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Quadro demografico e welfare: allarme denatalità

Il ministro Giorgetti indica la linea da seguire alla Commissione sulla transizione demografica. Partendo dal presupposto che le politiche familiari sono fondamentali per la nostra tenuta economica, le parole del Ministro dell’Economia, On. Giancarlo Giorgetti, dovrebbero far ben sperare in merito. Secondo Il ministro Giorgetti, nella recente audizione alla Commissione Parlamentare di inchiesta sugli effetti economici derivanti dalla transizione demografica in atto, ha detto: “Nel prossimo futuro, un approccio strutturale, integrato e lungimirante deve continuare a promuovere la semplificazione e la razionalizzazione delle misure esistenti a favore delle famiglie, a integrare le politiche fiscali e le politiche di spesa, in particolare per sostenere la genitorialità e la cura, e a valutare sistematicamente l’impatto redistributivo delle misure, con attenzione agli effetti su natalità, povertà minorile e occupazione femminile”.

di Salvatore Rondello | 6 Luglio 2025

Il ministro Giorgetti indica la linea da seguire alla Commissione sulla transizione demografica. Partendo dal presupposto che le politiche familiari sono fondamentali per la nostra tenuta economica, le parole del Ministro dell’Economia, On. Giancarlo Giorgetti, dovrebbero far ben sperare in merito. Secondo Il ministro Giorgetti, nella recente audizione alla Commissione Parlamentare di inchiesta sugli effetti economici derivanti dalla transizione demografica in atto, ha detto: “Nel prossimo futuro, un approccio strutturale, integrato e lungimirante deve continuare a promuovere la semplificazione e la razionalizzazione delle misure esistenti a favore delle famiglie, a integrare le politiche fiscali e le politiche di spesa, in particolare per sostenere la genitorialità e la cura, e a valutare sistematicamente l’impatto redistributivo delle misure, con attenzione agli effetti su natalità, povertà minorile e occupazione femminile”.
La Commissione si era insediata l’11 febbraio di questo stesso anno, ed è presieduta da Elena Bonetti, già Ministro della famiglia e prima firmataria della proposta della Commissione, che era stata approvata il 31 luglio 2024 alla Camera con un sostanziale accordo tra tutti i partiti. Questi due passaggi evidenziano alcune caratteristiche irrinunciabili per politiche per la famiglia adeguate, efficaci e credibili: da un lato, nelle dichiarazioni del ministro, l’idea che le politiche familiari devono essere multidimensionali, dal fisco ai servizi, sensibili alle esigenze specifiche di donne e minori, e con una forte attenzione all’impatto di ogni misura sulle varie condizioni e forme familiari;  dall’altro, nell’approvazione bipartisan in Parlamento, che la “vertenza famiglia” può superare le frammentazioni e le ideologie,  e diventare  davvero una questione di bene comune, per l’interesse generale del Paese: né di destra né di sinistra, ma di tutti. In questa ottica la Commissione ha intrapreso un ciclo di audizioni per interpellare i più rilevanti enti pubblici di ricerca e di rappresentanza istituzionale.
La Commissione sulla transizione demografica svolge un ruolo sicuramente prezioso, perché offre un tavolo di confronto tra tutte le parti politiche, in dialogo con la società (nelle varie audizioni), con il “compito di indagare sui  fenomeni  connessi ai  mutamenti e alla prospettiva demografica del Paese” (decreto istitutivo del luglio 2024); al termine di tale lavoro la Commissione “riferisce alla Camera circa i risultati della propria attività e può formulare osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente, anche redigendo un documento di sintesi sulla situazione demografica del Paese e sui processi di cambiamento che lo interessano”.
Un lavoro importante, una assunzione di responsabilità da parte del Parlamento, e soprattutto una grande occasione per raccogliere notizie, dati, proposte, progetti, impegni politici.
Anche la relazione del Ministro Giorgetti dedica ampio spazio all’analisi dei dati e alle prospettive future, ma questa forse è la parte meno interessante. La Commissione ha già ascoltato, da aprile ad oggi, Istat, Censis, il Centro Studi della Banca d’Italia, e molti altri enti ed esperti, e sicuramente il vero problema, in tema di emergenza demografica, non è la conoscenza della realtà e le possibili conseguenze della situazione attuale, su cui sono state già riempite migliaia di pagine. Ciò che sarà decisivo, invece, sarà la selezione delle priorità operative, e l’impegno politico ad essa conseguente.
In questo senso la relazione del Ministro dell’economia è interessante perché sottolinea l’effetto a cascata che i mutamenti demografici generano sul sistema economico nel suo complesso. Con le sue parole, un primo nodo “attiene al fatto che il fattore “ageing” rileva in modo significativo nelle valutazioni sulla sostenibilità e sul rischio del debito pubblico formulate dalle organizzazioni internazionali e dalla Commissione Europea, nonché dalle società di rating”. In altre parole, i margini di manovra delle nostre politiche economiche pubbliche (su ogni scelta!) sono già oggi pesantemente condizionati (e limitati) a livello internazionale dal quadro demografico, e in particolare dal crescente invecchiamento della popolazione. Un secondo nodo rimanda all’impatto dell’evoluzione demografica sui margini di manovra della spesa pubblica: “i fattori demografici influenzano in misura rilevante la dinamica dei saldi di finanza pubblica e del debito pubblico. I fenomeni demografici agiscono su molteplici canali; in particolare: influenzano la produttività aggregata, la dinamica della forza lavoro, la pressione sul sistema previdenziale e il fabbisogno di servizi pubblici fondamentali, generando ricadute che richiedono un continuo aggiornamento dei modelli previsionali e degli strumenti di bilancio”. In altre parole, l’evoluzione demografica diventa un vincolo e un limite, anziché una opportunità e una risorsa per i fattori di generazione (e distribuzione) della ricchezza complessiva del Paese.
In questo scenario, al di là della mappa dei singoli interventi promossi dal Governo (precisati comunque nel testo dell’audizione), appare sicuramente importante, nelle parole del Ministro Giorgetti, quanto segue: “La consapevolezza della rilevanza sistemica della transizione demografica, nel più generale contesto dei profondi cambiamenti in atto a livello globale, ha fatto da sfondo alla costruzione del Piano strutturale di bilancio di medio termine [2025-2029], presentato alle Camere lo scorso autunno e approvato dal Consiglio dell’Unione europea a gennaio dell’anno in corso. In tale quadro, il Piano ha introdotto una novità sostanziale: la variabile demografica è stata formalmente riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio macro-strutturale e, al tempo stesso, come parametro strategico di indirizzo per l’azione pubblica. L’inserimento di tale dimensione non è stato meramente descrittivo o tecnico-statistico, bensì ha comportato un cambio di prospettiva nella definizione delle priorità: l’equilibrio demografico è stato trattato come condizione necessaria per la tenuta del sistema produttivo, la sostenibilità del debito pubblico, l’efficacia del welfare e la coesione territoriale”.
Confidiamo che questa centralità del quadro demografico, che poi significa le scelte delle famiglie e dei giovani, affermata ed argomentata dal Ministro dell’Economia, da chi tiene, cioè, i cordoni della borsa, sia mantenuta presente e resa efficace non tanto e non solo nell’audizione parlamentare, ma soprattutto nel lavoro quotidiano e nelle scelte di impegno economico del Consiglio dei Ministri, perché i progetti di vita delle famiglie italiane rimangano priorità permanente nell’agenda del Paese.
Una priorità indispensabile attorno al quale ruota il mondo del lavoro e della produttività, il benessere delle famiglie e le politiche occupazionali.
Tuttavia, la consapevolezza della presenza di risorse limitate nel Bilancio dello Stato, visto anche gli impegni di spesa per il riarmo, nonostante le rassicurazioni del ministro Giorgetti, alimentano preoccupazioni sulla credibilità delle politiche del Governo Meloni.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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