E proviamoci.
Da venti giorni in naia.. quanti giorni all’alba?
Proviamo anche con Dio non si sa mai.
I morti non mangiano, ma i vivi devono mangiare per campare. Primum essere vivi e sani. Ma a seguire, prestamente, il pane.
A questo proposito ricordo aneddoti bellici che i nostri vecchi raccontavano, quando andavano a cercare il pane in campagna perché in città non si trovava. E ancora non si conoscevano le filiere. O quando, come raccontava una vecchia amica, mangiava i pomodori a morsi. Piangendo, perché non le piacevano. Speriamo di non arrivarci o, comunque, arrivarci in vita. Anche se con qualche lacrima.
Circolo vizioso sulle priorità della salute sull’economia, o viceversa. Tanto vizioso che non se ne può uscire. E nessuno, fra i soloni, assimilabili alle eccellenze vere o a semplici opinionisti più o meno tuttologi, sa dare risposte. Dunque ciascuno faccia del suo meglio e la propria parte. Inutile fare e farsi domande oziose retoriche e ripetitive. Ognuno di noi è una goccia nell’oceano, importantissima per se stessa e per i propri simili.
Tanti errori sono stati fatti da tanti, consapevolmente o meno, per incompetenza o leggerezza. Ma ormai siamo in ballo e bisogna ballare su questa musica. Borrelli ci racconta che senza il contenimento le vittime sarebbero state molte di più. Con o per coronavirus.
Con tutte le nostre forze e la nostra inventiva e mettiamoci anche la fantasia, e l’ironia di cui nonostante il dramma siamo ricchi. Accorti ma ottimisti, dato che la depressione sarebbe aberrante ed è l’ultimo stato emotivo di cui abbiamo bisogno. Prioritario è liberarsi di questo mostro. Poi ci sarà il redde rationem, speriamo. Per chi ha fatto errori anche a causa di scarsa lungimiranza. Indispensabile per chi è ai vertici e decide sulla testa degli altri. Insieme alla competenza.
Anche io sto facendo forza su me stessa per rimanere calma ma positiva. Come spero facciano tutti.
E poi, un giorno di fine marzo, a due mesi dalle prime avvisaglie, il 31 gennaio, ormai consapevoli ancorché disorientati, si accende la TV e ci si ritrova in una piazza vuota con un omino vestito di bianco, palesemente sofferente, che raduna tutte le sue forze e quelle del mondo cristiano, credente e non credente, in una preghiera silenziosa. Emozionante nel silenzio smorzato solo da scampanii e ululati di sirene. Da laica e cattolica ribelle che sceglie di pregare e andare in chiesa quando decide e sente di farlo, grande emozione. Quel grido assordante nel silenzio, ha acceso la speranza.
Proviamo anche con Dio non si sa mai.
Non ho mai creduto molto nel potere della preghiera collettiva, nel suo potere demiurgico ma ho sentito alcuni intellettuali, sedicenti non credenti agnostici o addirittura atei, che hanno avuto prove dell’eccezionale potenza della preghiera di gruppo. Ma l’Adorazione offre emozioni inusitate che poche volte si provano nella vita.
E, a seguire, il Capo dello Stato nella sua precipua omelia. Ancorché irrituale ma retorica come di consueto. Ma lo perdoniamo: anche lui, che deve dire. Si unisce alla richiesta di unità e coesione , a una catena di unione civile e laica . E incita a non mollare. Insieme all’Europa. E qui mi fermo, potrei dire cosette troppo spiacevoli.
Dunque, sì, uniamo tutte le nostre forze di poveri omuncoli che si arrampicano per evolversi a più non posso e vengono bloccati non dall’atomica che ci ha assillato per decenni ma da un cosino senza consistenza, una specie di gelatina invisibile. Che si aggrappa a un essere vivente, umano, causando un semplice raffreddore che può evolvere in una polmonite virale fatale. E che ha messo in crisi totale il sistema globale. Planetario. In senso lato e metaforico, naturalmente. Ma mica tanto.
Per una volta il presidente del Consiglio ha fatto una conferenza stampa, ad orario umano, in videoconferenza con i giornalisti rispondendo alle loro domande. Direi che ci siamo. Un passo avanti.
L’informazione sia, dunque, trasparente, chiara e condivisa. Nell’era della comunicazione e di internet, che fortunatamente ci accompagnano nelle nostre lunghissime giornate in casa.
Non stimo più di tanto il Presidente, perchè è arrivato, da un’aula universitaria o di tribunale, da uno studio legale a due passi da casa mia, via Modena angolo Lamarmora, senza un voto a nessun livello, sulle ali di una farfalla, supportata non si sa bene da chi, metaforicamente, senza un minimo di pregresso percorso politico. In seconda istanza, per questo schizofrenico anda e rianda di decretini governativi che mettono in difficoltà la vita della gente. Il solone di turno dice che non potrebbe fare altrimenti per motivi costituzionali e pragmatici dato che questa situazione è work in progress . E solo così si può fare.
Non gradisco dunque questo governo. Sono anche piuttosto combattiva e faccio pure politica alternativa. Ma non per questo mi sento di criticare una scelta di contenimento necessario. Magari si può imputare un certo ritardo, prezioso, dato che lo stato di emergenza risale al dal 1 febbraio. Un’ ipotesi di 6 mesi, fino al 31 luglio. Ma l’allarme è stato dato a fine febbraio, appena appena e poi rinforzato vieppiù di settimana in settimana. Speriamo che sia sufficiente o, meglio, in stima per eccesso. Non resta che aspettare. Chi insiste per sapere quando finirà, non ha compreso lo stato in cui siamo. Per ora si conferma lo stato di emergenza ma non i provvedimenti, che saranno, appunto, work in progress, che seguiranno l’andamento della crisi. Ma che, comunque, avrebbero bisogno almeno di un canovaccio di opzioni, di piani A B C.. il cui percorso scegliere e intraprendere nel momento della bisogna. In una visione più complessiva e lungimirante.
Intanto si parla da più parti ( Renzi, Sala) di ripartenza economica e, nel mondo dl lavoro, a tappe, a scaglioni, dai più giovani ai più datati. Ma la comunità scientifica si ribella, sostenendo che sarebbe una follia, al momento allargare le maglie del contenimento. Dunque #continuiamoastareacasa.
Mentre è virale l’appello al mondo. Quello di un medico italiano, bergamasco, per responsabilizzare e rendere noto quello cha da noi sta accadendo. E ricordare che nessuno è immune.
Ma, chi vivrà…
Carla Ceretelli

Lascia un commento