
Colpisce – e non poco – la tempestività con cui il Governo è intervenuto sulle accise dei carburanti, riducendo il prezzo della benzina di oltre venti centesimi proprio alla vigilia del referendum sulla giustizia. Una coincidenza che definire curiosa è forse riduttivo. Sia chiaro: noi consumatori non possiamo che accogliere con favore qualsiasi alleggerimento dei costi, soprattutto in un momento in cui arrivare a fine mese è sempre più difficile. Un taglio al prezzo dei carburanti in questo contesto appare davvero come manna dal cielo. E infatti pochi si fermano a fare domande. Eppure una domanda sorge spontanea: perché non intervenire prima? Perché non farlo quando l’ennesima crisi internazionale – innescata da decisioni discutibili e giustificate da motivazioni sempre più fragili – ha fatto impennare i prezzi dell’energia? Ancora una volta tensioni geopolitiche lontane si sono tradotte in rincari immediati per cittadini e imprese, mentre la risposta interna si è fatta attendere. Nel frattempo come da copione i mercati reagiscono con prontezza: petrolio e carburanti aumentano nel giro di poche ore trascinando con sé anche i prezzi alla pompa di carburante. Il Governo da parte sua assicura un intervento a tutela degli italiani. Intervento che però non arriva subito ma – guarda caso – proprio alla vigilia di una consultazione elettorale. Tempismo perfetto, verrebbe da dire. O forse semplicemente calcolo politico. Non sappiamo se le cose siano andate esattamente così. Ma come ricordava Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Ed è difficile non vedere in questa sequenza una certa familiarità con pratiche del passato, quando il consenso si cercava anche attraverso gesti concreti e immediati.
Da qui il titolo volutamente malizioso: ieri si regalavano scarpe, oggi si abbassa il prezzo della benzina. Cambiano i tempi ma certe dinamiche sembrano restare sorprendentemente attuali.
Angelo Santoro

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