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Due preferenze … e il voto non è segreto!

In passato si è molto parlato di voto di scambio, pacchetti, e controllo del voto. Purtroppo è calato il silenzio su questo aspetto. Ma sarebbe meglio parlarne, e parecchio, perchè il voto con preferenze si presta agevolmente alla non segretezza. Una semplice dimostrazione lo illustra.

di Ivan Beltramba | 24 Maggio 2020

Lo scorso 26 gennaio in due Regioni si è votato per il Presidente della Giunta ed il Consiglio Regionale. Prossimamente si voterà in altre Regioni e per molti Comuni.

Purtroppo, una malattia fatale per la libertà e soprattutto la segretezza del voto si annida nella legge elettorale: le preferenze.

Infatti in queste elezioni si potevano esprimere fino a due preferenze. Con la cosiddetta alternanza di genere (le preferenze non possono essere per due uomini o due donne).

Con una banale applicazione di calcolo combinatorio vediamo se è garantita la segretezza del voto, utilizzando le “disposizioni semplici senza ripetizioni”, la cui formula generale è n!/(n-k)!

L’operatore fattoriale “!” indica che un numero è moltiplicato per tutti i numeri che lo precedono:

       per esempio 5! = 5*4*3*2*1 = 120;

Prendiamo ora ad esempio l’Emilia-Romagna con la circoscrizione provinciale Bologna dove si eleggono 11 consiglieri.

n corrisponde quindi a 11 (numero di candidati di una lista).

Il numero k indica invece che verranno presi di volta in volta 2 numeri diversi (nomi) dagli 11 a formare una coppia.

Supponiamo per semplicità che tutti gli elettori indichino due preferenze (considerando anche i casi di solo una il numero finale va aumentato di 11).

11!/(11-2)! = 11!/9! = 11*10 = 110. Aggiungiamo le preferenze singole ed abbiamo 121

Con due preferenze e con le ripetizioni dovute alla casualità di scrittura dell’ordine dei candidati sulla scheda abbiamo quindi 121 diverse combinazioni per ogni singola lista che avesse schierato 11 candidati.

Per semplicità supponiamo anche che la presenza dell’alternanza di genere dimezzi le possibilità di diverse combinazioni, restano pur sempre 61 modi di diversi di riempire la scheda, contando anche la scheda SENZA preferenze.

Se poi includiamo nel calcolo la possibilità di alternare l’ordine di nome e cognome o di scrivere solo il cognome del candidato (nome+cognome, cognome+nome, cognome) le possibilità di combinazioni differenti si moltiplicano per 9. Quindi 549 diverse varianti.

È evidente che un partito/candidato che abbia intenzione di controllare il voto in cambio di favori non dovrà sforzarsi nemmeno tanto, visto che i seggi raramente superano i 700 elettori, e ancora meno votanti.

Se poi aggiungiamo la possibilità del voto disgiunto, moltiplichiamo per il numero dei diversi candidati a presidente, nel caso dell’Emilia-Romagna 7, ed otteniamo 3843 diverse varianti.

Prendiamo in esame allora il caso della Circoscrizione piccola, perché le altre occupano evidentemente una posizione intermedia: Rimini.

Si eleggono 4 Consiglieri e con le medesime condizioni al contorno abbiamo:

4!/(4-2)! = 4!/2! = 4*3 = 12 diverse combinazioni.

Con le eventuali preferenze singole aggiungiamo 4 ed arriviamo a 16 diverse combinazioni. Dimezzando abbiamo 8 differenti varianti.

Però anche qui dobbiamo moltiplicare per 9 per le diverse varianti di scrittura ed arriviamo così a ben 72 possibili combinazioni, 73 con la scheda senza preferenze. Quindi qualsiasi partito che in un seggio non superi il 15% può controllare il voto.

Se poi aggiungiamo la possibilità del voto disgiunto, moltiplichiamo per il numero dei diversi candidati a presidente, nel caso dell’Emilia-Romagna 7, ed otteniamo 511 diverse varianti.

Quindi un qualsiasi partito riesce a controllare il voto con due preferenze perfino nelle Circoscrizioni piccole.

Spingiamoci allora alla preferenza singola (che forse è più logica: un elettore/trice vota per 1 persona, ricorda molto 1 vale 1…) che per qualche tempo vigeva alla Camera ed alle Amministrative:

Circoscrizione con 11 candidati: 12 varianti (34 con le combinazioni su nome-cognome) sono controllabili, quindi virtualmente solo partiti piccoli.

Se poi aggiungiamo la possibilità del voto disgiunto, moltiplichiamo per il numero dei diversi candidati a presidente, nel caso dell’Emilia-Romagna 7, ed otteniamo 238 diverse varianti. Un partito che non superi il 30% dei voti di quel seggio può controllare il voto.

Versione con una preferenza nella circoscrizione con 4 candidati: 4 voti (eventualmente 13 con le varianti e la scheda senza preferenza) sono controllabili, quindi partitini piccoli piccoli.

Aggiungiamo la possibilità del voto disgiunto, moltiplichiamo per il numero dei diversi candidati a presidente, 7, ed otteniamo 91 diverse varianti.

Quindi partiti che restano sotto il 15% possono controllare il voto.

Il voto per una lista bloccata, che in Europa è la regola (strano vero?), eviterebbe qualsiasi rischio (soprattutto quello di manomissione delle schede prive di preferenze…) ed agevolerebbe enormemente il lavoro di scrutinio, che per decisioni incomprensibili dei Governi comincia dopo le 23.00 e termina (se fatto a norma di legge spogliando una per una le schede e leggendo ad alta voce le preferenze e supponendo di non fare errori) dopo almeno 5 ore per ogni elezione con preferenze. Con liste bloccate o con collegio uninominale in 1 ora si farebbe… A poco giova che i rappresentanti di lista stiano confinati in banchetti in fondo alla sala come scolaretti inquieti: chiunque voglia controllare il voto può anche stare sulla soglia a guardare ed ascoltare, dato che in ossequio al T.U. 361 del 1957 lo scrutinio è pubblico. Per fortuna.

Volendo continuare ad usare il voto disgiunto (come per il sindaco) la soluzione più semplice è adottare DUE schede, così anche lo scrutinio si accelera.

Strano che nessun costituzionalista/politologo di alto blasone e comprovata esperienza, per non parlare di giornalisti sempre attenti alle chiavette usb provenienti da qualche ufficio giudiziario, si sia spinto a fare una verifica di questi numeri, aridi forse, ma estremamente istruttivi. Per chi li vuole leggere.

Per quanto riguarda l’eventualità di elettori che fotografano il proprio voto per mostrare la foto al referente politico (l’ultima “moda” del controllo del voto), la soluzione è anche qui semplicissima: le cabine elettorali, poste ad alcuni metri dal tavolo del Presidente e degli scrutatori, dovrebbero essere sì opache sui lati, ma con la parete rivolta verso il Presidente trasparente nella parte oltre 1,3 m da terra. In tal caso sarebbe impossibile ai presenti vedere per chi sia espresso il voto, ma sarebbe subito visibile l’uso di un telefono/fotocamera per immortalarlo.

Si potrebbe infine adottare una gestione del procedimento elettorale molto economica che acceleri anche lo scrutinio ma al tempo stesso aumenti le possibilità di votare per chi non può o non vuole andarci la domenica. Ma su questo mi riservo un altro contributo.

Ivan Beltramba

Pubblicato in : EditorialeTag: bologna, elezioni, europa, lavoro, legge elettorale, rimini, soluzione, uninominale

Info Ivan Beltramba

Ingegnere Civile esperto di Trasporto Pubblico, lavora dal 1999 nella Pubblica Amministrazione. Dal 1990 al 2016 ha fatto il presidente di seggio per tutte le elezioni e referenda.

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