Alfredo Faetti
All’inizio della loro storia Juliet era semplicemente vegetariana. Non toccava nessun tipo di carne, ma chiudeva un occhio per pesce, uova e latticini. All’epoca, quando cucinava lei, nelle rare occasioni in cui i suoi genitori o quelli di Marco uscivano per cena lasciando libera una casa, cercava sempre di andare incontro ai gusti di entrambi. Era brava ai fornelli e a Marco piacevano un sacco i suoi piatti, così diversi da quelli materni, dove la carne a vario titolo non mancava mai. Suo padre, ex cacciatore, ma sempre in contatto con i vecchi amici, ogni inverno riempiva il freezer con varie parti di cinghiale e per quanto andasse ghiotto per quel gusto selvatico, con Juliet non ne sentiva più la mancanza: rispettava le sue scelte e si godeva tutte le novità che la dieta vegetariana aveva da offrire, nella speranza che questa l’aiutasse a buttare giù qualche chilo. Non era un estremista della tavola, Marco. E neanche Juliet. Almeno, non in quel periodo.
«Cucinati pure una fettina, se vuoi» diceva lei.
Se quelle stesse parole le pronunciasse adesso, Marco non esiterebbe un secondo a correre in macelleria. Ma quelle parole Juliet ormai non le pronuncia più da un paio d’anni a questa parte, da quando è diventata vegana e intransigente.
«Sai da dove vengono le uova del supermercato?» ha iniziato a chiedere a Marco con sguardo furioso come se vedesse in lui l’avidità di tutto il mondo. «Sai come vivono le galline nelle aziende industriali?».
Un cambiamento inizialmente passato quasi inosservato, ma divenuto poi una vera esasperazione per Marco quando hanno deciso di andare a vivere insieme. La convivenza era un sogno coltivato da entrambi già ai tempi dell’università che riuscirono a realizzare una volta tornati a casa dopo gli studi, a Scansano, con un bilocale nelle vecchie ma solide palazzine che un tempo ospitavano le famiglie dei minatori: sei piani di cemento accanto ai resti del centro medioevale. Quattro stanze (il salotto, la camera da letto, un bagno e un angolo cottura) per un totale di cinquanta metri quadrati. L’affitto non era dei più economici, ma facendo due conti decisero che potevano permetterselo. Marco è un geometra e in quel periodo lavorava per commissione passando la maggior parte del tempo a casa, piegato su disegni e tabelle, mentre Juliet aveva appena trovato un posto nella clinica veterinaria a Magliano in Toscana, ad appena venti minuti di pullman di distanza. Iniziarono il trasloco nel bel mezzo della fase rivoluzionaria-animalista di Juliet. Marco non ne era del tutto entusiasta, ma amava ed ama abbastanza Juliet da sopportarlo. Al contrario, non ha sopportato bene le sofferenze che la ragazza ha mostrato mentre portavano nel nuovo appartamento al secondo piano senza ascensore gli scatoloni pieni di libri di John Fante, di abiti a righe e stoviglie. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/profitterol_3024.html

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