L’antipolitica becera e malpancista non ci interessa e l’abbiamo sempre avversata, ma vederla adoperata oggi come alibi e contemporaneamente scudo a difesa della malapolitica è operazione inaccettabile che non possiamo tollerare.

Ma prima è necessario fare piazza pulita di una perniciosa e resistentissima serie di luoghi comuni che ancora infestano i commenti dei politici e di coloro – e sono una pletora impressionante – che di politica vivono ed ingrassano, e che abbiamo dovuto nuovamente sorbirci nei giorni della passione e morte – metaforica ma si spera senza resurrezione – di Bossi e della ennesima presunta superiorità morale sbandierata da una accolita di moralizzatori che si sono adeguati benissimo al costume dei moralizzandi.
Primo punto: l’antipolitica becera e malpancista non ci interessa e l’abbiamo sempre avversata, ma vederla adoperata oggi come alibi e contemporaneamente scudo a difesa della malapolitica è operazione inaccettabile che non possiamo tollerare. Chiedere con forza ed a gran voce che sia fatta luce una volta per tutte sull’enorme flusso di denaro che entra ed esce dai partiti e si perde in mille rivoli oscuri delle clientele e del malaffare, non equivale ad alimentare il fuoco dell’antipolitica ma a pretendere che si giunga ad una politica fondata su criteri ineludibili di chiarezza e trasparenza, prima di tutto per rispetto assoluto dei cittadini e secondariamente per restituire dignità alle istituzioni, ormai del tutto calpestate.
Secondo punto: sostenere che l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti equivalga a consegnare la politica nelle mani di pochi ricchi soggetti, è una favoletta giulebbosa che non incanta più nessuno, ce la risparmino quindi tutti i leaderini populisti che si nascondono sempre dietro la bandiera ormai a brandelli della democrazia agitando lo spauracchio di una plutocrazia prossima ventura. Pretendere una politica pulita è altra cosa, pretendere un meccanismo di finanziamento aperto e trasparente, dove i controllori siano i cittadini e tutto – dall’euro al milione – sia verificabile online, significa uscire dal circuito vizioso instaurato in tutti questi anni, dove controllori e controllati sono le stesse persone, e porre fine una volta per tutte all’intollerabile vaghezza in cui ancora sono avvolti i partiti, definiti associazioni libere e private e dunque esenti da ogni regolamentazione e da ogni adempimento di cui invece è fatto obbligo ai cittadini, alle imprese, ai professionisti.
Terzo punto: qualunque tardiva ed insincera manovra correttiva di questo sistema corrotto, operata per rabbonire l’opinione pubblica inferocita, vagheggiando tagli dei truffaldini rimborsi elettorali senza però intaccare minimamente l’intero meccanismo, va denunciata ed osteggiata, e poiché ormai sappiamo bene che anche una eventuale iniziativa referendaria in tal senso sarebbe vana, visto che avevamo votato a larghissima maggioranza l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti salvo vederlo reintrodurre con un altro nome ed aumentato a dismisura negli importi, è ora di farci carico dell’unico significativo potere che ci è rimasto e di punire una volta per tutte questa manica di sanguisughe con una clamorosa botta di astensionismo elettorale.
Poiché siamo stati allontanati da ogni forma di partecipazione alla politica, poiché siamo stati privati persino del diritto di scegliere i nostri rappresentanti da una legge elettorale scandalosa, poiché la bozza della prossima legge si presenta addirittura peggiore, negandoci persino la possibilità di conoscere le alleanze ed i candidati premier, non ci resta che farci forti dell’unica arma che ci resta, ovvero quella del voto, rovesciandola in non-voto.
E questa non è una rinuncia, ma una scelta, libera, consapevole, responsabile.
Non votare significa non avallare più in alcun modo questa politica corrotta e fallimentare che ci succhia il sangue e sottrae risorse preziose ad un paese stremato dalla crisi economica e piegato dalla mancanza di ideali e di speranze.
Non votare significa ribellarsi nell’unica maniera che ci è democraticamente e civilmente consentita ad uno stato di cose che non possiamo più tollerare e che invece sta tentando persino di sopravviverci.
Non votare significa rivendicare con forza il nostro ruolo primario di individui e poi di cittadini che non accettano più di stare fuori dalla porta di una classe dirigente incapace e costosissima.
E il primo che oserà accusarci di qualunquismo, lo mandiamo in Tanzania a spalare nelle miniere di Bossi.

Cerchiamo, ma finchè non troviamo il non voto è l’unica forma di ribellione che ci resta.
ma non dovevamo cercare, insieme ad altri ancora da cercare, di offrire un’alternativa?
ho già vissuto le esperienze del non voto…
Ancora una volta, condivido il tuo pensiero, é finito anche il periodo dell’obbligo morale di votare il meno peggio!
Pero’ devi aggiungere un punto, il Trota deve ripassare dal VIA, ridare gli esami presi coi soldi altrui, restituire tutti i soldi, farsi anche un po’ di prigione, e poi vivere con uno stipendio da studente, dividere gli affitti, lavorare poer pagarsi gli studi, anche se non credo che abbia la stoffa e l’intelligenza per farcela senza l’aiuto del papi.