Stiamo aspettando con apprensione, speranza e fiducia le decisioni dell’Europa sul recovery fund. Si parla di 500 miliardi, ma anche di 1000; per l’Italia forse 100-200 miliardi ???
Non entro assolutamente sul dibattito “a fondo perduto (doni) o prestiti a basso interesse” perché avendo partecipato da partner a più di 25 progetti europei, dal 1983 in poi, di solito nel settore ICT, mi ricordo bene che ognuno di questi era diverso dall’altro dal punto di vista delle quote di intervento dei finanziatori (Europa, aziende, sovvenzioni locali, …). Quasi tutti questi progetti erano a sovvenzione europea parziale; gli unici «a fondo perduto», se ricordo bene, sono quelli di «ricerca scientifica a tema libero» (una minima parte, ahimé!). Penso che questo sia giusto: se si partecipa con una quota vuol dire che ci si mette la faccia, la reputazione.
Invece entro direttamente su altro: il come gestire gli investimenti. 100 miliardi sono molti. Bisogna assolutamente che siano gestiti MOLTO bene affinché rappresentino un volano di innovazione strutturale che ci permetta di non vergognarci di fronte a figli e nipoti, nostri e dei partner europei, che ci chiederanno i conti.
In Italia raramente si sono chiesti i conti del denaro speso. Un esempio storico, quasi preistorico, è legato alla cassa del mezzogiorno. Aneddoti o esempi? Mille. Risultato: il sud Italia è nella stessa situazione. Al contrario, in Europa usa molto il contrario: chiedere i conti.
Le condizioni per il progresso sono tre: innovazione, innovazione, innovazione.
L’innovazione si fa su progetto.
Storicamente, le condizioni di successo dei progetti sono pure tre: collaborazione, competizione e controllo di gestione dei lavori.
La collaborazione serve per distribuire responsabilità e rischi. Ogni partner risponde non solo ai finanziatori (es: l’Europa) ma anche agli altri partner, perché se il progetto fallisce, tutti rispondono. La competizione serve a selezionare: Darwin insegna che senza competizione non c’è adattamento, miglioramento, sopravvivenza (si può chiamare sostenibilità alla fine dei finanziamenti). Ovviamente non c’è competizione se c’è conflitto di interessi: chi valuta deve essere assolutamente, inderogabilmente imparziale. Condizione fondamentale, non solo importante, cruciale! Lo stesso vale per il controllo di gestione: chi controlla non deve avere interessi condivisi. Un modo per semplificare il controllo di gestione è mettere l’obbligo di benchmark (punti di verifica) nel progetto prima che venga approvato per facilitare la verifica esatta del successo (o insuccesso) dei lavori. Tutte banali osservazioni di project management, ma è meglio metterle in chiaro prima.
Finalmente: guai se si erogassero fondi senza queste condizioni: chi riceve non deve essere lasciato libero di fare quel che crede ma deve essere costretto a rispettare le regole che lui/lei stesso/a ha proposto in fase progettuale. Un progetto innovativo non è una questione politica, è una questione tecnica: ha successo (serve ad innovare) oppure no.
Ben venga se la UE gestirà i miliardi del recovery fund esattamente come ha gestito i (pochi) fondi dei progetti di Ricerca e Sviluppo, non come ha gestito i fondi strutturali. Esempio : molti di questi fondi (ad esempio nel sud Italia, ma anche altrove) non sono stati neppure utilizzati perché nessuno voleva assumere la responsabilità di dare rendiconto delle spese. E’ ben noto.
Ha ragione Enrico Letta che dice che per la prima volta nella storia l’Europa offrirà fondi per coloro che ne hanno bisogno, non in base al peso politico degli Stati o delle Regioni. Dunque: per la prima volta saremo costretti (finalmente!) a dimostrare il bisogno e se e come il progetto risponde progressivamente al bisogno. Finalmente si entra nel contenuto, e si esige la verifica!
Questa volta non possiamo più sbagliare, regalare all’amico dell’amico, fare come se non ci fossero controlli. Si tratta dell’ultima occasione per innovare davvero il nostro Paese: lasciamo che siano le regole internazionali di gestione di progetto a prevalere, non le solite beghe o pastette ed i soliti favori «politici» che distruggono l’ultima speranza di futuro per i figli ed i nipoti dei cittadini europei, tutti: quelli che danno e quelli che ricevono.
Stefano A. Cerri

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