Non è un tizio qualunque, ma uno che dopo una discreta carriera politica e parlamentare in varie formazioni della sinistra, ora è approdato alle funzioni di sottosegretario alle attività produttive. Oggi s’impegna a spiegarci perché sia un bene che nella pubblica amministrazione vengano assunte a tempo indeterminato tre o quattrocentomila persone senza concorso.
Il primo buon motivo sarebbe che in questo modo si determina una rovesciamento della tendenza indotta dalla legge Biagi, la quale invece (curiosamente ma il sottosegretario non lo sa) non è applicabile alla pubblica amministrazione; anzi diciamo pure che l’esistenza delle precarizzanti collaborazioni coordinate e continuative, anche nella pubblica amministrazione, sono il prodotto dell’azione allora intrapresa dal ministro Treu nel gabinetto D’Alema.
Il secondo motivo sarebbe che un’amministrazione dello stato di qualità non dovrebbe basarsi sul lavoro precario e quindi, invece di rimuovere le cause del precariato ed analizzare le responsabilità di coloro che all’interno dell’amministrazione precari non sono, si promuovono i precari.
Ma c’è di più – afferma il Gianni – in favore dell’auspicato ed ormai deciso superamento del precariato: siccome, per quanto riguarda questa categoria di lavoratori, si tratta di persone che da anni mandano avanti gli uffici, la loro stabilizzazione non solo sarebbe giusta, ma indispensabile. Non fa una grinza, ma allora ci si aspetterebbe anche che i non precari, incapaci di mandare avanti l’amministrazione, se ne andassero tutti, o quasi, a casa.
E invece no; ed è qui che subentra il colpo di genio: di fronte al problema fondamentale di far funzionare la pubblica amministrazione, la riduzione degli organici gonfiati non è il problema principale, che invece risiede altrove, quasi sempre – come ci dice il sottosegretario – in una cattiva organizzazione del lavoro; nell’attesa che il Gianni un giorno ci dica anche come debba essere organizzato questo benedetto lavoro, non ci resta che consolarci con un bel prodotto italiano, questo sì serio, che ha portato sulla vetta del mondo un’azienda toscana di sette dipendenti ed il Brunello che essa produce.
Silla Cellino

E’ desolante avere continuamento conferma dell’incultura e disinformazione dei nostri politi e la grandissima demagogia, quando non è ideologia, nel compiere atti come le sanatorie nel pubblico impiego senza un minimo di accertamento di capacità dei singoli. Naturalmente ciò non significa che il precariato, oltre una certa soglia in termini numerici e durata nel tempo, sia una buona pratica.
Ma non è morale per chi sta fuori anche dal precariato.
marcello
La pubblica amministrazione è un mastodonte con sette vite.
Io sono Orfano di Guerra e quindi mi ricordo la famosa Legge 336(che non ho utulizzato), nata per sfoltire gli organici degli enti pubblici – Stato compreso.
Poi ricordo l’avventiziato che durava anni annorum, prima di entrare in ruolo,
Poi mi ricordo il blocco delle assunzioni del 1972 (Andreotti.Malagodi),
Poi mi ricordo le varie Stammati,
Poi mi ricordo il riordino delle carriere della 312/81??, la 387… il decreto 29…,
poi mi ricordo…..
ogni volta si parlava di riduzione di personale ecc. con la conseguenza che oggi…..in Calabria…. abbiamo più forestali che in Canadà. Pensate i Italia.
Il mio comune nel 1975 aveva 13 dipendenti. Non era ovviamente informatizzato. Oggi con lo slogan meno Stato più mercato ne ha oltre 100, con l’ultimo ritrovati informatico e internet, posta elettronica, ecc. a disposizione (oltre a tutti i giochetti …) ed è un comune del nord!
L’amara considerazione quindi che faccio è: Il politicante è rimasto l’unico imprenditore che…. non perde la clientela!
A furia di razzolare male mi sa che faremo tutti un bel ….ruzzolone!