Le bandiere sono belle ma, in nome della infinita moltiplicazione che ne abbiamo fatta, abbiamo finito per dimenticare l’unica che appartiene davvero a tutti e che perciò dovrebbe rappresentarci, quella della nazione.

Dunque, la seguente riflessione sul modello di legge attualmente in discussione prende le mosse dalla premessa sopra riportata. In sintesi:
– sistema bipolare: si è detto a lungo, e da molte parti si sostiene ancora, che il sistema bipolare rappresenti un modello estraneo alla nostra cultura, usa a frazionarsi su tutto e quindi, a maggior ragione, anche sulle posizioni politiche. E il bipolarismo fasullo che sin qui abbiamo sperimentato, con i due poli pronti a spaccarsi dopo ogni tornata elettorale, appena caduto l’obbiettivo di raccogliere i voti, ha certamente contribuito a rafforzare, in modo negativo, tale convinzione. In realtà, ciò che nel frattempo, con la fine del Novecento e delle ideologie che lo hanno caratterizzato, è cambiato – ma che noi abbiamo preferito fingere di ignorare – è proprio l’approccio alla soluzione di problemi che, stante la globalizzazione, non sono più aggredibili con le formule della vecchia politica, quella dei particolarismi e dei piccoli feudi di appartenenza consociativa. Oggi, non è più il tempo della bandierine, ma quello della consapevolezza che, nella comune e globale necessità di affrontare con soluzioni praticabili e ragionevoli sfide nuove, la via dell’azione politica non passa più per rigidi schematismi ideologici ma per flessibili, veloci e rimodulabili metodi di analisi e di conseguente applicazione estremamente pragmatici. Questo non lascia spazio all’estenuante dissanguamento cui abbiamo assistito in questi anni, con partiti nati e moltiplicati come funghi nel complice habitat creato dalla palude parlamentare, in nome di presunte differenze di posizione che in realtà sono solo meccanismi congeniti di sopravvivenza, spacciati per modello culturale italiano, rispettoso del pluralismo democratico. In realtà, tra pluralismo ed egoismo il confine è sottile, ed in Italia lo abbiamo del tutto annullato, dunque sarebbe buona cosa ripristinarlo con chiarezza e semplicità in un sistema autenticamente bipolare.
– rappresentanza: dal punto precedente, discende la seconda considerazione. Stante il cambiamento che, ci piaccia o no, ha determinato la fine della politica novecentesca, la rappresentanza non è più spalmabile su un simbolo ma molto più pragmaticamente su un approccio, quello scelto da una parte politica per affrontare i problemi che abbiamo davanti. Potremmo fare un lungo elenco di piccoli, anzi piccolissimi, alfieri della rappresentanza che, con percentuali da prefisso telefonico, hanno fatto cadere governi e, peggio ancora, hanno impantanato l’azione politica in un estenuante ricatto basato solo sul do ut des, contribuendo in maniera determinante alla paralisi asfittica in cui il nostro paese è precipitato ormai da anni e di cui stiamo pagando tutte le carissime conseguenze. È dunque ora di uscire da questo equivoco, e riconoscere che si può sentirsi rappresentati non da un simbolo ma da un programma chiaro e condivisibile nei punti fondamentali. Le bandiere sono belle ma, in nome della infinita moltiplicazione che ne abbiamo fatta, abbiamo finito per dimenticare l’unica che appartiene davvero a tutti e che perciò dovrebbe rappresentarci, quella della nazione. Che muore per eccesso ed abuso di concetto di rappresentanza o, meglio, di particolarismi minuti ed interessati spacciati per tale. Chi ritiene di poter contribuire attivamente e con contenuti validi al dibattito politico, lo faccia senza nascondersi dietro l’alibi della propria bandierina, diversa da quella degli altri, e contribuisca alla costruzione di un programma convincente insieme a chi riconosce affine. La convergenza produttiva sulle soluzioni è l’unico modo per superare le divisioni pretestuose.
– preferenze: potremmo riportare una vasta rassegna stampa su tutti coloro che oggi piangono sul voto di preferenza e sono però gli stessi che fino a ieri lo avversavano, ma ve la risparmiamo, basta una veloce ricerca in Rete per documentarsi a sufficienza da ridere per i prossimi anni sulle inguaribili ipocrisie di tanti, troppi malati di pessima politica. Il punto importante è un altro: l’unico vero strumento per restituire agli elettori il potere di scelta è costituito dalle primarie, che permettono ai cittadini di scegliere i nomi di coloro che poi andranno nelle liste elettorali. Dunque: a tutti quelli, come Alfano, che belano sul voto di preferenza, si risponda con chiarezza di fare le primarie per la scelta dei parlamentari, punto. Il Pd le ha già fatte prima delle ultime elezioni politiche, e si è impegnato a proseguire su questa strada, il resto è solo polvere buttata negli occhi di elettori ingenui, ancora inclini a credere alla favoletta degli eroi che combattono sulla barricata democratica della preferenza. Ma a Matteo Renzi chiediamo più coraggio: caro Matteo, non perdere questa occasione, non sperare – come crediamo tu stia facendo – che l’esempio delle primarie del Pd costringa, in una sorta di meccanismo virtuoso, anche gli altri partiti a seguirlo. Questo è il momento per fare una battaglia fino in fondo, dunque inserisci nella proposta di legge elettorale l’obbligo di elezioni primarie per tutti, se davvero vuoi un sistema bipolare forte ed al passo con quello di democrazie più mature della nostra.

Non esprimo giudizio sulla legge elettorale, né sulle modalità del suo concepimento. Voglio solo sottolineare come, ad avviso di taluni, detto progetto di legge non risolve i punti critici recentemente sollevati dalla sentenza della corte costituzionale (premio di maggioranza/liste bloccate).
Per quanto possa valere una sentenza della corte costituzionale.
Che Napolitano sia persona di provata sensibilità e intelligenza non c’è dubbio, ma con la caduta del governo Berlusconi egli fu davanti a un bivio: o aiutare l’Italia a raddrizzare la spina dorsale, o credere di salvarla allineandola ai vari diktat europei e internazionali. Nel primo caso avrebbe dovuto apertamente operare, consenziente la cosiddetta società civile, per un golpe democratico che in quanto tale non sarebbe stato affatto un golpe ma un ripensamento radicale della nostra collocazione in Europa e nel Mediterraneo, con conseguente riscrittura quasi ab imis della Carta. Ma per questo difficile passaggio, a causa dell’età sua avanzata, della presenza di una mediocre classe politica, di una magistratura pescata non si sa come e di un ceto intellettuale abominevole, mancarono le energie morali e conoscitive, oltretutto in un popolo sfiancato da settanta anni di occupazione cattolica dello Stato e della società. Nell’altro caso Napolitano sancì il nostro obbligo all’obbedienza balenando lo zuccherino d’un orrendo futuro all’olandese come il migliore dei mondi possibili. Ora che lo zuccherino è diventato il ciuccio di Matteo Renzi se ne avverte il vero sapore, appiattito in uno squallido e vecchio americanismo, un’orgia di superficialità da talk show finalizzate al profitto presto e subito, valga per tutte l’oscena proposta di trasformare in alberghi, hotels, e imprese da circo gli immobili dismessi di Firenze, in nome del principio tutto americano per cui si abbatte e si ricostruisce come fossimo a Dallas o Cleveland, e ammesso e non concesso che l’indotto urbanistica permetta davvero di non accrescere la cementificazione d’un metro cubo. Ora Renzi non sarebbe scattato su come un pupazzo a molla se Napolitano tre anni fa avesse potuto seguire la prima possibilità. Invece non solo non lo fece, ma mostra di non capire ancora oggi a quale disastro sotterraneo è avviato il paese, perciò ritengo che 5 stelle faccia bene a chiederne le dimissioni. La storia italiana degli ultimi cinque anni occuperà sì montagne di libri, ma tra molti, molti decenni, nonostante si creda che l’attualità ci scodelli verità a getto continuo.
Sono daccordo Marzio, protagonisti non all’altezza e soluzioni che non apporteranno niente di concreto per la gente, su Napolitano pero’ non sono cosi daccordo, umanamente gli sono vicino, penso sia l’ultima cosa che ci rimane nell’illusione di una Italia che in realtà non esiste già piu, in fondo si è trovato la, ed è stato richiamato in servizio per la nullità della classe politica.
Non so, ma non mi sentirei di sparare su Napolitano, si puo’ criticare ovvio, ma è una persona di grande sensibilità.
Sì, Paolo, stiamo vivendo una fiction, e questo eccita e forma la maggioranza soddisfatta di veder realizzato il proprio terreno di coltura, attori mediocri per obiettivi più che mediocri e assolutamente personali. Anche il silenzio sul divorzio tra Fiat e Italia la dice lunga sullo smantellamento della nazione di cui resterà un ritaglio di carta. Siamo ben oltre il ritornello ” Francia o Spagna….”, e benissimo fa 5 stelle a chiedere il siluramento di Napolitano, il nuovo Cadorna.
Si, su questa ultima parte sono daccordo, ma sul fatto di attendere no, proprio perché si sono attese ere geologiche, ora ci vuole tempo per fare una legge che non sarà perfetta ma che sia buona, quella meritano gli italiani, non una dettata solo dalla fretta e col sospetto fortissimo che aiuti solo R&B. Del PD odierno ha dato una bella definizione Achille Occhetto che lo ha definito un agglomerato del peggio del vecchio PCI + il peggio della vecchia DC, su questo si deve riflettere.
Renzi da l’impressione di giocare a un quiz televisivo, lui che vinse una bella cifra per trovare frasi su un pannello, è una partita fatta di tattiche, ma manca la sensiblità, l’ascolto, la cultura della quale si parlava, e invece si gioca la sua partita con quell’aria di falsa modestia che deploro piu’ di tutto. Insomma, c’é qualcosa che non va, e davvero sono in tanti a pensarlo, non basta agire, essere giovani e veloci, non basta.
Abbiamo avuto un tempo enorme, per discutere una nuova legge elettorale, peccato che non si sia approdati neanche ad una bozza. E che una legge elettorale perfetta non esista,mondo lo dico io, lo dicono tutti, persino Sartori, dall’alto della sua empirea perfezione, lo ricorda ad ogni piè sospinto. Se esistesse una legge perfetta, sarebbe adottata da tutti, invece ogni paese ha la propria che è espressione del sistema che rappresenta.
La verità è che per troppi anni siamo stati indotti a pensare che la politica sia solo discussione e ci siamo dimenticati che la politica deve anche, e sopratutto decidere, e possibilmente farlo in tempo utile, non in ere geologiche che rendono poi già obsoleto ciò che alla fine abbiamo deciso perchè intanto il mondo è andato molto più avanti.
E non so cosa tu voglia, ancora una volta da me, ho scritto qui sopra cosa penso delle finalità di una legge elettorale, non mi strappo i capelli per gli sbarramenti men che meno per le preferenze. Si può fare politica anche fuori dal Parlamento, e ti porto un esempio significativo: il miglior contributi dato dai radicali alla vita democratica di questo paese, è arrivato quando erano forza extraparlamentare, mentre quando sono stati in Parlamento, avendo una percentuale di voto piccolissima, sono stati risucchiati dalla palude e non hanno inciso minimamente sulla vita politica. Quindi, se qualche partitino resta fuori, può ugualmente dare il proprio contributo, e magari farlo con una spinta più decisa che stando in Parlamento.
Poi Chiara, per favore, finiscila con la stoeriella che la perfetta legge elettorale non esiste, ne esistono di buone e di cattive, questa proposta da Renzi è pessima e antidemocratica, dovresti essere te a scandalizzarti, non io!
E’ quello che mi fa stra-incavolare, una leggiucola approvata alla va-vite, tagliata ad personam (Berluconi + Renzi) per vincere,mentre al solito a perdere saranno gli italiani. Mi aspetto da una persona intelligente e equidistante un pezzo indignato su questa legge di mmm___a, invece il tifo degli italiani per gli idoli sbagliati è cieco,senno’ non si capisce perché Berlusconi tenga ancora banco con una percentuale assurda dopo la sua mala politica.
Davvero in Italia, temo, vi meritate il destino triste che vi costruite, incapaci di rivolta, di raziocinio, di fantasia, capaci solo a negare l’evidenza.
Per fare una legge fatta bene, ci vuole un tempo enorme, altrimenti si fa una schifezza, mi aspetto una Chiara disgustata e critica.
almeno di non essermi bevuto il cervello, non ho ritrovato quanto da te virgolettato “La politica nasce dalla cultura”, semmai ho detto che una politica che non sia gestita da persone che non siano imbevute di cultura non produrrà niente di buono, che è altra cosa.
Inutile cercare di siegare il mio punto di vista.
Ma è evidente Chiara che pur io sono un cerebroleso, fortemente cerebroleso, altrimenti non starei qua.
E neanche il tuo concetto di politica è così aggiornato.
Riguardo a Sartori, quello che da anni, qualunque cosa accada, scrive lo stesso pezzo, è noto il suo assioma: qualunque proposta dissenta dalla mia è sbagliata a prescindere. Detto questo, e ripetuto che un sistema perfetto non esiste, tantomeno una legge elettorale, ognuno esprime la propria opinione liberamente, poi si cerca un punto di incontro. Saremo anche tutti cerebrolesi tranne te, ma avere un pò di sano pragmatismo aiuta.
Chiara, Croce è morto sessant’anni fa, adegua il tuo concetto di cultura che mi sembra alquanto libresco.
La vera ragione per cui Renzi ha fretta minacciando altrimenti la rovina dell’Italia è non dare tempo agli italiani di rendersi conto chi egli sia e chi siano i suoi. Perché quando l’ometto smania per non cadere nella vecchia politica, dimentica di essere un purissimo prodotto della vecchia politica. O come altrimenti giudicheremmo le modalità con cui entrò in politica come presidente della provincia fiorentina, scelto dagli azzeccagesù del donmilanismo? La sua furbizia sta nell’essersi infilato nell’interregno per cerebrolesi in cui ristagna in Italia ogni forma di intelligenza critica, e dire cerebrolesi è dir poco, meglio sarebbe parlare di pavidità civile e sociale collettiva. Quanto alla riforma elettorale sua e di Berlusconi si leggano le osservazioni sul Corriere di domenica scorsa da parte di uno che qualcosa ci capisce, Giovanni Sartori.
Caro Federico, delle tre proposte presentate da Renzi per la discussione con gli altri partiti sulla legge elettorale, io preferivo quella che prevedeva collegi uninominali, ma non mi strappo i capelli nè per gli sbarramenti nè per il voto di preferenza. Premesso che, come sappiamo bene, non esiste una legge elettorale perfetta ma, soprattutto, non è ad una legge elettorale che possiamo fingere di affidare il cambiamento di un intero sistema politico malmesso e fallito, penso, come ho scritto qui sopra, che si debba andare verso un bipolarismo autentico, e si possa anche serenamente dire che si può fare politica anche fuori dal Parlamento, se perdi le elezioni.
Paolo: guarda, io capisco benissimo, prima di tutto che proprio non ti è chiara la differenza che ti ho sottolineato. Tu scrivi “la politica nasce dalla cultura”, ma quando mai, la politica nasce dalla necessità di governare una comunità di persone, non è una fondazione culturale, ma uno strumento di autogoverno. Da dove poi tu possa ricavare che, quindi, negando io che la politica nasca dalla cultura e sia produttrice di cultura, auspico politici ignoranti, mi sfugge e neanche mi soffermo a pensarci, così come il tuo volo pindarico sull’Università: che sia da riformare è fuori di dubbio, ma che ci sia chi la lascia prima di finire gli studi perchè è un mondo corrotto fa proprio ridere. Chi lascia, lo fa perchè non vuole finire gli studi. Io li ho finiti e, come vedi, sono sopravvissuta. Te lo riscrivo ancora: la cultura è prodotto di intellettuali, studiosi, artisti. Compito della politica è di metterli in grado di svolgere il loro ruolo, non di sostituirsi ad essi.
Chiara se si voleva una svolta maggioritaria bisognava fare una vere legge maggioritaria: uninominale a turno unico come nel Regno Unito. A me questa sembra l’ennesima versione del porcellum con tutti i suoi trucchi e trucchetti all’italiana..non era meglio una legge maggioritaria chiara e semplice con 630 collegi in cui ognuno potesse scegliere davvero il proprio parlamentare? Da Renzi mi sarei aspettato un atto di coraggio di questo tipo, invece vedo una soluzione alla “Verdini”… Invece è da apprezzare il tentativo di abolire il Senato e di cambiare il titolo V.
Leggendo i commenti a questo pezzo di Chiara ,mi rendo conto che le argomentazioni “per partito preso” non accettino distrazione alcuna ,da parte di nessuno. Beh ,anche questo è cultura ,se vogliamo .Almeno ,uno spaccato della dimensione culturale nella quale siamo finiti. Dimensione nella quale lo sforzo di distruggere ( non adattare ) comunque regole e valori storici ma chiari e funzionali , in nome di una liberazione personale da vincoli e remore comportamentali , ha portato a distaccare pesantemente il significato dalla parola , annullando anche ogni senso di responsabilità individuale. Ogni legame con l’altro deve essere respinto ,quindi non si discute su argomenti reali o di problematiche espresse , ma si combatte con posizioni personalizzate .Naturalmente si presentano diritti di ogni genere ,disconoscendo quelli del mondo esterno a noi.Questa appare l’attuale cultura dilagante ( in nome della libertà ?) , e questa si rispecchia nell’attuale politica di tutela di interessi contrapposti , anziché di quelli più generali ( della polis ,da cui il termine ). E quindi la “democrazia ” affonda nella marea dei “rappresentanti” , che più sono più si avvicinano al popolo ( certo ,numericamente )…ma il senso delle cose appare perduto ! Ed anche quello della responsabilità personale …e del ridicolo ! In simili frangenti , scegliere può sembrare facile , ma non lo è . Al limite del possibile…
Bravo il tuo Renzi Chiara! Criticava Berlusconi che ricattava il governo, e ora forte per non si sa quale ragione (le primarie?!? Quelle interessano il suo partito, non tutto il parlamento né tanto meno gli elettori), con appena 1.800.000 voti ricatta il governo, o si vota il suo bastardellum, o si va a casa?!? Ma che ci andasse lui a casa! Te vuoi pure mettere le primarie per legge?!?
Vabbé, lasciamo proprio perdere, quanto al resto, l’università italiana non è mai soggetto da portare come esempio, per pochi che sono validi, altri sono entrati per mafie la dove sono, poco importa se siano degli asini o dei competenti, ho amici che alle soglie della laurea si sono arresi e han rinunciato persino a prenderla per come è mafioso quel sistema.
Per la cultura, non hai proprio capito cosa volevo dire, pertanto chiarissimo, politici senza spessore culturale & umano non offrono al Paese nessuna possibilità di recupero e crescita.
Ti ho chiesto quale a tuo avviso sia il destino della politica in tempi di esattezza. Invece di darmi il tuo parere, mi squinterni dei poveri accademici che ragionano di cultura facendo politica o fanno cultura ragionando di politica. Ma che dagli impiegati nell’università, o negli scanni parlamentari o nel Palazzo dei Marescialli, o in qualsiasi alta sfera supposta tale tu creda di ricavare certezze, testimonia la tua fondamentale onestà e ingenuità nel non vedere l’incurabile dell’Italia, anche se ami passare per una a cui è impossibile darla a bere.
Chiara, a me è chiarissima questa differenza, come pure ho la sensazione che non hai letto il mio messaggio (quello di cui mi accusi ogni volta) oppure non l’hai capito, o le due cose assieme. Vabbé, pazienza.
Oh, i giochi di parole, la tua specialità.
Mi dai di ignorante matricolata, dunque ti rispondo citando tre grandi calibri della cultura universitaria fiorentina che, guarda un pò, la pensano come me. E tu provi a rivoltare la frittata, dicendo mi che sono incoerente. E perchè mai?! Le tre persone citate sono certamente uomini di cultura che dibattono sulla politica nell’ambito delle loro rispettive competenze. Come ogni cittadino, peraltro, ha facoltà di fare. Ma questo non cambia una virgola di quanto ho scritto.
Non è compito della politica produrre cultura, il compito della politica è governare, anche attraverso la cultura, un paese. Che è cosa ben diversa.
Rifletti tu, su quanto scrivi, che è un perenne avvitamento e ribaltamento di concetti altrui. O forse credi davvero che il compito di una classe dirigente politica sia quello di fare cultura?!
Chiara, la tua risposta a Paolo conferma che hai bisogno di fermarti e riflettere.
Come Chiara, la politica non nasce dalla cultura e poi mi citi tre calibri dell’università fiorentina che davvero fanno tremare, solo a nominarli? Chiara, Chiara, hai perso anche l’intuito femminile per avvertire chi hai davanti. E come sempre facendo la vittima denigrata eviti il succo del mio discorso affatto denigratorio. Rispondi senza fuggire e divagare nello sciroppo delle responsabilità, delle consapevolezze, del pragmatismo e delle buone intenzioni che faranno il domani meglio dell’oggi: che spazio resta alla politica in tempi di esattezza?
Paolo, cosa non ti è chiaro nella differenza fra promuovere la cultura e fare cultura?! La politica si occupa,anche di cultura, principalmente attraverso la scuola e, in un paese come il nostro, anche della gestione di un immenso patrimonio artistico. Ma non fa cultura, quello spetta a scrittori, pittori, scultori, musicisti, filosofi, ecc.
“La politica non nasce con una intenzione culturale nè ha tra in suoi fini quello di costruire e diffondere cultura.”
questa frase Chiara, non so dove tu l’abbia trovata, ma in effetti , per l’Italia, si adatta bene. La politica nel resto del Mondo civilizzato parte proprio dalla cultura sin dalla piu’ tenera età, al punto che un gruppo di bambini tedeschi a 10 anni sanno già cantare a meraviglia, alcuni o molti suonano uno strumento, mentre invece un gruppo di bambini italiani non è mai stato a teatro (tranne 2 volte l’anno con la scuola se va bene…) e strimpella appena il flautino di legno!
Mi capita di collaborare con cori tedeschi o svizzeri non professionali che cantano in modo meraviglioso, e questo bella mia è politica! E’ la scelta dei politici di questi Paesi che ha permesso questo, mentre in Italia la cultura è umiliata, sperperata, rovinata, e questo sempre per le scelte dei politici, ignoranti e privi di conoscenze che sono stati imposti a capo di enti lirici, orchestre, gruppi, infestando tutto il sistema e rubando, oltre ad imporre i propri a destra e a manca, “portero’ i miei a Roma” docet…..
Non sono le primarie Chiara che risolleveranno le sorti dell’Italia, ma un azzeramento di questo sistema fallimentare e una rinascita dello spirito, proprio partendo dalla cultura, dalla musica, dalla pittura, dall’arte. Senza questo tessuto di base, la politica non puo’ produrre niente.
Aggiungo, poi, alla lista degli ignoranti tre personalità come i Professori Ciuffoletti, Baldacci e Fusaro, tutti titolari di cattedre importanti all’università di Firenze che, non più tardi di mercoledì scorso in un interessante dibattito hanno sostenuto gli stessi concetti che ho esposto nel mio pezzo, con un particolare richiamo alla necessità di una politica operativa, dello sfinimento del presunto dibattito culturale che ci ha paralizzati, della ridefinizione di concetto di rappresentanza e via dicendo. E mi scuserai se l’affinità della mia analisi personale con quella di persone che stimo molto e cui riconosco un alto profilo intellettuale, mi consola, e non poco, della tua sprezzante disistima,
Vedi Marzio, ad essere accusati di ignoranza da uno che, la maggior parte delle colte che scrive qualcosa, nom si riesce a descrittore, si potrebbe persino gioire. Ma poiché il tuo intento è solamente denigratorio, ti rispondo brevemente e senza perderci più tempo di tanto.
La politica non nasce con una intenzione culturale nè ha tra in suoi fini quello di costruire e diffondere cultura. La politica è lo strumento che abbiamo creato per gestire la vita di una comunità, e non può in alcun modo prescindere dall’analisi dei problemi, dalla individuazione di soluzioni a tali problemi e dalla loro applicazione. Quando lo fa, accade di ritrovarsi come ci troviamo oggi in Italia, dove ci sismo baloccati per decenni fra intellettuali organici, fondazioni, dibattiti, tavoli di discussione, che hanno prodotto il nulla ma ci hanno convinto tutti che la politica quello deve fare, mica essere operativa.
Riguardo alle primarie, so benissimo che attengono alla struttura interna dei partiti, infatti il Pd le ha nel proprio Statuto, quindi ti ringrazio per la lezioncina saputa che però non sposta di una virgola il problema che ho posto qui sopra, assieme ad un altro paio che, ti piaccia o no, meritano considerazione. Possiamo fingere fin che vuoi che il Novecento non sia finito e con esso una stagione intera, storica, politica, culturale. Io non lo farò, come non lo ho mai fatto.
” Ma a Matteo Renzi chiediamo più coraggio: caro Matteo, non perdere questa occasione, non sperare – come crediamo tu stia facendo – che l’esempio delle primarie del Pd costringa, in una sorta di meccanismo virtuoso, anche gli altri partiti a seguirlo. Questo è il momento per fare una battaglia fino in fondo, dunque inserisci nella proposta di legge elettorale l’obbligo di elezioni primarie per tutti “.
Chiara come sospettavo sei giunta a conclusione del tuo itinerario, la politica come intreccio inestricabile tra realtà e fantasia, in una sovrapposizione di conati ricchi di un’aggettivazione ormai teatrale che gode di sé e vede solo sé. Ed ora la politica spinta a imitazione di un CDA aziendale come tu affermi: ” la via dell’azione politica non passa più per rigidi schematismi ideologici ma per flessibili, veloci e rimodulabili metodi di analisi e di conseguente applicazione estremamente pragmatici “. Bello, sembra di leggere un testo di marketing aziendale. E scusa, per chi non è d’accordo con le analisi e le applicazioni pragmatiche cosa prevedi, un gulag dorato a Miami? Prima di scrivere queste cose, concediti un po’ di riposo, magari se scrivessi a penna con più fatica non saresti presa dalla foga di incollare parole dietro parole a cui ti illude la velocità del computer. La tua pretesa che una legge elettorale possa intervenire nella libera organizzazione dei partiti sancita dalla Costituzione, sfiora il grottesco e ti fa scivolare nel populismo più arrogante. Poi i tuoi discorsi sulla rappresentanza rivelano un’ignoranza giuridica dei problemi che ben ti ritagliano come seguace del tuo idolo. Eri liberale e sei già una commercialista, commercialista liberale s’intende. Credo che con la tua retorica sulla consapevolezza, la responsabilità e il fare purché sia, tu in realtà né mastichi poco di liberalismo. Considera solo questo: la tua ossessione di essere esatta ti porterà fatalmente a essere una becchina della politica, quindi una populista. Allora eccoti un consiglio: comincia a essere liberale almeno con te stessa, non t’esaltare e rileggi quello che scrivi.