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Presidente Miscuso

L’informazione italiana celebra le ennesime scuse del presidente Miscuso alle 11 vittime, atleti israeliani impegnati nelle Olimpiadi monacensi ’72, trucidati dai palestinesi di Settembre Nero. Di Giuseppe Mele

di Giuseppe Mele | 12 Settembre 2022

Il socialdemocratico Steinmeier, come un mezzadro di pietra in corveè, si esercita davanti allo specchio a direscusa. Da presidente della Bundesrepublik (Repubblica federale tedesca), gli tocca, anche se è nato 11 anni dopo la sconfitta del suo paese i cui leader, i nazisti, vennero già giudicati in apposito e speciale tribunale. Quel giudizio, che seguiva a quello contro il Kaiser, non fu a quanto pare sufficiente, anzi ha dato vita ad un filone giurisprudenziale che ha condotto ai processi ebraici ed alla Corte penale internazionale, fondata nel 2002. Così il presidente Miscuso va in giro per l’Europa, ovunque i nazisti, le SS, ma anche i semplici soldati tedeschi hanno lasciato traccia di sé, a chiedere scusa.

Miscuso non fa una piega, non tocca al suo partito, in  continuo calo di voti, ma ora al potere in coalizione, di rispondere alle richieste. Poi sa che il suo calvario è conseguente alla concessa riunificazione del suo paese, così si adatta. Talvolta sospira e sogna, come un film ha documentato, che la Germania si sciolga in un Grosse Kanton, entrando a far parte della neutrale Svizzera, buttandosi dietro le spalle alleanze militari, doveri internazionali, prese di posizione coatte. Le scuse reiterate verso paesi che sono stati finanziati a pioggia per decenni possono infatti apparire assurde. Come se la Francia avesse dovuto passare tutto l’Ottocento a chiedere scusa per le tante invasioni napoleoniche perpetrate ed il Vaticano tutto il Seicento a inchinarsi per la guerra dei Trent’anni; mentre gli americani non potrebbero smettere di angustiarsi e torcersi le mani di fronte al Vietnam fino al 2048. Per non parlare delle sempiterne scuse europee per gli africani.

Ora l’informazione italiana celebra le ennesime scuse del presidente Miscuso alle 11 vittime, atleti israeliani impegnati nelle Olimpiadi monacensi ’72, trucidati dai palestinesi di Settembre Nero. Si è scusato per i fallimenti della polizia tedesca, per la disattenzione e indifferenza della società, per l’antisemitismo retiterato in ben due olimpiadi di seguito, dopo quelle del ’36 della  Riefenstahl. A contorno del piatto forte, le news italiane hanno elaborato la strana teoria che la Shoah sia nata con le leggi razziali italiane ed hanno carrellato sui protagonisti della saga antisemita. Con incredibile velocità, dato che i fatti sotto giudizio, del ’72 e del ’38, risalgono a 60 e 84 anni fa. La notizia, però, era tutta un’altra ed era relativa all’accordo di risarcimento ai parenti delle vittime, difesi addirittura da un ex ministro tedesco. Il loro risarcimento, al secondo tentativo, è stato valutato in 2,5 milioni a testa per atleta ucciso, per un valore totale di  € 28 milioni accolto dal governo tedesco. Pagheranno anche Baviera e Monaco; non sembra che ai palestinesi sia stato chiesto nulla.

Nella commemorazione dell’invasione tedesca della Polonia, anche il presidente Duda a Varsavia non aveva mancato di rivendicare ben $ 900 miliardi di risarcimento per i danni subiti 80 anni fa durante la II Guerra Mondiale. Qui, su 5 milioni di morti polacchi, la valutazione è a 180mila per capita; poi la questione della divisione del quantum tra i diversi risarcendi per i 2 milioni di polacchi ed i 3 milioni di ebrei polacchi, verrà sicuramente escussa da altro tribunale apposito. Ogni volta alla Germania, e non solo, viene chiesto, dopo le scuse, anche un tangibile ricorso alla borsa. La lotta all’antisemitismo e la rivendicazione delle non discriminazioni è un mercato dai prezzi precisi tenuti su dal sistematico battage mediatico della memoria. Ed il pagamento è la migliore dimostrazione di una colpa infinita, tra poco ultrasecolare, che determina anche la minorità politica della Germania, e con essa, dell’Europa. L’esito della guerra civile europea  deve pesare sui suoi popoli per sempre. Per questo per una guerra ai suoi confini, decisa da altri, uno dei vincitori pretende che l’Europa muoia di freddo mentre l’altro vincitore strepita per l’autodistruzione dell’economia europea.

E l’Europa si scusa con entrambi. 

Giuseppe Mele

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, borsa, danni, francia, germania, governo, guerra mondiale, la germania, mercato, nato, nazisti, notizia, polizia, repubblica, soldati, valutazione

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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