Un ‘direttorio’ di otto porporati per i problemi ereditati da Ratzinger.

Il reverendo padre non perde l’abitudine, mediante l’abilità propria di chi ha compiuto la sua formazione nel segno della dottrina e della prassi ignaziana, di comunicare eventi di portata epocale come se si trattasse di fatti di ordinaria amministrazione, utilizzando un understatement comunicativo sconosciuto, ad esempio, al suo predecessore, il laico Joaquim Navarro Vals. Succede che Papa Francesco, con il bonario decisionismo tipico dei gesuiti, stacca la spina alla Curia romana divenuta un crogiuolo di ogni sorta di intrighi, di fatto delegittimandola, e nomina “motu proprio”, quello che Padre Lombardi definisce gruppo e non commissione, un vero e proprio direttorio formato da otto porporati con il mandato di “consigliarlo nel governo della Chiesa universale” e per “studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus (redatta da Giovanni Paolo II n.d. r.)”.
In altre parole il Papa ha deciso di imprimere una decisa accelerazione verso il cambiamento. La notizia che meriterebbe una particolare enfasi, al contrario viene diffusa quasi come se si trattasse dell’annuncio di una visita apostolica. L’impressione netta è che invece, nonostante l’impareggiabile Padre Lombardi si ingegni mirabilmente per indorare la pillola, tra le Sacre Mura siano cominciate le pulizie di primavera che saranno, molto ma molto accurate.
Di sicuro siamo di fronte ad una svolta: intanto per l’istituzione di un organismo che sarà pure, sempre per citare Padre Lombardi, “consultivo e non decisionale”, ma che in realtà altro non significa che il prepensionamento (o commissariamento) del Segretario di Stato Card. Bertone nonché la sanzione del rapido declino della nomenklatura formatasi sotto Giovanni Paolo II, legata principalmente all’Opus Dei e ai movimenti neoecclesiali coinvolti lungo un ventennio in vicende opache sul piano finanziario e devastanti su quello morale (es. I legionari di Cristo), in considerazione del fatto che gli otto cardinali non sono in alcun modo riconducibili né per appartenenza né per simpatie a dette organizzazioni.
Suona dunque beffarda la sottolineatura del direttore della Sala Stampa secondo cui “la Curia rimane in funzione nel pieno delle sue competenze”. Tra gli otto cardinali il solo Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ma con una lunga esperienza come Nunzio apostolico (memorabile il coraggio personale che seppe dimostrare all’epoca della guerra civile in Rwanda) appartiene alla nomenklatura curiale. Gli altri sono rappresentanti dei cinque continenti scelti tuttavia verosimilmente non solo per ragioni geopolitiche. Si tratta in fatti di un “melting pot” nel quale dovranno convivere personalità come il cappuccino Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e l’australiano George Pell, arcivescovo di Sydney che sono tra di loro agli antipodi non solo geografici o Reinhard Marx (sic!), arcivescovo di Monaco di Baviera, salito agli onori della cronaca per aver ripreso in una omelia il suo omonimo Karl Marx, sostenendo che il filosofo-politico tedesco era stato lungimirante circa l’inevitabilità della crisi nel capitalismo e Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, che coordinerà i lavori del direttorio, noto per le sua imbarazzante indulgenza verso i golpisti honduregni.
Profili e sensibilità diverse che l’unico titolato a portare a sintesi sarà lui, Papa Bergoglio che, tra i primi atti pubblici non ha mancato di visitare la cappella in San Paolo fuori le mura dove il fondatore dei gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola, e alcuni suoi compagni, fecero la professione religiosa. Tanto per ricordare a tutti che il Sommo Pontefice un gesuita a tutto tondo, pronto all’azione e alla testimonianza. Perinde ac cadaver.

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