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Processo narco El Chapo a New York. Uno spettacolo!

di Vincenzo Donvito | 4 Febbraio 2019

E’ cominciato a novembre scorso il processo al boss del narcotraffico Joaquin Guzman, meglio noto come “El Chapo”, capo del cartello di Sinaloa. La sua difesa è incentrata su una sorta di “sì, c’ero ma dormivo”, cioè che lui non sarebbe il capo ma uno dei tanti, sì da farsi condannare il meno possibile. L’accusa, ovviamente, vuole dimostrare che Guzman fosse il capo dei capi, e la sfilza di testimonianze che stanno passando sul banco del tribunale di Brooklyn sembra dare ragione all’accusa. Anche se, grazie ad un reportage su cosa sta succedendo ora nello Stato di Sinaloa da quando il boss è stato estradato (1) ci dice che “tutto è cambiato per restare uguale”. Uno squarcio che, ben lungi dal voler avvallare le tesi della difesa sulla marginalità di El Chapo, ci indica una realtà molto più fluida, incancrenita e articolata di chi aveva pensato di mettere una parola fine con l’arresto e il processo al narcoboss messicano; del resto, sono forse calate le
disponibilià di droghe su quel mercato Usa per il quale il nostro boss è alla sbarra? Facendo riferimento ai dati ufficiali diffusi dagli organismi federali americani di controllo, non ci sembra. Quindi Guzman sembra proprio essere uno dei tanti, anche se questo non lo assolve dall’aver esercitato il proprio malaffare con metodi e mezzi che gli hanno meritato la gloria delle cronache anche cinematografiche.
E, nella scia del narcoturismo che si sta prodigando intorno all’aula del tribunale (2) da diversi mesi, a Brooklyn è approdato anche l’attore che interpreta El Chapo sullo schermo, Alejandro Edda, che ha prestato il proprio volto e la propria arte nella serie Netflix “narcos: Mexico”. Si e’ presentato in aula a sorpresa. Ha fatto un cenno con il capo in direzione del “signore della droga”, il quale ha ricambiato con un sorriso, accennando a sua volta ad un saluto con la mano. “Sembrava contento”, ha detto William Purpura, il legale di Guzman. Era stato lui a fargli notare l’ingresso dell’attore. Lo stesso Alejandro Edda, parlando con i giornalisti presenti, ha detto che l’incontro l’ha “intimorito”. Cercando di spiegarsi, l’attore ha aggiunto: “Sono venuto per studiarlo, per vedere un uomo che in un certo senso e’ un mito. Ma sono diventato nervoso, quando El Chapo mi ha visto e salutato”. Al termine dell’udienza, Edda ha incontrato anche la moglie del boss e i suoi
avvocati. “Guzman e’ triste, rinchiuso in un luogo sconosciuto, e neanche parla l’inglese. Ma da messicano dico che deve pagare per i suoi crimini: miglia di persone sono morte a causa dei suoi traffici di droga”, ha aggiunto (3).
Restiamo perplessi dal punto di vista “artistico” sul fatto che Alejandro Edda non abbia fatto questi incontri prima di interpretare il boss sulla pellicola… certo non era facile, ma il personaggio El Chapo non ci sembra uno che non si prestasse in merito: l’intervista dell’attore e regista Sean Penn sulla rivista Rolling Stones, grazie anche alla mediazione dell’attrice Kate del Castillo, è una pietra miliare dell’informazione del settore, una sorta di specchio su come e sul cosa oggi sia il fenomeno del “narcos” in Messico e in tutto il mondo (4).
Ma, a parte la nostra perplessità, sostenere che “lo spettacolo continua” è il minimo. Tutto il processo in corso è uno spettacolo. Grazie alla mitologia montata e montante che è stata alimentata da queste serie cinematografiche e, pur se territorialmente più definita ma per questo non meno importante, grazie anche alla mitologia in vita di tutto il fenomeno narco in Messico… un “Messico” che oggi si è molto più esteso e diramato oltre gli oceani che contornano il continente americano. Le cronache, anche locali italiane, delle scorribande delle diverse malavite (collegate col business dei traffici ai narco messicani), con metodi che se ancora non hanno eguagliato quelli dei loro paladini messicani è solo perché occorre “dargli tempo”, sono all’ordine di cronaca e della insicurezza della nostra quotidianità.
Dallo spettacolo dell’aula di Brooklyn allo spettacolo delle nostre strade e, mentre lo spettacolo di New York si diluisce in quello cinematografico confondendosi con tutte le varie forme di violenza che mediamo e accettiamo dallo scranno catodico, quello delle nostre strade entra a ‘mo di veleno nella nostra quotidianità. Un veleno che osservatori autorevoli come il giornalista Antonio Polito sul quotidiano Corriere della Sera di oggi (5) affrontano in modo molto marginale, pur se drammatico e realistico, quello del perché alcuni giovani stanno nuovamente facendo crescere i numeri delle vittime dell’eroina; e la difficile e insufficiente risposta che secondo il nostro giornalista – comunità di recupero – la società e il nostro sistema sanitario e di pregiudizi forniscono.
Fosse solo questo il veleno… veleno che magari non è solo questione di droga ma anche di incontri e scontri generazionali, nonché vuoti di prospettive future…. forse potrebbe essere meglio affrontato così come prospettato dall’editorialista del Corriere della Sera. La storia e la vita ci insegnano che le questioni vanno affrontate non solo per gli effetti deleteri che esse possono manifestare, ma vanno prese soprattutto alla radice. Che nel nostro caso è la disponibilità di sostanze pericolose, a fronte di un’alta domanda da parte dei consumatori, sul mercato clandestino, cioè fuori da ogni controllo sanitario e merceologico e nelle mani di chi ha come obiettivo solo il profitto spietato, anche se questo comporta vittime e morte. Aspetto marginale? Non ci sembra. E la proposta di legalizzazione affronta questo aspetto, a nostro avviso, in modo decisivo.
Intanto continuiamo a “goderci” i vari spettacoli. Sembra di essere su una sorta di Titanic.

1 – https://droghe.aduc.it/articolo/processo+narco+el+chapo+new+york+intanto+tutto_29093.php
2 – https://droghe.aduc.it/articolo/processo+el+chapo+new+york+narco+calamita+turisti_28905.php
3 – da una cronaca del quotidiano The New York Post riportata dall’agenzia AGI del 29/01/2019
4 – https://droghe.aduc.it/notizia/narcoguerra+attore+registra+sean+penn+ha_131988.php
5 – https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_29/figli-droga-genitori-lasciati-soli-sistema-che-non-funziona-4144b7ca-2402-11e9-990a-2cd94550e24b.shtml

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, consumatori, corriere della sera, genitori, giovani, mercato, merito, mondo, notizia, persone, processo, punto di vista, scontri, sean penn, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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