L’invocazione di Moretti al D’Alema televisivo “Qualcosa di sinistra, qualcosa di sinistra!” nasceva dalla nostalgia per la sinistra monolitica con le sue certezze ideologiche miopi e indiscutibili. Ma la vera domanda sta altrove, da non farsi né ai poveri Berlusconi, Fini e Bossi, né sinceramente da due secoli si sa a chi. L’interrogativo amletico è: “Decapitato Luigi XVI fu mai detta una sola cosa di destra?”. Ecco la folla dei politologi e degli storiografi imbolsiti da una sintassi secolare insorgere per ricordarci centinaia di regimi criminali, le mille versioni della borghesia reazionaria e nazionalista, per finire con gli attuali sopraffattori del capitale globale, gli speculatori, parassiti e sfruttatori i quali, sia detto una volta per tutte, non sono destra ma l’oculata amministrazione della criminalità organizzata eletta e non eletta, che ben si modella grazie alla tecnocrazia a qualsiasi regime filantropico, democratico o totalitario non importa.
In realtà morto il legittimismo storico, l’idea di destra s’è aggrovigliata negli insani tentativi di ridare gerarchie alla collettività, ora con la tradizione, ora col mito dei valori, ora inventando comici ritorni al sacro, ora con la probità del buon lavoro e del sapere.
Tutti contenitori vuoti destinati a confluire nel ripristino della fonte più ottusa di gerarchie, il denaro e l’appartenenza, sia essa razziale, religiosa, mafiosa, partitica e familistica. Ma nei contenitori vuoti che la destra inesistente ha con ragione disseminato negli ultimi due secoli è spesso e volentieri caduta la sinistra impazzita. Impazzita perché sola, senza avversari, perché è tutto suo e solo suo il monologo della modernità, fino a inventarsi e dare corpo ai propri nemici, fino a farsi amputare zampe e coda nelle tagliole arrugginite, nei contenitori vuoti seminati dalla destra inesistente. Da sempre la pigrizia critica ha permesso alla sinistra impazzita di rivestire i propri fantasmi nei panni del nemico, di costruirsi il nemico partorendolo dalle proprie viscere, spengendo qualsiasi prospettiva che non fosse incapsulata in questo paradigma. Il quale nasce dalla volontà di nascondere che tutto il travaglio politico della modernità, la stessa nozione del politico è un gioco di maschere, rinvii, abiure, agnizioni, tradimenti e spasmi crudeli interamente addebitabili all’idea infinita di sinistra, alle sue varianti più blande o esaltate, una sinistra comunque impazzita una volta intrappolata nei contenitori vuoti, nei sogni gerarchici mancati dalla destra che non c’è, ogni volta che alla sinistra si presenta irrisolvibile il medesimo problema dei problemi, quello appunto del governo delle gerarchie. Non è una novità affermare che tanti fascismi, esclusi quelli balcanici e ispanoamericani tuffati ancora nella broda legittimista dell’acquasantiera, nacquero a sinistra, novità è dire che a sinistra restarono fino alla morte e alle loro metamorfosi, novità è dire che a rivestire il fascismo coi panni della destra fu invenzione e interesse della sinistra per crearsi il nemico religioso della propria religione e rinviare alle calende greche i conti con la propria pazzia, ossia essere madre per cariocinesi autofaga della modernità ed essere perciò inabilitata in quanto autofaga a concepire le pur ineludibili gerarchie.
Ancora il torpore della storiografia, che forse sarebbe preferibile rinnovare con più intelligenza estetica e meno politologia, ci impedisce di dare conseguenza all’idea accolta solo per la sua genesi che il fascismo fu e restò fenomeno di sinistra, che lo scontro tra fascismo e antifascismo fu tutto interno alle varianti della sinistra storica e che la parvenza di destra calata nel fascismo anche nelle sue forme più feroci fu solo una maldestra e patetica ritualità gerarchica, una militarizzazione scenica della società, molto più debole della concreta militarizzazione tecnocratica accettata in tutti i paesi occidentali diffondendo la libera recita del consenso e spengendo gli antagonismi nel surplus produttivo senza governarli. Ma se alla sinistra si vieta di figliare per cariocinesi i propri fantasmi e nemici, tutta l’impalcatura moderna entra in fibrillazione, senza che la destra inesistente possa metterci una pezza.
Questo cerchio s’era chiuso già dopo il primo atto delle guerre novecentesche, poi fu ad arte ripristinato, e ora è tenuto latente dai rinvii del tecnomercato. Quando mai avverrà il suo abbandono per saltare nel girone successivo che non sia l’ennesima filiazione cellulare della sinistra impazzita?
Marzio Siracusa

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