
In Spagna si manifesta per poter abitare una casa senza consegnare all’affitto buona parte dello stipendio. In Francia per studiare in edifici dignitosi, con insegnanti sufficienti e classi meno affollate. Due mobilitazioni diverse che pongono una questione comune: quanto valgono ancora i diritti sociali nelle scelte dei governi?
L’altro ieri a Madrid sono scese in piazza 70mila persone secondo le autorità, mentre le proteste attraversavano decine di città spagnole. Dopo la bocciatura parlamentare dei provvedimenti sulla casa, il movimento chiede di arrivare allo sciopero generale.
In Francia gli studenti chiedono professori, sostituzioni degli assenti, manutenzione degli edifici e condizioni che consentano davvero di imparare. Per il 6 ottobre i sindacati dell’istruzione hanno chiamato il personale a mobilitarsi al loro fianco. La possibilità di unire le lotte comincia dunque a prendere forma.
Credo che la svolta possa venire proprio da qui: dall’incontro fra studenti, lavoratori, famiglie e sindacati e dalla capacità della politica di ascoltare e rappresentare i bisogni delle persone.
E in Italia?
Sarebbe ingiusto dire che nessuno protesta. Ci sono scioperi e mobilitazioni, e anche gli studenti stanno tornando nelle piazze. La domanda è perché queste lotte facciano tanta fatica a incontrarsi, a durare, a diventare una forza capace di cambiare le priorità del Paese.
Penso pesino la precarietà, la paura di perdere il lavoro, la sfiducia accumulata. Ma dobbiamo interrogarci anche sulla capacità della sinistra di organizzare, ascoltare e rappresentare. Troppo spesso chiediamo alle persone un voto senza costruire con loro una battaglia comune.
La politica dovrebbe stare nei quartieri, davanti alle scuole, nei luoghi di lavoro. E assumere impegni precisi: case pubbliche, affitti sostenibili, salari dignitosi, investimenti nell’istruzione, un fisco che chieda di più a chi possiede di più.
Condannare la violenza è necessario. Sostenere la protesta e darle uno sbocco democratico lo è altrettanto.
L’unità delle opposizioni acquista un significato quando aiuta a unire anche le persone e i loro bisogni. Il programma dovrebbe cominciare da questa vita quotidiana. Altrimenti continueremo a discutere di chi guiderà la coalizione, lasciando senza risposta la domanda decisiva: per cambiare che cosa?
Infine, è semplicemente vergognoso il modo in cui gran parte della stampa di destra, filogovernativa, ma anche di centro, racconta le grandi manifestazioni in Spagna e in Francia.
Enrico Rossi

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