Piero Ostellino, sul “Corriere” di oggi 18 giugno, definisce come opposizione responsabile quella che si differenzia dall’agitazione e dalla criminalizzazione dell’avversario, e che faccia, anche in maniera dura, il proprio lavoro nelle aule parlamentari. Il che corrisponde al prevalere della concezione riformista rispetto a quella rivoluzionaria. Merito di Veltroni, per Ostellino, è quello di aver capito questa differenza e di averla risolta col prender le distanze dai massimalisti e col rifiuto di vedere in Berlusconi la radice di ogni male.
Ostellino si preoccupa del fatto che l’evidente introduzione, in sede di conversione del decreto sulla sicurezza, di un emendamento che nulla ha a che fare con la sicurezza, e nel quale è difficile non vedere la mano degli avvocati del cavaliere, conduca il PD al venir meno al criterio dell’opposizione “responsabile”, che tanto entusiasmo aveva suscitato Oltretevere, dalle parti di Confindustria, e sulle pagine del Corriere. Così Ostellino indica una miracolistica via d’uscita, che dovrebbe consentire al PD di continuare a condurre la propria responsabile opposizione senza cadere nello scontro frontale, nel fatto che il capo del governo si assuma la diretta responsabilità di queste misure, distinguendo tra “responsabilità politica” e “responsabilità giuridica”.
A parte il bizantinismo, mi pare che qui si abbia voglia di prendersi in giro da soli, quando è -credo- chiaro a tutti gli italiani che il nuovo “lodo Schifani” e l’emendamento rinvia-processi sono frutto di un non nuovo conflitto di interessi: questa volta non relativi ad una concessione televisiva, ma a fatti di rilevanza penale che riguardano il presidente del consiglio. E, se a qualcuno ciò non fosse sufficientemente chiaro, è bastata la irrituale lettura in Aula di un testo nel quale un imputato, ancorché presidente del consiglio, annuncia e difende la propria condotta processuale, attacca un magistrato (cosa che come imputato può fare, ma non come capo del governo), e mescola in un minestrone unico, nauseabondo, i propri fatti privati e le leggi dello Stato.
Opposizione “responsabile” quindi, secondo Ostellino, come presupposto di quella che alcuni hanno chiamato “Terza Repubblica”; questa non consiste nel non dire le cose, ma nel dirle educatamente e, soprattutto, nel non fare nulla che possa far montare nel Paese un minimo di indignazione per quanto sta avvenendo. Perché, se vi fosse indignazione, diventerebbe difficile star di qua e di là; e probabilmente i fautori dell’appeasement hanno ragione quando pensano che, in definitiva, questo è proprio quanto chiede larga parte di un Paese che è sempre andato avanti a suon di scorciatoie e che non ha mai conosciuto la Riforma.
Già, ma il presupposto di una opposizione “responsabile” è quello che la maggioranza non si discosti da quei princìpi sui quali si fonda la concezione liberale dello Stato, e non ponga in atto comportamenti dai quali deriverebbe un ulteriore avvicinamento al modello del despotismo orientale, che nel dibattito di ieri al Senato è emerso con chiarezza.
E, quando ciò avvenga, quale dev’essere un’opposizione responsabile? Una risposta arriva dalle reazioni della destra all’irrigidimento che sembra manifestarsi da parte della minoranza parlamentare, nel momento in cui rimproverano ad un PD allo sbando di essersi posto al seguito di IdV. Come a dire: la maggioranza è tale, e quindi ha il diritto di fare quel che le pare; l’eventuale mettersi di traverso è solo opposizione irresponsabile e pregiudizialmente antiberlusconiana.
Ciò segue a quella strana concezione della democrazia che ha fatto dire all’attuale Presidente del Consiglio che in Parlamento è più che sufficiente la presenza di qualche decina di parlamentari dotati di una qualche capacità, limitandosi il compito degli altri allo schiacciare il pulsante. E segue ad un Parlamento nominato e non eletto, nel quale i parlamentari non rispondono più ai loro elettori, ma ai loro capi-partito.
In queste condizioni, nelle quali la maggioranza pigia bottoni come un sol uomo su questioni che sono fondamentali per il futuro della democrazia italiana, un’opposizione degna di questo nome non può essere “responsabile” nel senso auspicato da Ostellino, ma ha il dovere di essere responsabile nei confronti della democrazia e di quella parte del Paese, che non si rassegna al berlusconismo, e che, con buona pace dei cultori di un bipartitismo perfetto, ma ammiccante e non competitivo, esiste ancora.
Questa vicenda dimostra quanto sia stata priva di fondamento l’illusione di quelli che hanno ritenuto, con Veltroni in testa, che sarebbe stato sufficiente eliminare dal Parlamento l’intera sinistra, per poi poter discutere con il leader dello schieramento opposto, indipendentemente da chi avesse vinto le elezioni, sulle regole della democrazia in un clima pacifico e tranquillo. Questa illusione ha già inferto colpi gravissimi al modo di funzionare di una democrazia normale; ed oggi è ridicolo lamentarsi del fatto che il cavaliere sia riapparso nella sua veste di satrapo, dopo aver taciuto su tutto quanto misurava la distanza tra conservatorismo democratico e despotismo. Sarebbe meglio, a questo punto, prender atto del proprio fallimento, e dedicarsi seriamente a fare l’opposizione, dentro e fuori dal Parlamento, poco importa se responsabile o no. Il parlare di opposizione responsabile mi appare concetto simile a quello della “sana laicità” dei vescovi.
GIM CASSANO (gim.cassano@tiscali.it) Catania, 18-06-2008

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