Sono tre gli appuntamenti istituzionali ai quali si dovrà dare risposta prima dell’insediamento del nuovo governo. La presidenza delle due Camere e quella della Repubblica. Da come e da chi verrà eletto si capirà subito come sarà il nuovo Governo. Le soluzioni sul tappeto sono, teoricamente, solo due. Un governo di centro sinistra guidato da Prodi, e questo vuol dire che le tre presidenze andranno ad uomini dell’Unione, senza nessun coinvolgimento del centro destra, o un governo di larga coalizione, in qualsiasi forma sarà realizzato, guidato da un personaggio del tipo di Mario Monti o Tommaso Padoa Schioppa, tanto per fare due nomi, e questo presuppone una soluzione condivisa per le tre cariche istituzionali. Sulla prima ipotesi si è attestato non a caso Romano Prodi, insieme a Bertinotti, Comunisti italiani e tutti quelli che verrebbero esclusi da una grande coalizione. Come l’ultimo dei samurai Prodi cerca di resistere. Capisce perfettamente che una soluzione del secondo tipo vorrebbe dire la sua morte politica. Per la ragione opposta insiste il centro destra. Al di là delle convenienze politiche però sembra anche a noi che all’orizzonte non ci siano altre strade praticabili, escludendo naturalmente il ricorso a nuove elezioni. Lo dice la logica, non noi. Al Senato una maggioranza di due voti non può essere assicurata, realisticamente, dalla pattuglia dei senatori a vita e dagli eletti nella circoscrizione estero. Non per cattiva volontà ma per ragioni pratiche. Gli uni e gli altri infatti non potranno garantire, per ragioni diverse, quella presenza costante che invece un simile margine presuppone e se, per assurdo, vi riuscissero, la maggioranza necessaria a far passare i provvedimenti verrebbe comunque a mancare, per ragioni numeriche, in molte delle commissioni senatoriali. A favore di una forma d’intesa limitata nel tempo e a un programma minimo di provvedimenti necessari a far marciare il Paese, su tutti il ridimensionamento della spesa pubblica e il rilancio della competitività, depone poi una considerazione di tipo economico. La ripresa è finalmente arrivata anche in Europa. I primi segnali si sono già avvertiti anche in Italia. Per agganciarla e renderla stabile serve un governo forte e determinato. All’orizzonte restano nubi minacciose: l’aumento del prezzo del petrolio, le oscillazioni del dollaro, le possibili crisi negli equilibri geopolitici internazionali. Quella delle larghe intese diventa così, visti i rapporti di forza scaturiti dalle elezioni, una strada obbligata. Se non verrà percorsa il paese pagherà un prezzo salatissimo e tutta la responsabilità sarà dell’Unione. Prodi non lo sa, o meglio fa finta di non saperlo. Per questo continua a combattere. Prima o poi gli spiegheranno come stanno le cose e allora sarà costretto, speriamo, a farsi da parte.
Prodi ha i giorni contati. Ogni ulteriore ritardo nel passare la mano aumenta il prezzo che dovrà pagare l’Italia
Presidenza della Repubblica, della Camera e del Senato: dai tre appuntamenti in attesa di risposta sapremo come sarà il nuovo Governo ma le soluzioni sul tappeto sono, teoricamente, solo due.,

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