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QUALE UNITA’ D’ITALIA VOGLIAMO?

Il problema, semmai, sono gli italiani, che per certi versi sembrano fermi all’età dei Comuni. Piangono di gioia quando la nazionale vince i campionati del mondo di calcio. Scendono per le strade delle città dipinti del tricolore per poi tornare rivali della città vicina il giorno dopo.
Di Samuele Bartolini

di Samuele Bartolini | 10 Maggio 2010

L’Italia è un paese elegante per stato geografico. Mostra ai satelliti-meteo che la fotografano uno stivale lungo poco più di un migliaio di chilometri con tanto di ammiccante tacco a spillo, la Puglia. Sarà per quello che è considerata ancora il laboratorio planetario della moda. Il Belpaese va da Nord a Sud con una leggera tendenza a scivolare verso Levante. Una nazione con la più alta concentrazione di cultura al mondo. I dati Onu le riconoscono il 60% dell’intero patrimonio mondiale di belle arti. Tutto concentrato – pensate un po’ – in un fazzoletto di terra che, visto dall’alto dei cieli, assomiglia a una minuscola linguina di biscotto affogata nell’immensità delle terre emerse di Africa ed Eurasia, intessuto, però, dei fili dorati di Michelangelo e Caravaggio.
Il problema, semmai, sono gli italiani, che per certi versi sembrano fermi all’età dei Comuni. Piangono di gioia quando la nazionale vince i campionati del mondo di calcio. Scendono per le strade delle città dipinti del tricolore per poi tornare rivali della città vicina il giorno dopo. Arezzo ce l’ha con Perugia. Livorno ce l’ha con Pisa. Siena è divisa in contrade che si odiano tutto l’anno. Addirittura un abitante di Montevarchi storce la bocca e quasi quasi cambia marciapiede se incrocia nella centralissima via Roma uno di S. Giovanni Valdarno. E dalla Toscana potremmo estendere le rivalità al resto d’Italia.
Lo scorso 27 febbraio il popolo viola, la società civile e i partiti dell’opposizione scesero nelle piazze per una manifestare contro il legittimo impedimento, a sostegno della Carta e degli organi di garanzia costituzionale. Sembrano ere geologiche fa tanta è la velocità delle notizie che ci sommergono quotidianamente. La manifestazione fu organizzata in un paio di giorni e a Firenze radunò un migliaio di manifestanti. Piazza Repubblica fu invasa da bandiere di tutti i colori. C’erano soli che ridevano su campo verde, frasche di ulivo che spuntavano timide dalle scritte, parole dure e pure marchiate in bianco su pezze viola. Mancava, però, il Tricolore. Insomma. Scesi in piazza a gridare la loro indignazione in difesa della Carta, i manifestanti s’erano scordati a casa la bandiera più importante, l’unico vessillo di Unità nella Costituzione dell’Italia repubblicana. Fieri della loro desolante diversità.
E poi c’è il divario Nord-Sud che da 150 anni non accenna a risolversi. Arrivato in Sicilia con i suoi Mille, Garibaldi sterminò la popolazione e scese a patti coi baroni locali. Durante il secondo conflitto mondiale, gli americani chiesero il permesso alla mafia per effettuare lo sbarco che porterà alla Liberazione del paese dal nazifascismo. Oggi i treni dell’isola viaggiano su lunghe tratte di binari unici. Le strade lasciano a desiderare. In Calabria un imprenditore edile va dai Carabinieri. Denuncia il pizzo e le intimidazioni alla sua famiglia da parte dell’ndrangheta. E gli uomini dell’Arma candidamente rispondono: “Meglio che te ne vai”. Più a nord la fine dei lavori trentennali alla Salerno-Reggio Calabria sono entrati a pieno titolo nella leggenda. A Napoli il rosso del semaforo è un optional, i ragazzi vanno in tre sullo scooter sotto gli occhi dei vigili urbani e il centauro che viaggia con il casco lo fa per nascondere il proprio volto alla vecchietta alla quale strapperà la borsetta, non per rispettare il codice della strada. Nelle campagne del napoletano vengono sotterrati dalla camorra montagne di rifiuti urbani e non. Da decenni il Sud divora milioni di euro dei finanziamenti europei per le aree depresse senza che nulla cambi. In certe regioni il tasso di disoccupazione viaggia a due cifre fino al 20%. E fra i giovani, chi può, scappa.
In decenni di sviluppo economico il Nord ricco e benestante si è retto sulle gambe di centinaia di migliaia di immigrati del Sud scappati alla povertà. Ma è anche il Nord che in questi anni ha scaricato al Sud i propri rifiuti tossici nelle campagne maleodoranti del napoletano e del casertano con il benestare della malavita organizzata.
E in tutto questo qual’è stato il ruolo del potere e della politica? Grande, troppo grande. Ma, allora, quale Unità d’Italia vogliamo?

Samuele Bartolini

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