Vladimir Putin ha cambiato la sua visione politica negli ultimi tempi o la sua leadership della Federazione Russa é caratterizzata da una sostanziale continuità?
Rispondere a questa domanda é di cruciale importanza per analizzare in profondità le ragioni dell’invasione militare e trovare le risposte più adeguate.
In seguito all’invasione dell’Ucraina il sottosegretario alla Difesa del governo Draghi Giorgio Mulé (deputato di FI ed ex direttore di Panorama) il 25 febbraio scorso ha dichiarato a RAI 1:
“Ho sentito ieri sera Silvio Berlusconi, è preoccupatissimo ed è quasi terrorizzato da quel che sa accadendo, non è che fa fatica, ma proprio non riconosce in Vladimir Putin la persona che aveva conosciuto”.
Su questa valutazione a caldo di Berlusconi si può discutere perché su Putin ha cambiato idea più di una volta, ma é fuor di dubbio che un identico “stupore” per il “cambiamento” di Putin abbia coinvolto altri leader politici europei.
Qualora si fossero immaginati la sanguinosa aggressione all’Ucraina alcuni ex premier europei non avrebbero accettato a cuor leggero incarichi (per quanto ben pagati) in aziende russe di primo piano per poi doversi dimettersi il 24 febbraio 2022 o nei giorni immediatamente successivi.
L’ex primo ministro francese François Fillon era stato nominato dal governo nel board dell’azienda petrolifera Zaroubejneft, i due ex premier austriaci Christian Kerne e Wolfgang Schuessel, il primo nel cda delle Ferrovie russe (RZD) e l’altro nel cda del gigante petrolifero Lukoilp, Matteo Renzi nel board di Delimobil, Esko Aho, nella maggiore banca della Federazione Russa Sberbank.
A queste personalità si deve aggiungere l’ex Cancelliere tedesco Gerald Schroeder che tuttavia costituisce un caso a sé stante anche perché non ha mai preso veramente le distanze da Putin sull’ Ucraina. https://www.washingtonpost.com/world/2022/05/20/gerhard-schroeder-pressure-rosneft-russia-putin/ .
Per inciso augli stretti rapporti di Schroeder con la Russia si é aperta nel Parlamento Europeo una discussione politica molto importante https://www.euractiv.com/section/politics/news/eu-parliament-threatens-schroder-with-sanctions-for-ties-with-russia/che per ragioni di spazio non posso approfondire in questa sede.
La decisione di Putin di invadere l’Ucraina non é stata una brutta sorpresa solo per gli ex capi di governo che ho appena citato, ma anche per le cancellerie europee.
I diplomatici europei non hanno previsto l’ aggressione miltare perché Putin ha improvvisamente cambiato politica o perché la loro analisi su Putin, il suo regime interno e le sue ambizioni internazionali erano sbagliate?
La mia ipotesi – tutta da verificare – è che l’ errore sia da attribuirsi all’incomprensione della sua personalità politica e della sua visione strategica e non tanto ad un suo cambiamento repentino.
Berlusconi forse non lo riconosce più, ma Putin per diversi aspetti è sempre lo stesso. Posso ovviamente sbagliarmi, ma mi sembra di intravedere notevoli aspetti di continuita’ nell’ intreccio delle sue scelte energetiche, miltari, “ideologiche” e di comunicazione mediatica.
Su Formiche https://formiche.net/2022/10/lo-spirito-di-pratica-di-mare-sepolto-dalle-bombe-di-putin-scrive-stefanini/ l’ Ambasciatore Stefano Stefanini ha ricostruito con puntualità alcune vicende degli ultimi anni ed in particolare l’incontro di Pratica di Mare e le sue promesse mancate.
Quell’incontro non rappresenta inizio di una nuova fase di disgelo. Esso viceversa costituisce l’epilogo di un tentativo generoso iniziato alla meta’ degli anni novanta, ma non riuscito, come ha ampiamente dimostrato anche il format G8.
Proprio ripensando al fatto che Pratica di Mare fu un punto di arrivo e non un punto di partenza e a cosa poco dopo è avvenuto – dalla Georgia in poi – sbaglia chi pensa che Putin sia cambiato e non sia più quello di prima.
Domando ai diplomatici e agli analisti:
venti anni fa a Grozny era poi così diverso da Mariupol oggi ? Dieci o cinque anni o tre anni fa ad Aleppo?
Ne’ mi pare che i porti di Latakia o di Sebastopoli abbiano subito particolari minacce. Alcuni elementi per capire c’ erano da tempo e allora come si spiega la miopia?
Ricordo bene – perché ero a Mitrovica per le Nazioni Unite quando che nello stesso anno di Pratica di Mare – nel silenzio dei media mainstream – Vladimir Putin decise di ritirare il suo numeroso contingente militare dal Kosovo non solo per rafforzare la presenza Russa in Cecenia, ma anche per segnare il distacco da una partnership con la NATO in cui non credeva più.
Non era anche questo un indizio da non trascurare?
La difficoltà di prevedere i comportamenti di Putin si spiega con una molteplicità di fattori. Uno di questi è certamente la compartimentazione settoriale che ancora affligge le diplomazie e i servizi di intelligence dei paesi della UE a cui si aggiunge la cronica riluttanza a scambiarsi informazione tra Stati membri.
Se chi avvalla decisioni strategiche sul gas non tiene conto di cosa combina la Russia in Siria, Libia o Mali (e viceversa) i bias cognitivi diventano inevitabili. Quando chi si occupa di intelligence miltare e di disinformazione non si connette alle strutture istituzionali che sorvegliano i flussi energetici e/o finanziari si arriva al paradosso.
Come se niente fosse sino al maggio scorso le azioni di Gazprom (il più potente strumento di guerra di cui Putin dispone) si scambiavano tranquillamente nelle borse di Londra, Berlino, Francoforte, Singapore, ecc. E – al dei delisting – un consistente mercato “grigio” continua a funzionare.
Le gerarchie, le rivalità e le dinamiche di potere ostacolano da sempre la convergenza e l’ integrazione tra report diplomatici, valutazioni finanziarie, analisi miltari, spunti investigavi promosdi dalla polizia di prevenzione.
Tuttavia – soprattutto nelle società digitali in cui stiamo vivendo – le interconnessioni (ancor più delle stesse informazioni) costituiscono gli snodi analitici che contano davvero. Senza cogliere le interconnessioni è ompossibile una visione di insieme (e pertanto accurata) dei processi di medio e lungo termine.
In questi venti anni, ma soprattutto negli ultimi dieci in Italia, in Germania e in altri paesi europei è aumentata la dipendenza dal gas russo.
Con il senso di colpa tipico di chi è arrivato troppo tardi – si dice oggi che è mancata una lungimirante e virtuosa strategia di diversificazione delle forniture energetiche.
In questo caso tuttavia non ci sono scusanti. Mi viene in mente che l’ imperativo di diversificare fosse già segnalato nel 2014 sul sito del DIS da un articolo di Umberto Saccone e che l’ esigenza era bem nota agli addetti ai lavori anche negli anni precedenti.
In Italia si parla spesso di vincolo esterno in riferimento a Bruxelles, ma nessuno ha mai parlato del vincolo esterno che con le nostre scelte energetiche ci siamo creati da soli e ci ha condizionato per anni dalla Russia.
La ragnatela degli interessi diretti e indiretti di Gazprom, le vacanze lussuose degli oligarchi russi nelle più esclusive località del nostro paese, lo shopping di alta gamma, l’ acquisto di asset societari, castelli e aziende vinicole hanno favorito floride attività economiche, ma anche nuove forme di clientelismo e la conseguente “corruzione di costumi”.
Un altro fattore di cui tener conto è a cui accenno soltanto in questa sede e’ la presenza in Russia di Unicredit, Banca Intesa, ENEL, ecc. Sin qui la dimensione degli interessi.
Tuttavia e’ importantissimo – come scriveva Giovanni Sartori- anche il potere delle idee. Sto riferendomi alla dimensione della narrativa un campo su cui Vladimir Putin sa agire con grande efficacia e dove ha dimostrato una assoluta continuità nei suoi venti anni di “regno”.
In queste settimane sto studiando le tante iniziative culturali ptomosee dal Valdai Club ( il think thank prediletto da Vladimir Putin) e mi sono accorto che è come se il tempo si fosse fermato a venti anni fa.
Per Putin il grande merito della guerra contro l’ Ucraina sarebbe, infatti, quello di aver finalmente bloccato l’ unipolarismo americano.
Peccato che il momento unipolare (di cui ha parlato Krauthamner nel lontano 1990) https://www.washingtonpost.com/people/charles-krauthammer/ sia ormai passato da un pezzo.
Gorbachov negli ultimi anni dell’ URSS e di fronte alle incognite della riunificazione della Germania non aveva torto a temere una egemonia americana planetaria
Ma la stagione unipolare è stata molto breve e oggi l’ unipolarismo americano non esiste più da almeno 20 anni. Viviamo in un mondo tendenzialmente bipolare (USA e Cina), in un palcoscenico internazionale in cui emergono sulla scena nuovi attori come l’ India, il Brasile, la Turchia o l’ Indonesia.
Eppure moltissime persone – iper pacifisti in primis – credono ancora alla narrativa di Vladimir Putin sull’America che domina il mondo.
Occorre muoversi in fretta per raccontare come stanno veramente le cose. prima che troppo cittadini europei siano “depistati”.
In nome della lotta ad un unipolarismo americano che esiste solo nella mente di Putin rischiamo di abbandonare a se stesso il popolo ucraino.
E il popolo ucraino – non dimentichiamocelo mai – combatte legittimamente non solo in nome dell’ “amor di patria”, di cui ha parlato Papa Francesco nel suo recente viaggio in Kazakistan, ma anche per la nostra libertà, per la libertà dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Marco Mayer

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