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Popolo degli anziani giovani. Una ricchezza, non un peso

di Fabrizio Binacchi | 21 Gennaio 2013

Sarebbero almeno due milioni e mezzo i 61-75enni definibili anziani attivi che possiamo sottrarre ai giardinetti e che potrebbero diventare operatori civici, collaboratori sociali, assistenti di molti generi.

anziani031Se si guardano bene le cifre aggiornate a qualche giorno fa l’esercito degli italiani veramente attivi, nel senso che lavorano e producono, è in realtà un po’ meno di un esercito. Il vero esercito, che impressiona l’Europa e il mondo Occidentale, è quello formato dalla somma dei battaglioni, sempre più nutriti, dei giovani disoccupati, dei giovani in cerca di lavoro e dei giovani non occupati e non  studenti (che sono male peggiore) e dei cosiddetti anziani, che non sono assolutamente anziani ma solo pensionati magari in piena vitale energia, non ancora sessantenni. Anche un bambino, non finlandese,  capisce che se si comincia a lavorare dopo i 30 anni e altri escono dal lavoro a 57, diventa complicato, se non impossibile, sostenere ogni sistema previdenziale e assistenziale. Quindi è normale e salutare prevedere forme di proseguimento del lavoro anche oltre i 66 anni, nelle mansioni consone, come dovrebbe essere normale avere delle formule perché un giovane a 25 anni sia già un operativo, attivo, lavorante-lavoratore, impiegato che produce reddito per sé e per la società. Se un sistema socio politico non aggiusta leggi e regole, scelte e comportamenti, per avere questo come obiettivo minimo è meglio che passi ad altri la palla e la guida. Perché è la base, Lo capisce anche un bambino, non danese. Per questo fanno un po’sorridere tutti quelli che in queste giornate di cosiddetta intensa campagna elettorale lanciano slogan un po’ ritriti e proclamano presunte verità nel più completo disinteresse di quel popolo che sa bene quali sono i famosi “termini reali” del problema: che non c’è abbastanza lavoro, e che non c’è idea di crescita. Le idee sui tagli possono lanciarle tutti, e diventano anche presupposti di consenso popolare quando non rischiano di diventare piattaforma populistica, ma  le idee di crescita sono di pochi. Ad esempio, a proposito di popolazione attiva perché non prendere sul serio proposte, fatte qua e là, sul reimpiego utile degli anziani giovani. Sarebbero almeno due milioni e mezzo i 61-75enni definibili anziani attivi che possiamo sottrarre ai giardinetti e che potrebbero diventare operatori civici, collaboratori sociali, assistenti di molti generi. Pensiamo alle biblioteche che non hanno più un euro, o alle scuole che potrebbero integrare ruoli di compresenza e assistenza, con  nuove figure di volontariato, pensiamo al campo sociale e sanitario, al campo della tutela dei diritti e della coesione territoriale, pensiamo all’inclusione sociale e al mondo del recupero. Qui non c’è nemmeno un problema di ricerca del comparto più bisognoso, sono tutti bisognosi. E come individuato da alcune ricerche si possono innescare anche processi di  tutela economica e produttiva. Il popolo degli “anziani giovani” non è un peso ma una ricchezza vera di un Paese a patto che si apra la mente verso pieghe inesplorate e si applichino provvedimenti che a volte ci sembrano banali ed invece possono cambiare traiettorie. Basterebbe vedere, e a volte copiare bene, quel che fanno in Finlandia o in Olanda, in Danimarca o in alcuni Land tedeschi dove i cosiddetti pensionati diventano operatori pienamente reimpiegati, socialmente utili. E dove anche i bambini, già citati, lo capiscono.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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