
Desta impressione il colloquio privato tra Putin e Xi Jinping, catturato da un microfono aperto durante la parata di Pechino.
Parlavano di immortalità, con tutta evidenza pensando alla loro.
Putin diceva che, grazie ai progressi della biotecnologia e ai trapianti di organi, “più si vive, più si ringiovanisce, e si può persino raggiungere l’immortalità”. Xi rispondeva, seguendo il filo del pensiero ma con minore enfasi, che alcuni prevedono vite fino a 150 anni.
Al di là del valore scientifico delle loro affermazioni, che risulta essere assai dubbio, la scena colpisce perché due uomini, avanti con gli anni, al vertice di regimi potentissimi, discorrono di come sfuggire al limite che nessuno può superare: la morte.
Non parlano di eredità politica, di futuro dei loro popoli, di democrazia o giustizia, o di pace e cooperazione, ma di sé stessi, del proprio corpo, della possibilità di restare giovani e dominanti per sempre.
Per un verso esprimono una fragilità umana comune a tutti: la paura della fine che il potere non cancella.
Ma per un altro, le loro parole rivelano un desiderio di onnipotenza che sembra ormai appartenere alla classe dirigente globale: l’idea che il loro potere e la loro vita non debbano mai finire, e quindi la loro volontà di piegare la scienza e la natura, di dominare persino la morte, pur di restare in sella.
Si tratta di un delirio vissuto da numero ristrettissimo di persone che oltre alla ricchezza detiene un accesso privilegiato alle grandi decisioni politiche, ai media, alla ricerca scientifica.
Una global upper class, un’aristocrazia mondiale che sta sopra alle divisioni geopolitiche tra Occidente e Oriente e che condivide gli stessi valori, lo stesso egoismo, la stessa filosofia di vita.
Negli Stati Uniti questa tendenza è ben rappresentata da Elon Musk e Jeff Bezos e da altri miliardari della Silicon Valley. Si chiama survivalismo tecnologico e teorizza che di fronte alla possibilità di una catastrofe dell’umanità per disastro ambientale o per guerra nucleare si debbano costruire “piani B” per salvare la razza umana, pensando a fughe su altri pianeti, naturalmente riservate a chi può pagarsele.
Elon Musk ha parlato più volte del tema dell’allungamento della vita, e della ricerca biotecnologica sull’invecchiamento, per migliorare l’efficienza del corpo e della mente, disponibile però solo a chi potrà permettersela.
Putin e Xi, Musk e Bezos, pur nelle differenze credono che la combinazione di potere, denaro e tecnologia possa superare ciò che per l’umanità è sempre stato ed è invalicabile: i limiti della vita, la scarsità delle risorse del pianeta, l’incertezza e i pericoli del nostro destino.
Questi grandi della terra sono uniti dal fatto che immaginano soluzioni che non sono per tutti, ma per pochi, non diritti universali ma privilegi.
Anche in Italia, nel nostro piccolo, Silvio Berlusconi ha fatto riferimenti – spesso ironici ma rivelatori – all’idea di allungare la vita o raggiungere un’“immortalità” -“voglio vivere 150 anni” diceva anche lui- riponendo fede nella tecnologia e nella sua ricchezza.
Un pensiero semplicemente mostruoso che caratterizza, seppure con diverse declinazioni e sfumature l’élite mondiale.
Di fronte alle tragedie che vive l’umanità, alle vittime delle guerre, della fame, della povertà e dei cambiamenti climatici, la global upper classe, che di tutto questo porta la responsabilità, pensa soprattutto a salvare se stessa e ad allungarsi la vita.
Nella storia più recente, quando si sono create situazioni simili a questa che stiamo vivendo di tanta intollerabile diseguaglianza e di tanta arrogante difesa di privilegi assurdi, l’umanità ha trovato prima o poi la strada per imprimere una svolta, ribellandosi agli assetti di potere consolidati e costruendone di nuovi e più avanzati, anche se non privi di contraddizioni.
È accaduto con le grandi rivoluzioni dei secoli scorsi ma anche con grandi riforme radicali e democratiche che hanno spinto verso compromessi tra le classi più sostenibili e più giusti.
Noi, sinceramente, poiché abbiamo visto come la violenza, anche giustificata, comporti sempre sofferenze e gravi degenerazioni, preferiremmo di gran lunga che la soluzione ai problemi odierni venisse cercata attraverso un pensiero riformatore e una pratica democratica e non violenta.
Enrico Berlinguer, di questi temi profondamente consapevole, disse più volte che le classi dirigenti, per mantenere il loro ruolo, devono rinunciare a privilegi, potere e rendite: “dimostrino sobrietà e senso del limite, rinuncino ogni giorno a qualcosa”, perché se non lo faranno rischiano di essere travolte dalla rabbia e dall’odio delle masse popolari.
Penso che la politica di sinistra oggi debba ritrovare la forza e il coraggio delle idee che aveva Berlinguer nel denunciare le ingiustizie e nella lotta per superarle.
Intanto ci conforta la sensibilità della Chiesa sui temi della guerra, dell’immigrazione, del clima e sulla necessità di un’ economia a servizio delle persone e di un nuovo ordine mondiale equo e pacifico.
Enrico Rossi

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