C’è una notizia che i giornali italiani hanno pubblicato e, subito dopo, occultato. Ed è una notizia, invece, che avrebbe meritato di essere discussa e approfondita, se non altro per evidenti analogie della situazione italiana con quella di un Paese, la Francia, che anche troppo spesso viene preso ad esempio dai nostri esterofili a senso unico.
La notizia è che l’ex presidente della repubblica francese, Jacques Chirac, è stato rinviato a giudizio per presunti appalti truccati al Comune di Parigi. Chirac era stato incriminato il 21 novembre 2007 per sottrazione di denaro pubblico e abuso di poteri in relazione all’assunzione fittizia di alcuni collaboratori da parte del Comune quando lui era sindaco della capitale, tra il 1983 e il 1995. Dal 1995 al 2007 ha potuto usufruire dell’immunità presidenziale.
E questo è il punto che balza subito agli occhi: contrariamente a quanto affermano i duri e puri del giustizialismo nostrano, SOSPENDERE i giudizi per le massime cariche dello Stato si può e FUNZIONA.
Chirac, dopo aver governato nel rispetto della volontà popolare che nelle democrazie è il PRIMO bene da salvaguardare, ora, da cittadino dovrà vedersela con i giudici.
Sarebbe stata la via maestra anche in Italia ed è quanto prevedeva il lodo Alfano dichiarato incostituzionale da un intervento politico e a gamba tesa della Consulta.
E come sempre, quando la politica si esprime per vie contorte, quello che ora ci attende è un aggravamento dei problemi che si intendevano risolvere.
La dimostrazione viene proprio dall’incontro tra Berlusconi e Fini da cui è scaturita la decisione di percorrere la via dei “processi brevi”: che consentirebbe a Berlusconi di uscire indenne da un paio di giudizi, e dovrebbe permettere di affermare che il tutto avviene non “ad personam” ma per assecondare l’interesse generale ai processi rapidi.
Premesso che occorre attendere di vedere in quale testo legislativo si realizzerà questa volontà politica, non ci vuol molto a capire che il sistema giustizia ne uscirà ulteriormente scombussolato.
In primo luogo perché, scelta la via della legge e non del decreto, è facile prevedere quali e quanti emendamenti sia destinato a subire qualsiasi testo base.
In secondo luogo perché è facile prevedere che i processi brevi, in realtà, si trasfomeranno nell’occasione per allungare ancora di più i tempi.
La prospettiva di dover concludere i tre gradi di giudizio in sei anni spingerà molti difensori, nell’incertezza del verdetto, a cercare di oltrepassare con ogni cavillo quel termine. E lo stesso faranno quei pubblici ministeri che sono soliti suonare la grancassa all’inizio di ogni inchiesta e poi si trovano in difficoltà a fornire prove adeguate.
Nei Paesi seri, i problemi si affrontano senza sotterfugi, parlando chiaramente ai cittadini. E, soprattutto, senza reciproche invasioni di campo tra politica e magistratura.
P.

Iannone ha capito tutto : e il commento di Cariglia ,e che il truce Berlusca ,così pieno di avvocati al contorno ,non vuole farsi processare . Sorvola però su di un particolare di poco conto : la presidenza del Consiglio dei Ministri .Eppure anche il truce Berlusca lo ha detto subito ,scimmiottando la scimmiottata Francia : salvaguardiamo le più alte cariche istituzionali . Facciamo lavorare ,cioè ,chi è stato incaricato dagli elettori (per evitare il termine “popolo”) di sistemare i molti problemi del Paese.
A lo Iannone però questo non interessa ,preferendo la politica spettacolo ( anche i processi sono spettacolo ,oggi ) e il movimentismo della “gioiosa macchina da guerra”: de gustibus…
Più che Berlusconi in galera, vorrebbero andare al governo senza i voti con le sentenze di certi giudici amici. E’ un film già visto e non funzionerà mai. Anche se Berlusconi dovesse cadere gli italiani direbbero ancora no alla nuova “gioiosa macchina da guerra”.
Caro Iannone,
la prospettiva di vedere “in galera” Berlusconi non scalda i cuori a tutti gli Italiani. Nemmeno a quelli che non sono con Berlusconi, come la maggior parte dei collaboratori di Pensalibero.
Ma forse lei la vuole mettere su un piano più alto, cioè l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e quindi l’esigenza suprema di fare valere la pretesa punitiva dello Stato di fronte ai reati. Mettiamola pure così. In questo caso, secondo me, c’è un valore superiore da fare valere: ed è il rispetto della volontà popolare che si è espressa con il voto. Poi, concluso il mandato ricevuto dagli elettori, Berlusconi (o chiunque altro si trovi nelle sue condizioni) sia giudicato. Come accade in Francia a Chirac, appunto.
Tutti i tentativi e le leggi personali sono dovuti ad un fatto solo, che Berlusconi non si vuole fare processare. Qualsiasi altro cittadino comune al suo posto forse sarebbe già nelle patrie galere mentre il Cavaliere facendo eleggere i suoi avvocati in Parlamento sfugge alla legge ( uguale per tutti!). Se si fosse fatto processare non ci sarebbe stato illodo Alfano e nemmeno la sentenza della Corte Costituzionale