenda porta alla luce una questione più ampia: il rapporto tra politica, amministrazione pubblica, professionisti e interessi economici privati. Un intreccio che, secondo l’impostazione della Procura, avrebbe attraversato settori delicati come l’energia, la gestione dei rifiuti e la sanità.
Al centro dell’inchiesta c’è Gaetano Armao, avvocato e docente di diritto amministrativo, già vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Economia durante il governo Musumeci. Armao ha inoltre presieduto la Commissione tecnica specialistica, organismo chiamato a esprimersi su importanti procedimenti di carattere ambientale. Fino alla diffusione della notizia dell’inchiesta era anche consulente giuridico del presidente della Regione Renato Schifani, incarico dal quale si è dimesso.
Secondo i magistrati, ad Armao sarebbero riconducibili tre episodi di corruzione. In due casi, riguardanti il settore delle energie rinnovabili e quello della gestione dei rifiuti, il meccanismo contestato sarebbe passato attraverso incarichi professionali affidati all’avvocato Pierluigi Matta. Per la Procura, alcune consulenze, tra cui una del valore di 147 mila euro, avrebbero rappresentato il modo per trasferire denaro ad Armao in cambio di interventi destinati a favorire determinati interessi all’interno dell’amministrazione regionale.
Uno dei filoni riguarda la Compagnia Valdostana delle Acque, con il coinvolgimento dell’allora amministratore delegato Giuseppe Argirò e del manager Marco Malacarne Gentile. Un altro riguarda l’imprenditore Sergio Vella e la Seap Bio Energy, impegnata in un progetto nell’Agrigentino per il trattamento dei rifiuti, la produzione di biometano e compost. Anche in questo caso gli investigatori ipotizzano l’esistenza di rapporti e interventi finalizzati a incidere sui procedimenti amministrativi.
Il terzo filone riguarda invece la sanità e, in particolare, il settore dell’assistenza e delle cure palliative. Qui compaiono Luigi Zancla, presidente di Samo Onlus, Mario Lupo, già presidente di Samot Onlus, e Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo. Secondo l’accusa, anche in questo ambito sarebbero state esercitate pressioni e sarebbero stati utilizzati rapporti personali e professionali per intervenire sulle procedure regionali di accreditamento.
Nella stessa vicenda compare il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo, esponente dell’Mpa e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Secondo la Procura, avrebbe utilizzato il proprio ruolo politico per sostenere interessi legati al settore della sanità e, in cambio, avrebbe chiesto l’assunzione di una persona a lui politicamente vicina. Lombardo ha respinto le accuse e, dopo la diffusione dell’inchiesta, ha lasciato gli incarichi ricoperti nelle commissioni Bilancio e Sanità dell’Assemblea regionale siciliana.
È proprio la parola “intreccio” che forse meglio descrive ciò che questa inchiesta sembra voler ricostruire. Non soltanto singoli rapporti tra persone, ma una rete nella quale politica, professioni, imprese e amministrazione pubblica possono finire per incontrarsi in modo difficile da distinguere. È questo l’aspetto che dovrebbe far riflettere, indipendentemente da come si concluderanno le singole posizioni giudiziarie.
Perché gli intrecci di potere raramente si presentano con un volto evidente. Possono passare attraverso una consulenza apparentemente normale, una telefonata, una conoscenza, una richiesta fatta al momento giusto, un incontro, un rapporto professionale o un intervento su un procedimento amministrativo. Presi singolarmente, questi elementi possono anche sembrare privi di particolare significato. È quando vengono messi insieme che, eventualmente, possono assumere un significato diverso.
Ed è proprio questo il lavoro della magistratura: ricostruire ciò che non è immediatamente visibile attraverso documenti, contratti, fatture, pagamenti, messaggi, telefonate, incontri e atti amministrativi. Quando esistono abbastanza tracce, anche ciò che per molto tempo è rimasto nascosto può essere ricostruito.
La politica, naturalmente, può prendere le distanze dalle persone coinvolte e attendere che la giustizia faccia il proprio corso. Ma una riflessione più profonda dovrebbe riguardare anche il funzionamento delle Istituzioni. Nei settori in cui vengono decise autorizzazioni, concessioni, accreditamenti e importanti interessi economici, la trasparenza non può essere considerata un dettaglio burocratico. Deve essere una garanzia concreta contro qualsiasi possibile condizionamento.
Energia, rifiuti e sanità sono settori nei quali le decisioni pubbliche possono muovere interessi economici molto rilevanti. Per questo è indispensabile che i percorsi amministrativi siano controllabili, tracciabili e comprensibili, così da rendere più difficile la formazione di rapporti opachi tra chi esercita il potere pubblico e chi da quelle decisioni può trarre vantaggio.
Questa vicenda, dunque, non dovrebbe essere trasformata in una condanna anticipata di nessuno. Saranno i giudici a stabilire se le accuse troveranno conferma. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarla soltanto come l’ennesima storia giudiziaria destinata a esaurirsi nelle cronache del momento.
La domanda più importante, infatti, è un’altra: come possono determinati rapporti e determinati intrecci svilupparsi per tanto tempo senza che nessuno li veda? E soprattutto, quali strumenti possono essere rafforzati perché il confine tra legittima attività politica, attività professionale e interesse privato rimanga sempre netto?
Perché ciò che il potere riesce a nascondere per un certo periodo non è detto che riesca a nasconderlo per sempre. Quando esistono tracce sufficienti, gli intrecci possono essere ricostruiti e venire a galla. E allora la questione non riguarda più soltanto chi abbia eventualmente sbagliato, ma anche perché nessuno abbia visto prima ciò che, con il tempo, è diventato impossibile nascondere.
Angioletta Massimino

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