Vale per quello che vale, cioè il tempo di riprendere fiato, l’accordo annunciato tra Usa e Putin. Poco credibile è anche pensare che questa operazione tattico mediatica influirà sul flusso dei migranti in Italia. Quello italiano non ha nulla a che vedere con quello siriano. Da noi è un problema d’altro genere. Di chi gestisce i trasbordi da costa a costa, di gente che con il dolore e la miseria ha poco a che vedere; chi muore di fame o vive in vera miseria, non riesce a fare neppure cento metri, figurarsi se arrivano sulle spiagge del Mediterraneo. Gli altri sono tutti o quasi ragazzotti sprovveduti forti nel fisico e deboli altrove. Arrivano come ciuchini trasportati dall’omino di burro; se gli va bene, arrivano. Se no, affogano gettati in mare. Per lo più pensano di trovare il paese dei balocchi. Sono ragazzotti che hanno raccattato una manciata di dollari nel miraggio di un iphone. Invece fanno tutt’altro percorso finendo talvolta con una corda al collo legata a una pietra in fondo al mare. L’accordo tra Usa e Putin non passa attraverso i nostri dispiaceri e certi avvisi del tipo “ Annuntio Vobis”, non valgono molto. Chi fugge dalla Syria non scappa in Russia, che non è una superpotenza, ma una nazione implosa su se stessa dopo la fine del comunismo, ricca, sì, ma di materie prime in mano ad un pugno di oligarchi con l’FSB affianco, repressione e omicidi a sfare. Nessuno dei siriani fuggiti da Aleppo e da Assad, amico inossidabile della Russia, pensa di andarci perché oltre ad essere nemici, la Russia è una terra desolata che non da nessuna prospettiva. E’ terra brulla, vuota, senza speranza. Per questo i siriani cercano l’Europa. Il vecchio continente, però, è in crisi d’identità e per cento realtà differenti non è in grado di gestire un dramma di questa entità. Primo perché è divisa e non ha una politica estera comune. L’ha dimostrato la Merkel con Minsk 2. Secondo perché nei paesi che un tempo erano sotto la cappella sovietica, non ne vogliono sapere, a loro volta in difficoltà per recuperare il gap sociale e la povertà diffusa. Terzo, perché questo continuo flusso verso l’Europa sta facendo crescere l’anti europeismo grazie ai partiti di estrema destra e sinistra; non a caso quello della signora Le Pen e quello di Salvini ricevono da Putin sovvenzioni in denaro. La volontà di non creare gli stati uniti d’Europa non è solo per le difficoltà dell’euro e a Maastricht; e i flussi, come le stragi, sono legate assieme solo nella mente comune. In realtà hanno solo un fine comune, o perlomeno concorrono separatamente al dissolvimento dell’unità politica europea, facilitata dalle differenze tra le nazioni d’Europa, che ad esempio non hanno una lingua in comune. Resteranno le sanzioni e resteranno dure per la Russia di Putin, perché occupa il suolo ucraino, anche se la diplomazia lavorerà come è suo compito. Per arrivare a un accordo vero e duraturo, dovranno essere accettate altre condizioni.
Promesse, intenzioni e fasulli accordi tra Usa e Putin
Il pensiero di Enrico Martelloni sull’accordo USA-Russia

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