C’è un candidato che da mille punti di vista potrebbe mettere tutti d’accordo: e sarebbe, cosa di non poco conto, uno straordinario Presidente: EMMA BONINO.

1) Il profilo istituzionale. La Bonino è stata per anni parlamentare, ministro e vice presidente del Senato e ha svolto tutti questi ruoli con riconoscimenti unanimi. Conosce i meccanismi parlamentari benissimo e li ha fatti rispettare. Sarebbe un ottimo garante della Carta costituzionale. Pur essendo favorevole ad un diverso sistema istituzionale, sul modello presidenzialista americano, la Bonino ha sempre fatto battaglie in difesa di questa Costituzione, criticando, anche in modo deciso, ogni atteggiamento (anche da parte di alcuni presidenti) che non fosse in sintonia con la Carta.
2) Il ruolo internazionale. Bonino è stata commissaria europeo negli anni ’90, con gradimenti mai visti, ottenendo risultati tangibili, con un’azione costante e qualificante. Nei primi anni 2000 ha fatto la scelta di vivere gran parte del suo tempo al Cairo, cercando di conoscere e capire il mondo arabo. E’ stata artefice di numerose iniziative che l’hanno messa in contatto con le massime personalità internazionali. Dall’abolizione della pena di morte all’istituzione del tribunale internazionale sui crimini contro l’umanità alla lotta all’infibulazione e, in generale, per l’emancipazione delle donne, soprattutto nei Paesi più sottosviluppati (e ne cito solo alcune). Conosce molto bene più lingue.
3) La sua storia politica. La Bonino ha fatto politica, quella alta e nobile, da sempre, rifiutando semplificazioni e facili rendite di potere. Le sua battaglie Radicali sono state sempre alla luce del sole: tutte le scelte, anche le più scomode, erano e sono lì, valutabili da tutti, le si condivida o no. La Bonino ha contribuito a far progredire questo Paese, e oggi lo riconoscono anche molti dei suoi avversari politici.
4) E’ donna di parte ma non di fazione. A nominarla commissario europeo nel ’94 fu il governo Berlusconi, a chiamarla come ministro nel suo governo, anni più tardi, fu Prodi. Non è personalità facilmente collocabile in uno schieramento, anzi il suo partito è più spesso stato fuori dagli schieramenti (e oggi anche dal Parlamento).
5) E’ una garantista ma anche strenuo difensore della legalità. Le battaglie per la giustizia giusta non sono certo di oggi: dalle critiche al mal funzionamento del sistema processuale e le storture di alcuni settori della magistratura, e non solo (dal caso Tortora in poi), fino alle denunce sulla situazione scandalosa delle carceri. Per la Bonino non ci sono tesi precostituite: non si usa la magistratura a fini politici, non si attacca la magistratura a fini politici.
6) La Bonino è la scelta che vorrebbe la maggioranza degli italiani. Di questi tempi è difficile non tenerne conto. Non c’è un sondaggio, dico uno, di quelli continuamente effettuati in questi giorni, sia “scientifici” che non, di ogni istituto, di ogni organo di informazione, che non la veda in testa, nettamente, su tutti. Se votassero gli italiani, insomma, non ci sarebbe partita.
7) Ma votano in 1007 e, finora, hanno seguito altre logiche. Il nome di Bonino non lo ha mai menzionato nessuno fra i protagonisti principali, a parte qualche singolo esponente (e in 10-15 l’hanno pure votata nei primi due scrutini). Eppure, se avessero un sussulto, se mostrassero una visione un po’ più alta di quella che da anni dimostrano, i Berlusconi e i Bersani, ma anche i neofiti delle aule parlamentari, avrebbero a portata di mano un’ottima scelta. Ne uscirebbero benissimo, senza farsi troppo male. Insomma la Bonino potrebbe essere la carte “segreta”, il coniglio dal cilindro che nessuno si aspetta più. Bersani l’ha pure avuta come alleato e collega ministro, Berlusconi l’ha nominata in Europa sottolineandone i meriti e sa che non si tratta di una pericolosa comunista, amica dei magistrati “comunisti”, Monti ha lavorato insieme in Europa per anni creando con lei un rapporto straordinario. E Grillo potrebbe votare un politico di lungo corso (d’altronde ha proposto Rodotà, che non è proprio alle prime armi, ed è fra i dieci indicati dal suo popolo del web) ma che ha fatto prima di lui molte battaglie che lui conduce oggi. Sarebbe un’anti casta perfetta, senza avere alcun tratto populista. Insomma, popolare ma non populista.
I MA…
Ma, sidice, è troppo laica, ha fatto troppe battaglie scomodo ecc. Bene, qui non si tratta di condividere le scelte Radicali di Emma, ma la sua azione e il suo profilo.
I no di Oltretevere. Obiezione scontata, una così alla Chiesa di Roma non andrà mai giù. Scontata ma non è detto che sia vera, o almeno non del tutto. Qualcuno forse non se n’è accorto ma la vera scelta “rivoluzionaria” e coraggiosa, ad oggi, l’hanno compiuta in Vaticano. E pensate che dopo aver eletto Papa Francesco avrebbero paura per la Presidenza di Emma? Sanno benissimo che tutte le battaglie della Bonino non condizionerebbero in alcun modo il suo operato e il rispetto di ogni credo e delle istituzioni che lo rappresentano sarebbe fuori discussione. E poi, via, vi rendete conto di che cappero di innovazione sarebbe la coppia di fatto EMMA-FRANCESCO…
Ma… c’è quella foto. E’ ricomparsa in questi giorni e, non escludo che qualcuno la potrebbe sparare a tutta pagina se necessario. Anni ’70, Bonino che pratica un aborto per denunciare il fenomeno dell’aborto clandestino e del cosiddetto fenomeno delle “mammane”. Quell’immagine urta la suscettibilità di molti, compresa la mia. Mi dà fastidio, trovo discutibile che anche allora la si fosse usata come strumento politico. L’aborto è, comunque lo si voglia vedere, un dramma umano, personale, profondo. Ma quella foto non va, come si usa dire, decontestualizzata. La Bonino era a favore della legalizzazione dell’aborto così come del divorzio, così come, anni dopo, delle sostanze psicotrope, della stessa morte dolce. Il che non vuol dire essere PER. Io sono a favore della legge sull’aborto ma contro l’aborto (come mia scelta personale). Io sono per legalizzare le cosiddette droghe leggere e per prevedere una diffusione controllata di quelle pesanti a certi soggetti ma non ho mai, dico mai, fatto uso di alcunché (neanche un banalissimo spinello, vi meraviglierete, perché a me il fumo disturba). Insomma anche qualora la si voglia considerare una colpa – ma non uno scheletro nell’armadio – bisogna aver ben chiaro di quale “colpa” si parli. Altri hanno scheletri nell’armadio, certo non Emma. Con questo stesso metro di giudizio si potrebbe osservate che il presidente Napolitano, del quale io ho profonda stima e che reputo uno dei migliori se non il migliore della nostra Repubblica (insieme a Ciampi, Saragat e Einaudi, direi), è stato a lungo personaggio di spicco del partito comunista, approvando gli interventi repressivi dell’Unione Sovietica in Ungheria e non stracciandosi le vesti neppure per quello in Cecoslovacchia (se non ricordo male, ma potrei). Ma la sua evoluzione successiva lo ha portato ad esser la figura di spicco dell’ala riformista (migliorista dicevano i suoi avversari nel Pci in senso dispregiativo), uomo delle istituzioni, ottimo capo di Stato (e credo che il centrodestra si sai pure pentito di non aver contribuito, sette anni fa, alla sua elezione).

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