Per questa volta mi autociterò, rispolverando un articolo scritto mesi fa eppure…molto up to date, cioè in linea con i tempi…e che tempi…
Tempi da un sesto di italiani super-poveri, di amministrazioni incontrollate ed incontrollabili, dove si spreca tutto, soldi, cervelli, tempo.
Si intitolava…
del Governo non più ladro come una volta (o del disgusto cronico non diagnosticato )
Io , socialista reale, perché viva e attiva, da molto tempo, (riducibile agli ultimi 15 anni) mi diverto a solleticare la reazione degli uomini e delle donne comuni parlando di politica per strada. Sono persone adulte di solito a basso reddito, o prive di esso, pensionati, studenti fuori corso, tassisti, madri affannate con la spesa in macchina, insomma, la maggioranza di noi. Una volta mi si rispondevano con una buona dose di qualunquismo pacato, tipo governo ladro, oppure si rivelavano per quello che effettivamente erano, destri, sinistri o cattolici convinti. Ma ora qualcosa è scattato dentro di loro (noi) e le risposte si concentrano tutte non sulle idee o ideologie della politica, ma denunciano l’antipatia profonda, una specie di odio malcelato contro tutta la classe politica nel senso delle persone che la praticano, non contro le istituzioni che essere rappresentano. Il governo non è più ladro, ma lo sono di certo il suo Capo ed i Ministri che lo compongono, tanto per capirci. E, questo rancore, questo schifo collettivo, questo insulto immediato, popolare, radicato a Palermo come a Bolzano, nessuno lo placa, nessuno lo cura. Come se nessuno lo conoscesse, o non ne avesse avuto mai il sentore, come se nessun giornalista, nessun dirigente di partito, nessun amministratore dello Stato parlasse o avesse mai parlato con un controllore ferroviario, o con la signora seduta di fronte, con il commerciante di turno, con un genitore all’uscita della scuola, di politica. Di questa ovvia, manifesta e cronicizzata ripugnanza, non solo nessuno se ne preoccupa ma addirittura nessuno se ne occupa, non facendone cenno mai in un Paese in cui si discute di politica persino facendo la coda dal dottore, dove le preoccupazioni dovrebbero essere ben altre. Le star del giornalismo televisivo si contendono a turno quelle facce che ormai ( è chiaro) la maggioranza degli italiani (noi) vorrebbero vedere fuori dalla sale del potere, i giornali ( non più letti, se non dai pensionati al bar o dai manager nelle loro Iacuzzi di buon ora) glissano elegantemente su questa tragedia nazionale, quella della rivolta ad personam, pubblicando negli spazi dedicati ai lettori solo gli interventi criticamente costruttivi e cestinando quelle migliaia di lettere che, per loro natura oscene, la legge impedisce di esibire pubblicamente. Ma neppure ci dicono i giornali, quante di queste lettere censurate siano regolarmente cestinate. La protesta verbale, l’insulto scritto ( anche velato) contro un simbolo del potere forte non fanno forse audience? I programmi spazzatura dove invece di offende la cognata o l’ amante del coniuge invece si? Se l’invettiva è rivolta dal basso ad un Onorevole non la si permette, se la stessa è tra cantanti o tra parimenti “morti di fama” allora fa share?
Mentre mi domando dove sia il limite delle acque sicure entro le quali nuotare senza rischi di querele salatissime per aver espresso una mia discutibile ma pur sempre personale opinione sull’operato della classe politica che mi comanda, che gestisce la mia vita e la dirige verso una rotta a me estranea, i politici sì che possono tranquillamente darsi dell’imbecille o del corrotto o del finocchio davanti a tutti, protetti reciprocamente dalle loro immunità, dal loro status e dal privilegio dei loro stipendi, atti a pagarsi gli avvocati in caso di bisogna o, in casi estremi, piazzandoli direttamente in Parlamento, in modo da passare la parcella al Popolo italiano, senza ricevuta fiscale.
Elena Ronconi

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