
(fonte ISPI/Viacheslav Ratynskyi/File Photo)
Si è sfiorata la crisi tra Polonia e Ucraina sulla questione del grano. Ma dopo aver annunciato di non voler più fornire armi a Kiev, ufficialmente per concentrarsi “sull’ammodernamento delle proprie forze armate”, Varsavia smorza i toni e annuncia un’intesa per discutere “questioni comuni nel reciproco interesse”. La tempesta, almeno per ora, potrebbe essere scongiurata. Varsavia è stata finora tra i più convinti sostenitori europei dell’Ucraina nonché uno dei suoi principali fornitori di armi. Inoltre, gran parte delle armi che gli alleati inviano a Kiev per sostenerne lo sforzo bellico passano per il territorio polacco per poi attraversare il confine ucraino. La Polonia ha accolto e ospita tuttora anche un milione di rifugiati ucraini, che beneficiano di aiuti pubblici. Pertanto, lo scontro è risultato – agli occhi di molti – ancor più sorprendente: tutto si è consumato al culmine di un crescendo di tensioni non direttamente legate al conflitto quanto alle sue ricadute. In particolare, alla decisione di Polonia, Slovacchia e Ungheria di proclamare un embargo sulle importazioni di grano ucraino, in seguito alla decisione dell’Unione Europea di sospendere le restrizioni imposte finora per proteggere gli agricoltori locali. Una decisione che aveva fatto infuriare Kiev e il presidente Volodymyr Zelensky, che parlando all’Assemblea generale dell’Onu si era scagliato contro “alcune nazioni che hanno finto solidarietà” con l’Ucraina.

Il fronte del grano?
La questione del grano che minaccia di avvelenare le relazioni tra Ucraina, Polonia ed altri paesi dell’Est Europa è direttamente riconducibile al conflitto: l’invasione russa del 24 febbraio 2022 ha infatti comportato la chiusura dei principali porti sul Mar Nero e con essi delle rotte marittime utilizzate per l’export di beni alimentari. Prima della guerra, Russia e Ucraina da sole soddisfacevano con la loro produzione i 2/3 della richiesta mondiale di cereali. Per prevenire il rischio di una crisi alimentaria globale, Mosca ha sottoscritto un accordo – mediato dall’Onu – che consentiva le esportazioni attraverso il Mar Nero, da cui si è unilateralmente ritirata a luglio. Una circostanza che ha determinato la necessità di modificare la rotta dell’export di beni alimentari, trasformando i paesi europei confinanti con l’Ucraina in una via di transito vitale per i prodotti ucraini. Con l’obiettivo di proteggere gli agricoltori di quei paesi, che lamentavano che le importazioni di grano dall’Ucraina avevano causato un crollo dei prezzi sui mercati locali, la Commissione Europea aveva deciso a maggio di imporre delle restrizioni ad hoc per Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. La misura prevedeva che i prodotti ucraini potessero continuare a transitare attraverso i cinque paesi ma che ne fosse vietata la vendita sui rispettivi mercati. La scorsa settimana, Bruxelles ha annunciato la fine delle restrizioni sostenendo che “le distorsioni del mercato nei cinque Stati membri confinanti con l’Ucraina sono scomparse”. Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno immediatamente dichiarato che non si sarebbero conformate, mentre l’Ucraina ha presentato una denuncia all’Organizzazione mondiale del commercio.
Tensioni politiche in vista del voto?
La tensione tra Kiev e Varsavia però non è circoscritta solo all’ambito commerciale. Ieri il presidente polacco Andrzej Duda ha paragonato il paese devastato dalla guerra a una persona che sta annegando che si aggrappa al suo soccorritore mettendo in pericolo la sua vita. “Una persona che sta annegando è estremamente pericolosa, si aggrappa a qualsiasi cosa ed è capace di trascinare negli abissi anche il suo soccorritore”, ha detto Duda ai giornalisti polacchi a New York, aggiungendo: “Abbiamo il diritto di difenderci dai danni che ci vengono arrecati”. La retorica nazionalista del partito al potere Diritto e Giustizia (PiS) è aumentata anche in vista delle elezioni parlamentari del prossimo 15 ottobre. Il partito di destra di Jarosław Kaczyński, un tempo solido alleato di Kiev, ha visto erodere il suo sostegno in particolare tra gli elettori rurali che temono la svalutazione dei prezzi del mercato agricolo e si sentono delusi da Varsavia. Per questo il PiS si è lanciato in una campagna di protezionismo agricolo impegnandosi a salvaguardare la sovranità alimentare polacca. Janusz Kowalski, viceministro dell’Agricoltura polacco, si è spinto oltre dichiarando al Financial Times che l’Ucraina dovrebbe considerare “il quadro completo” ed essere più consapevole della crescente stanchezza nei confronti dei rifugiati in Polonia, la cui presenza ha contribuito ad aumentare il sostegno al partito di estrema destra Konfederacja, unico partito dichiaratamente contrario al sostegno all’Ucraina, che accusa il governo di essere troppo generoso nel sostegno economico agli ucraini che si sono stabiliti in Polonia. Secondo i sondaggi il partito si attesta intorno al 10% e potrebbe diventare essenziale per garantire al PiS una nuova maggioranza di governo.
In cerca di soluzioni?
L’esito delle elezioni polacche è considerato fondamentale per il futuro dell’UE e per l’esito della guerra in Ucraina. Così oggi, nel tentativo di stemperare i toni, i due governi hanno annunciato che si i rispettivi esponenti si incontreranno per colloqui. “Nei prossimi giorni si svolgeranno i negoziati, durante i quali verranno discusse le questioni preparate da entrambe le parti” fa sapere in una nota il ministro ucraino dell’agricoltura Mykola Solsky dopo una conversazione telefonica con il suo omologo polacco Robert Telus. I ministri hanno concordato di trovare una soluzione che “tenga conto degli interessi di entrambi i paesi” e confermato “rapporti stretti e costruttivi” tra le parti. Anche con la Slovacchia sarebbero in corso negoziati per istituire un sistema di licenze finalizzato al commercio di quattro prodotti ucraini. In cambio, Kiev – riferisce Reuters – avrebbe accettato di archiviare la denuncia presentata contro Bratislava presso il Wto. È il segnale atteso che lascia presagire il superamento di una impasse che oltre a mettere in imbarazzo Bruxelles, manda un segnale di eclatante disunità tra i 27 e lascia presagire gravi crepe nella solidarietà occidentale all’Ucraina. Un rischio che né Bruxelles, né tantomeno Varsavia o Kiev possono permettersi di correre.
Il commento
di Matteo Villa, Senior Research fellow ISPI
“La continua giravolta di dichiarazioni e prese di posizione di Varsavia dimostra quanto possa rendere spregiudicati l’approssimarsi di un’elezione importante. Quello che è stato l’alleato più grande e solido di Kiev, persino più oltranzista di tanti altri Paesi (“armiamo il più possibile l’Ucraina” e “non accetteremo gas da Mosca anche se volesse vendercelo” erano i refrain dell’anno scorso) adesso non solo vacilla, ma addirittura attacca il governo Zelensky. Visto da Kiev, pare un indizio che il tempo dell’unità europea a sostegno dell’Ucraina invasa è svanito, e che non è più così lontano il momento del “‘liberi tutti’”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

Piacerebbe che la Polonia litigasse con l’Ucraina. Ma non è così. Con l’Ucraina e il grano l’accordo ci sarà.
Il Problema della Polonia è la cosiddetta Russia e non Kyiv. I criminali vorrebbero premere sul confine polacco con l’arma degli extracomunitari asiatici.
La Storia e l’esperienza ha chiarito chi sono i veri nemici dei polacchi anche prima della Confederazione di Bar del 1768 costituita dalla nobiltà polacco lituana.
Per cui, prima di fare i logorroici e raccontare i propri desiderata, l’istituto dovrebbe ripassare la Storia anche perché la confederazione lituano polacca fin dalle origini era parte della vera Rus cioè la Rus Kiviana e ne divenne l’erede dopo il dissolvimento del regno di Kyiv nel il 1250 circa.
Memore di tanti smembramento subiti, E mancate alleanze con i Cosacchi, oggi i polacchi non romperanno l’alleanza con l’Ucraina nemmeno per il grano.
Per cui fate poce ciance: il vostro desiderata resterà tate. Mettetevi l’anima in pace.
Slava ukraini!