Diciamolo subito, le primarie ai gazebo per eleggere il prossimo segretario del PD, rammentano la nota opinione del ragionier Fantozzi sul capolavoro cinematografico di Eisenstein. Con l’aggravante che far scegliere il capo di un partito dai passanti, non è esattamente un capolavoro politico. Già nel 2018 il tesseramento ha toccato il punto più basso nella storia dei democratici, meno di 300.000. E in effetti tra i seguaci di Renzi, in parecchi si aspettavano che dal palco della Leopolda, il “senatore semplice” lanciasse il nuovo partito, e probabilmente ci siamo andati parecchio vicino. Se non che, visto che il modello di riferimento sarebbe dovuto essere un partito “macronista” in salsa italiana, né di destra né di sinistra, né progressista né conservatore; sfortuna abbia voluto che proprio mentre l’uccellino stava per lanciarsi nel suo primo volo, è venuto a mancare in Francia proprio Macron. In picchiata libera nei consensi interni, e che adesso con i trattati bilaterali di Aquisgrana, ulteriormente inviso anche agli italiani e agli altri europei nemmeno interpellati prima del novello patto d’acciaio con la Merkel. Ma svisceriamoli questi dati sulla militanza interna, di uno degli ultimi partiti comunque, a non essere diventati puro contorno ai comitati elettorali di questo o quel capo-popolo, o capo di azienda che sia. -2009: 820.607 -2013: 539.354 -2017: 449.852 Se consideriamo che la consultazione degli iscritti che sta terminando mentre scriviamo, si dovrebbe attestare intorno ai 200.000 votanti effettivi, appare abbastanza chiaro che il nuovo segretario, avrà da faticare e non poco per rilanciare il partito. “Vieni e aiutaci a cambiare il PD” è uno slogan con un senso, vedremo nei prossimi mesi quale sarà la nuova rotta, ormai irrinunciabile, per ricostruire assieme al principale partito, tutta la coalizione di centro-sinistra. Già, perché non è detto che il 2019 sia soltanto anno di europee e di amministrative… Zingaretti che ha vinto anche in Toscana, è già sopra il 50% dei voti, riuscendo così a realizzare l’auspicio di Minniti che ritirandosi dalla competizione intendeva favorire la vittoria chiara di uno dei candidati e poi dal giorno successivo invitava tutti al lavoro per rilanciare il Partito Democratico. Per l’ex ministro dell’Interno, ci sarà sicuramente modo di rendersi ancora utile in futuro, ieri tra l’altro intervistato da “La Repubblica” ha dichiarato il suo endorsement proprio per il presidente della Regione Lazio. Martina ottiene comunque un risultato dignitoso intorno al 32-33% e infine Giachetti (in ticket con la Ascani) che dovrebbe attestarsi sul 12-13%. Vedremo il 3 di marzo se quel milione di italiani auspicato torneranno ai gazebo per scegliere il segretario del PD. Sarebbe indubbiamente una scommessa che darebbe nuova linfa e speranza un po’ a tutto il campo progressista, ma dovremmo utilizzare in futuro questo metodo per occasioni un po’ più importanti per la vita pubblica e meglio centrate. Tipo la scelta del prossimo candidato dell’attuale opposizione alla Presidenza del Consiglio. Che potrebbe ritornare ad essere proprio espressione del PD, prima di quanto ci si possa aspettare.
Alessandro Silvestri

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