
Dal 1992, l’Italia ha vissuto una massiccia stagione di dismissioni, nel settore pubblico (privatizzazioni di Stato) su cui sono volate interpretazioni e narrazioni le più svariate. Quello che, però, non è stato mai evidenziato è stata la fuga del capitalismo nostrano che, in vari modi, era esploso dal 1945 portando l’Italia dal quarto al primo mondo industriale. La vendita di numerosi marchi storici a gruppi è stata sempre nascosta impegnati come siamo a begucce locali in cui ci accapigliamo. Nel periodo 1992-2007 sono stati pagati circa 160 miliardi di dollari di asset industriali passati sotto il controllo di gruppi stranieri. Non si può far crescere un Paese senza una valida forza riformista nel campo politico e in quello sindacale come non si può pensare di crescere senza un capitalismo nostrano che, viste le assurde condizioni in cui si era cacciato dopo il 1992, ha fiutato l’aria perché ha capito che qui non si poteva più fare impresa per produrre.
Ecco un elenco delle principali aziende vendute da privati spesso da famiglie storiche e passate sotto controllo estero dal 1992 in poi. Mi scuserà il lettore se qualcuna me ne è sfuggita!
In tanti hanno scritto e parlato, ma spesso sparlato dell’acquisto a prezzi scontatissimi delle aziende statali italiane negli anni ’90. Nessuno, invece, ha guardato l’altra faccia della medaglia dove c’era il Gotha del capitalismo italiano che, dallo scoppiar di tangentopoli in avanti hanno deciso di vendere e, spesso, andare via dall’Italia. Eccone un non completo elenco:
Acciaierie Lucchini, Acetum, Acqua di Parma, Algida, Ansaldo Breda, Antica gelateria del Corso, A R Alimentari, Atala bici, Avio aero, Belfe, Benelli, Bertolli, Biondi Santi Brunello di Montalcino, Birra Peroni, Bottega Veneta, Brioni moda maschile, Buccellati, Buitoni, Bulgari, Cademartori, Casanova La Ripintura Chianti, Fiorucci, Cifa acciaio, Cirio, Coccinelle, Coin, Conbipel, Cova Pasticceria, Comau, De Rica, De Tomaso, Dietor, Dietorelle, Dodo Gioielleria, Ducati, Duferco un ampio numero di società controllate, Ironet Ltd Romania, Office, Ipacer SA, Edison, Editrice giochi, Pucci, Energie, Eridania, Eskigel, Fastweb, Fattoria Scaldasole, Fedrigoni, Fendi, Ferriera Valsider, Fiat, Galbani, Galatine Gelati Motta, Gancia, Ferrè, Inter. LLC, Versace, Grom, Gucci, Hey Dude, Ichnusa. Indesit, Inter, Invernizzi, Isole e Olena, Ita ex Alitalia, Italcementi, Italgel, Italia Marittima, Italia Navigazione, Italo, Krizia, La Perla, La Rinascente, Lamborghini, Lanificio Cerruti, Locatelli, Loquendo, Loro Piana, Lumberjack, Magneti Marelli, Mandarina Duck, Martini & Rossi, Marzotto, Merloni, Mila Schon, Miss Sixty, Nastro Azzurro, Omnitel, Parmalat, Passoni & Villa, Pastificio Garofalo, Pernigotti, Perugina, Pernigotti, Piaggio Aerospace, Pininfarina, Pirelli, Plasmon, Poltrona Frau, Pomellato, Pomì, Rete Tim, Richard Ginori, Rigamonti Salumificio, Rottapharm, Ruffino 1877, Safilo, Saila, Saiwa, Saline Margherita Savoia, Saline Sant’Antioco, SALOV, San Pellegrino, Sasib Ferroviaria, Saras Garrone, Sasso, Sergio Rossi, Sergio Tacchini, Sperlari, Splendid, Star, Stock, Trametal, Valentino, Valle degli Orti, Versace, Wind, Bermuda, World Duty Free, Zanussi.
Nel frattempo gli italioti ed i loro degni rappresentanti continuano a litigare come i capponi di memoria manzoniana che non si accorgono di essere finiti arrosto.
Raffaele Romano

Il mondo di allora cambiò.
Ad Est si favorì la deregolamentazione selvaggia e…ecco il capitalismo straccione italiano andare ad investire ad Est e non solo.
Gli anni 90 segnarono l’inizio del totalitarismo liberale. Ovvero il più antidemocratico perché fondato sullo sfruttamento delle menti e dei corpi e allo stesso tempo sull’illusione e il desiderio effimero.
I mali e i conflitti in Europa nascono lì.
Ma ci sono ancora i Draghi e i Prodi che pontificano. Anziché chiedere scusa e uscire di scena per sempre.