E’ triste il destino delle primarie. A livello regionale si sono dimostrate inutili, come in Toscana, o addirittura controproducenti, come in Puglia. Ora vengono messe in discussione anche a livello nazionale. Ne comincia dubitare perfino il loro più grande estimatore, Romano Prodi. L‘impavido Professore da quando ha smesso di fare il commissario europeo, e per la verità anche da un po’ prima, non ha fatto altro che reclamarle a gran voce. A forza di insistere aveva anche convinto gli alleati. Ma le primarie, inizialmente fissate per inizio anno, sono piano piano slittate a data da destinarsi. Ora sembra si tengano dopo le regionali. Ma non è detto. Il nostro Professore voleva una investitura ufficiale. Il popolo dell’Unione avrebbe dovuto assegnargli con il voto l’incarico di condurlo alla vittoria contro l’odiato Berlusconi. Solo che il diavolo, come sempre, insegna a fare le pentole e non i coperchi. Bertinotti ha colto la palla al balzo. Determinante per la vittoria del centrosinistra, il comandante Fausto ha subito detto “mi candido anch’io. Non ha senso andare al voto senza che gli elettori abbiano la possibilità di scegliere”. Tesi più che logica. Solo che il leader del PRC non era mosso dall’intento di rispettare i principi base della democrazia. Come Prodi, anche lui voleva, e vuole, una sorta di legittimazione. Quella di essere punto di riferimento della sinistra radicale. Non c’è dubbio infatti che alle primarie avrebbero votato per lui non solo Rifondazione ma anche i Comunisti italiani, i Verdi, i movimenti e la sinistra Ds, se non altro per rendere visibile a tutti che a sinistra, accanto all’anima riformista, ce n’è una più alternativa. Fin qui però niente di male. Il buon Fausto avrebbe spuntato una percentuale superiore a quella del suo partito ma non sarebbe mai potuto arrivare ad insidiare Prodi. E la capacità di mediazione del Professore avrebbe alla lunga avuto ragione delle istanze barricadiere. Solo che – ecco il pericolo – nel voto per Bertinotti si nasconde un’altra insidia. E se il comandante Fausto, una volta giunto secondo, con mettiamo un 15% dei consensi dell’Unione, volesse essere, anche visivamente, l’interprete della seconda anima della sinistra, quella più radicale? Un risultato che potrebbe essere raggiunto in modo perfetto andando al voto, e poi eventualmente al governo, con una accoppiata del tutto inedita: Prodi-Bertinotti.
Pare che l’idea, anche solo l’idea, di una ipotesi del genere abbia fatto venire al Professore la pelle d’oca tanto da indurlo a ripensare alle primarie, inizialmente tanto amate.
Prodi e le primarie
Prodi ripensa alle primarie. l’ombra lunga di Bertinotti non fa dormire al Professore sonni tranquilli. il pericolo è di ritrovarsi il comandante Fausto nel ruolo di Vice-Leader

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