Chi si fosse sorpreso del magro successo elettorale ottenuto da questo nostro ultimo partito socialista, dal nome e simbolo ormai sviliti e svuotati della loro forza storica, del loro vero significato politico, della loro semplice reputazione, non aveva vissuto da vicino il clima che precede tali disfatte. Noi socialisti di Bertinoro, tuttavia, avendo di fronte a noi la prova provata dello sfascio del partito, (sfascio anticipatore del ritorno al Fascio, come risposta della società a tali inconcepibili comportamenti) lo avevamo invece previsto.
La ragione, cari compagni, di questa caduta rovinosa del partito socialista italiano, peraltro inevitabile, risiede in primo luogo nella casta dei suoi dirigenti politici, non negli uomini e non certamente nelle donne che negli ultimi vent’anni li hanno sostenuti con il voto e con il sacrificio di continuare a pensare e a vivere da socialisti nonostante il partito fosse lontanissimo da loro, dagli elettori socialisti , da tutti gli iscritti, dagli alleati, da tutti noi.
In secondo luogo in quella parte del Sindacato che troppi anni latita in tutti i settori strategici del mondo del lavoro! Che ( nuovamente) negli ultimi vent’anni è passato dal già perdente principio della Concertazione, alla deprimente deriva dell’ORCHESTRAZIONE antisociale, antidemocratica, quella che ha posto tutti noi nella prona condizione di non poter più negoziare con la Controparte, dove non c’è né spinta, né sostegno per una politica economica attenta al futuro professionale dei nostri GIOVANI STUDENTI, alla qualità della vita dei nostri pensionati, del miglioramento delle condizioni di chi lavora già, per lo più precariamente, e peggio ancora, al fantasma della disoccupazione di massa, che già si profila.
Dopo gli anni di piombo, siamo passati agli anni del silenzio di piombo. Basterebbe leggere il contratto nazionale dei metalmeccanici per avere un’ idea di quanti sonni beati dormissero i sindacalisti mentre il Sistema Paese, gli Industriali e gli economisti di destra, accusavano noi piccoli borghesi del fallimento delle politiche di sviluppo, se non addirittura del crollo dell’economia, facendocene oltretutto pagare i danni.
Anche adesso è così: i lavoratori pagano per errori non commessi da loro, ma dagli Addetti alle politiche economiche, da politici travestiti da economisti, senza che i socialisti intervengano a difenderli, senza una proposta di sviluppo davvero alternativa, davvero liberale!
A ben poco da dirci, da destra, Emma Marcegaglia a noi giovani, abortita classe dirigente di giovani impiegati malpagati, giovani imprenditori squattrinati, resi solidali dall’attuale stato di crisi dell’industria e della Borsa, perché sappiamo bene come andrà a finire, sapendo noi, con che classe, è proprio il caso di dirlo, di gente dovremmo interloquire: il mondo dell’Impresa, Confindustria…
Diciamo senza esitare che dai grandi Capitani di industria, oggi rovinati da cattivi investimenti finanziari, al medio imprenditore, il principio dominante nelle loro riunioni strategiche non è quello dello sviluppo complessivo dell’Azienda, tramite l’investimento e dunque del profitto, bensì del risparmio, (in gergo chiamato processo saving, risparmio.).. E tutto questo nel minimo rispetto dei contratti di categoria ed anzi molto spesso abusando dei loro lavoratori . Dunque se il concetto di risparmio è alla base al centro, al vertice di tante filosofie aziendali, allora non c’è futuro per la nostra Industria, né per le Imprese italiane, tecnologicamente molto più arretrate delle concorrenti europee, nel caso non se ne fosse accorta la Presidente, che non investono a sufficienza nei nuovi sistemi di comunicazione, nell’informatica!
Cominci a battere cassa lì, in casa sua, diciamo a Emma Marcegaglia!
Ma per tornare alla pratica della politica, NON si ricordano misure efficaci contro la nuova e vecchia povertà, non un’azione di protesta contro il degrado morale e culturale in cui si trova, dalla scuola alla TV, l’intera società italiana,
MAI un altolà significativo ed EFFICACE alle tante ingerenze della Chiesa, non un’iniziative CONCRETA contro la MALA GIUSTIZIA e contro la cattiva Amministrazione dello Stato, che sono nemici ormai giurati dei cittadini tutti, sia italiani che stranieri. Non abbiamo sentito in Parlamento, al Senato alcuna proposta VINCENTE, contro la precarietà, per la formazione e la ricerca, per la parità reale sostanziale non formale dei diritti delle minoranze e di soggetti sociali più fragili, i malati, gli anziani, i bambini e soprattutto , le donne. Nessuna VITTORIA, nessun avanzamento sul piano della giustizia sociale, nessuna riforma di segno LAICO è stata ottenuta dai socialisti: nulla di onorevole infatti resta sul campo, alla fine di questo ciclo politico.
O si è pensato che per una comparsata in casa radicale, da frettolosa visita del dottore, si possa pensare adesso questo partito come un partito progressista!
Ed inoltre, NESSUNA CONSIDERAZIONE E RISPETTO PER LA COSTITUZIONE ITALIANA, mai abbastanza difesa dagli attacchi dei Poteri forti, tesi a liquidarne quei principi di democrazia unita alla solidarietà sociale che sia la Svezia che la Spagna hanno assunto come propri, utilizzando l’impianto della la nostra Costituzione come modello.
Erano intenti a ben altre questioni, gli strateghi del partito: in vena di menar le mani da un lato, allearsi con la destra, dall’altro, lasciando a noi uomini e donne della base, ben poca alternativa.
Dunque Già dall’intervento di Boselli a Pisa, la scorsa estate, si era inteso che la fine di tutto sarebbe stata imminente. Il Segretario del Partito dei Capi, nel suo discorso non ha posto che un punto cruciale: attaccare il PD, senza neppure accennare all’assemblea di Bertinoro o comunque al tentativo di rilancio “dal basso” del Partito, processo che già si era avviato in tutta Italia, nulla.
Venne a salutare e se ne andò dandoci un esempio del perfetto esercizio retorico, assente di contenuti, privo di ideali e di energia,senza speranza, senza futuro.
Se non fossimo di già in un momento di pericolo e tensione generale per la tenuta democratica del Paese,verrebbe da chiedere la sua ESPULSIONE da questo partito.
Ora che dietro la grande storia del Socialismo Italiano, quella dei sindacalisti veri, dei patrioti , dei partigiani, degli antifascisti, dei libertari e dei LAICI, resta la tabula rasa della loro esclusione dalla vita politica attiva del Parlamento e del Senato, e non più solo dalle fabbriche, dalle scuole e dalle piazze, bisogna procedere con la rimozione delle macerie, già indicate come elementi di disturbo per qualsiasi opera di ricostruzione. Macerie come certi burocrati ancora incollati alle loro poltrone (ormai poltroncine di terza o quarta fila), come tutti coloro che invece di servire il popolo od il Paese, hanno unicamente servito il partito. Tutti questi resti, questi reperti inutili, dovranno lasciare il campo,che da ora diventerà di battaglia, affinché noi socialisti, figli e nipoti dei Padri della Patria, si possa riprendere il posto che ci spetta e si possa ridare vita alla politica seria, vera, quella reale, di piazza, quella in cui si dibatteranno democraticamente le priorità ed i contenuti della lotta che aspetta a NOI, AL POPOLO SOCIALISTA, portare ancora una volta avanti, a noi, vero POPOLO DELLE LIBERTÀ.
Elena Ronconi

Sono daccordo con Puccio il nostro e’ un progetto completo per la societa’ intera, a definirsi solo di sinistra si rischia di far preuccupare tutta la parte pensante del Paese, che cosi’ tanto e’ stata bastonata dal Governo di sinistra. Noi con la sinistra italiana non abbiamo niente in comune.
C’è una cosa che non mi convince. Anzi è proprio un argomento che mi innervosisce. Sembra che nessuno possa fare a meno di argomentare ,assieme al richiamo a valori ed ideali tipicamente socialisti ,ammantandosi con la coperta di “sinistra” ,che naturalmente richiama per opposto ,l’esecrazione per la “destra”.
Trovo la cosa ridicola e controproducente .
Non voglio ricordare che abbiamo scollinato di secolo…..Ma sarebbe ora di valutare che le questioni che riguardano le odierne comunità sociali non sono identiche a quelle affrontate nell’ottocento ,ed i problemi andrebbere attualizzati all’esistente. Fintanto che ci sarà bisogno di sbraitare una frantesa laicità e si renderà necessario il paludamento con il mantello della sinistra ,ho paura che il socialismo non riuscirà a recuperare validità politica.E resteranno i ducetti e le dinastie.
Ora piu’ che mai torna di attualita’, la grandissima eredita’ lasciata dai fratelli Rosselli. E’ l’unica strada giusta per distinguersi e far rinascere il Partito.
Fatti e non parole, sacrifici e non poltrone.